Dall’Impero Romano agli Stati Uniti passando per la Cina: le superpotenze economiche nella storia.

Un viaggio virtuale nel tempo lungo migliaia di anni, per capire quanto le civiltà nel corso dei secoli siano state economicamente forti.

Gli storici e gli archeologi, per poter affermare con un certo livello di certezza quali sono state le maggiori superpotenze economiche nella Storia dell’uomo hanno bisogno di osservare soprattutto la quantità di moneta circolante, la vivacità del commercio e il numero di strutture ed infrastrutture che erano state costruite nelle civiltà prese ad esame.

L’età antica

Caso emblematico fu l’antica Roma, che ha vissuto il suo periodo di massimo splendore, in termini di ricchezza, intorno al 100 D.C., nel periodo imperiale, quando quella che era diventata la potenza egemone del Mediterraneo arrivò a valere fra il 25 ed il 30% della produzione economica globale.

L’economia dell’impero latino era fondata soprattutto sull’agricoltura, nella quale era impiegato fra il 30 ed il 40% della popolazione. Per questo, nel corso della storia romana furono introdotte diverse tecnologie per facilitare ed ottimizzare il lavoro nei campi. Il commercio, durante l’impero, fiorì, anche grazie alla creazione di un primo sistema finanziario. In antichità, infatti, uno dei maggiori problemi e rischi era quello di viaggiare con grandi quantità di monete in metalli preziosi. Per tale ragione nell’antica Roma furono introdotte forme di credito, con la possibilità di avere documenti che davano diritto di riscossione solo al titolare.

La dinastia Song dominò sulla Cina dal 960 D.C. quando, a seguito di un periodo di sanguinosi conflitti interni, salì al potere l’imperatore Song Taizu. Il nuovo regno fece attraversare alla Cina una fase di grande innovazione e sviluppo, arrivando ad un livello di produttività, secondo alcuni storici, paragonabile a quello della prima rivoluzione industriale. Secondo Fortune il periodo di massima ricchezza è stato verso il 1200, quando il Paese arrivò a valere fra il 25 ed il 30% della produzione economica globale. La dinastia Song è famosa, inoltre, per essere stata il primo Stato al mondo ad aver emesso delle banconote nazionali valide come moneta.

L’Impero Britannico e gli Stati Uniti

L’Impero inglese è stato quello ad aver avuto sotto il suo controllo più persone e terre di qualsiasi altro nella Storia, oltre aver assunto un reale ruolo egemone in quasi tutta l’economia globale. Si trattava di una realtà statale molto focalizzata sul commercio ma fu il vantaggio tecnologico a garantire davvero l’egemonia all’Inghilterra. Infatti, la produzione economica derivata dallo sfruttamento delle colonie era solo il 6% di quella complessiva dell’impero di Londra. Questo nonostante i profitti ottenuti da tutte le innumerevoli colonie fossero superiori rispetto a quelli di altri Paesi.

Fu la rivoluzione industriale la chiave del successo inglese. Sebbene si trattasse dell’impero più grande della Storia, per la prima volta la ricchezza non dipendeva tanto dalla terra e dalla situazione demografica ma prima di tutto dalla tecnologia. L’Inghilterra raggiunse il massimo distacco dal resto del mondo nel 1870, quando arrivò a valere circa il 21% della produzione economica globale.

Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi il ruolo di maggiore superpotenza economica globale è passato agli Stati Uniti. Dall’inizio del ‘900 il Paese aveva dato una grande spinta all’innovazione industriale ed aveva iniziato, insieme alla Germania, a competere con l’Inghilterra.

Dopo un importante periodo di crescita, nei primi decenni del XX secolo, gli USA sono rimasti l’unica potenza industrializzata al mondo a non essere stata devastata dalla guerra. Questo porterà il Paese, nel 1950, a valere ben il 50% della produzione economica globale. Tale cifra, tuttavia, era la somma di un periodo positivo per gli USA assieme ad un momento di forte difficoltà per quasi tutti gli altri Stati del mondo, devastati e con l’onere gravoso di dover ricostruire intere città.

Stando a diversi studi, ad influenzare le grandi economie mondiali e i cambiamenti degli scenari economici, potrebbero essere delle variabili macroeconomiche come lo spostamento dei flussi commerciali da un’area marittima ad una oceanica, che possono essere stati quindi mezzo fondamentale per favorire una potenza piuttosto che un’altra, spostando gli equilibri di potere a vantaggio di alcune nazioni e a scapito di altre.

Il caso della Cina

Una menzione speciale deve essere fatta per la Cina che, come si diceva prima, sembra essere sempre stata il centro della ricchezza mondiale, tranne che per alcuni secoli, quelli della rivoluzione industriale e del colonialismo europeo, tra 1700 e 1900 circa.

Secondo i calcoli, pur necessariamente approssimativi, degli storici dell’economia, nel 1400 la Cina produceva oltre il 30% della ricchezza mondiale, nel 1500 un quarto, nel 1700, quando comincia la grande crisi ancora oltre il 20%.

Ad oggi la Cina risulta di nuovo avere all’incirca raggiunto gli Usa, su percentuali di ricchezza mondiale prodotta vicine, anche se inferiori, al 20%, come accadeva già in passato.

La grande potenza cinese, quindi, si avvale di stratagemmi diplomatici per consolidare e incrementare la sua leadership; promuove infatti lo sviluppo congiunto col resto del mondo che ne rappresenta a tuti gli effetti la ‘Nuova via della seta’, un gigantesco piano di investimenti in infrastrutture in tutto il mondo, per creare una rete di contatti tra Cina, Africa, Asia ed Europa.

Gli investimenti cinesi -pero’- sono in forma di prestiti che possono diventare gravosi: lo Sri Lanka ha dovuto cedere la proprietà di un porto e terra per ripianarli.

Pare che altri Paesi asiatici, ed uno europeo, il Montenegro, siano vulnerabili oggi a qualche forma di controllo cinese sulle loro infrastrutture.

Stessa questione per l’aiuto agricolo cinese, che è fonte di molte polemiche: da un lato, si può sicuramente riconoscere che la Cina sostiene lo sviluppo agricolo africano, impiegando la propria esperienza di paese agricolo che è uscito dalla miseria e dalla carestia; dall’altro, ci sono seri dubbi sul costo politico di quel sostengo: si parla di Landgrabbing, cioè di acquisizione aggressiva di terre fertili.

La tecnologia cinese -poi- arrivata terza sulla scena mondiale dopo quelle giapponese e coreana, sta prendendo piede in maniera crescente ma questa ha già fatto allarmare i servizi segreti occidentali, girano, infatti, rapporti che mettono in guardia dall’affidare alla Huawei grandi appalti di reti informatiche per aziende e governi, poiché non c’è modo di sapere che i dati possano essere spiati e trasmessi ai grandi archivi informatici di Pechino.

Come sappiamo infatti il governo Trump ha attuato una politica molto restrittiva nei confronti di aziende tecnologiche cinesi, da ultimo il ban contro la famosa app Tik Tok.

Ferdinando Margiotta

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