Autonomous driving: il punto sulla mobilità del futuro

Dai romanzi fantascientifici alle nostre strade, la storia dei veicoli a guida autonoma è solo agli inizi: arriverà il momento in cui rimpiazzeranno definitivamente le attuali tecnologie su strada?

È recente la notizia che lega il gruppo FCA all’americana Waymo in maniera esclusiva, con quest’ultima già partner del gruppo automobilistico dal 2016 ed impegnata nello sviluppo e sperimentazione di veicoli commerciali leggeri (classe 1-3) per il trasporto merci; una prima integrazione della tecnologia Waymo Driver si avrà nella versione americana del Fiat Ducato, ma la stessa azienda già vanta il lancio del primo servizio commerciale di robotaxi senza conducente.

Livelli diversi per esperienze diverse

Correva l’anno 2014 quando la SAE International, ente di normazione nel campo dell’industria automobilistica, ha pubblicato un nuovo standard valido a livello internazionale nel quale definiva sei diversi livelli per la guida autonoma. Il criterio? L’impegno del guidatore in termini di interventi sul veicolo durante il viaggio più che le effettive capacità di cui è dotato il mezzo. Si parte dunque con il livello 0, logicamente la situazione in cui il guidatore non è aiutato da alcun supporto elettronico, per passare poi al primo e secondo livello, in cui rispettivamente si ha una certa assistenza alla guida sottoforma di alert acustici e visivi o, nel secondo caso, una prima automazione parziale. Passando quindi per gradi sempre più elevati di automazione, si arriva al quinto ed ultimo livello in cui si può parlare a tutti gli effetti di completa automazione. Come in ogni situazione in cui le nuove tecnologie sono protagoniste sicuramente si possono riscontrare dei vantaggi, come la riduzione di incidenti, un migliore scorrimento del traffico e minori emissioni, a fronte però di problemi legati alla privacy e alla responsabilità legale in caso di sinistro, senza dimenticare l’ingente quantità di posti di lavoro nel campo di servizio taxi e trasporti che andranno persi.

Zoox x Amazon

In un’epoca in cui ogni secondo può far la differenza, anche in termini di migliaia di euro per quanto riguarda le società, ecco che i veicoli a guida autonoma possono rappresentare una risposta vincente (non sempre a prezzi accessibili ai tanti) per le aziende che decidono di puntarvi: come non poteva, ancora una volta, essere protagonista Amazon? Risale infatti allo scorso giugno l’investimento da oltre un miliardo di dollari nella startup di veicoli autonomi Zoox, mossa che potrebbe aiutare la società nell’abbattimento dei costi di consegna e rappresentare un ulteriore passo avanti per il colosso dell’e-commerce. In particolare, secondo gli analisti di Morgan Stanley, la cifra risparmiata da Amazon potrebbe essere nell’ambito dei miliardi di dollari, per l’esattezza 20, con quest’ultima che già l’anno scorso si era mossa in una direzione simile con l’investimento in Aurora Innovation, sempre startup di guida autonoma gestita dagli ex responsabili dei progetti Google (nella guida senza conducente) e dal team Tesla Autopilot.

Progetti ambiziosi: questione di se o di quando?

Chi si ricorda degli ingombranti autobus presenti ad EXPO 2015 o più generalmente, delle miriadi di navette che affollano aeroporti e stazioni quotidianamente? E’ in questo contesto che prende vita il ‘Progetto 3F’ di Bosch, finanziato con 4,3 milioni di euro provenienti dal Ministero per gli affari economici tedesco e che vede la già citata società capofila del consorzio insieme a StreetScooter, Ra Consulting e Finepower e che ha come obiettivo la costruzione e sviluppo di shuttle senza conducente. Questi in particolare non saranno destinati al solo trasporto umano, bensì potranno essere utilizzati anche per le miriadi di container e merci presenti nelle società di logistica, nonché per gli spostamenti su strada di questi. Come non citare poi, in questo campo, Tesla: sarà forse la casa americana a dettare (ancora una volta) le regole dei giochi? Finora infatti sul mercato sono disponibili autoveicoli a guida autonoma fino al livello 2 della scala SAE e Tesla utilizza su ogni veicolo il meccanismo di automazione basato su Autopilot che dispone di 8 telecamere, 12 sensori ad ultrasuoni e un radar frontale anche se l’obiettivo è, entro fine anno, sviluppare un’auto a guida completamente autonoma (livello 5 SAE) in cui quindi il conducente sarà considerato alla stregua di un ‘passeggero’. Ritornando quindi alla domanda iniziale, questa sarà una questione di se o di quando?

Gianluca Sormani

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