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Il food delivery visto da tre prospettive diverse e diversamente efficaci

Il food delivery è ormai affermato, poiché oltre a dare possibilità ai ristoranti di vendite maggiori, rende possibile la creazione di servizi di gestione del rapporto tra ristorante e cliente.

Chiunque, almeno una volta nella vita, si è visto portare del cibo a casa dopo averlo ordinato su Deliveroo, Just Eat, Uber Eats o servizi simili di food delivery, ovvero la consegna del cibo a domicilio. Rappresenta un settore relativamente vecchio, infatti già nel 1996 nascevano i primi online grocery con servizi come Homegrocer, ma con risultati non soddisfacenti fino ai primi anni 2000, coi quali coincide l’inizio di una crescita lenta: dal 2009, grazie all’avvento degli smartphone, fenomeno che spiega il fallimento dei tentativi precedenti, il settore iniziava a crescere sempre più velocemente, nel 2016 il 19% degli italiani dimostrava interesse all’acquisto online tramite il food delivery e a febbraio 2019 rappresentava l’11% del mercato del domicilio e l’1% dell’e-commerce italiano (dati dell’Osservatorio Nazionale “Mappa del Cibo a Domicilio in Italia”).

L’avvento del food delivery con Just Eat

Il primo servizio di food delivery ad affermarsi nel nostro paese è Just Eat, società danese fondata nel 2001 e arrivata da noi nel 2011 rivoluzionando il settore. Rappresenta un colosso con 105 dipendenti in Italia che opera nell’interesse di mettere in contatto ristoranti e clienti, controllando il rapporto che si viene a creare tra i due, non gestendo nè l’attività di creazione del prodotto nè quella della consegna a domicilio di quest’ultimo, lasciando al ristorante queste due fasi: infatti requisito essenziale per poter usufruire del servizio offerto è la presenza di propri riders del ristorante. Just Eat si basa su un importante mercato globale ibrido per la consegna di cibo a domicilio, offrendo ai clienti un servizio facile e sicuro per ordinare e pagare il cibo dai loro ristoranti partners, i quali si occupano del servizio di creazione e consegna del prodotto. Nonostante rimanga ancora il più grande servizio su territorio italiano, il business model di Just Eat si sta rivelando obsoleto in quanto è esterno al processo: per questo, nuovi servizi che integrano parte del processo si stanno dimostrando più efficaci, come per esempio Deliveroo.

Deliveroo e la nuova concezione della consegna a domicilio

Deliveroo è un servizio di food delivery fondato nel 2013 da William Shu a Londra, spinto dalla missione personale di portare i migliori ristoranti della città direttamente nelle case delle persone, lo stesso scopo di Just Eat, ma con la differenza che il processo è parzialmente integrato, poichè due attività su tre sono gestite da Deliveroo, ovvero l’attività di gestione del rapporto tra ristorante e cliente e l’attività di consegna tramite i riders, lasciando ai ristoranti partners solo l’attività di creazione del prodotto. Tecnicamente Deliveroo ha combinato il business model degli aggregatori con quello del mercato e della logistica per creare un business model iperlocale on-demand completamente nuovo, perchè opera con l’obiettivo di risolvere il problema dei ristoranti scadenti e delle cattive consegne tramite un modello di doppia partnership. Un partner sono i ristoranti di qualità che sono disposti ad espandere la loro clientela tramite collaborazione con Deliveroo, secondo i cui dati un ristorante vede aumentare le proprie entrate di un tasso medio di circa il 30% all’anno. La partnership con Deliveroo è particolarmente redditizia anche perchè dona grandi vantaggi a livello di promozione del brand, supporto, nuove tecnologie, crescita dell’attività e agevolazioni su servizi che non si riscontrano in collaborazioni con compagnie simili. Soprattutto Deliveroo non richiede la presenza di own riders da parte del ristorante, in quanto ha integrato questa parte del processo con i propri, non più legati al ristorante (come in Just Eat) ma legati a Deliveroo: l’altro partner sono i riders appunto, ovvero il canale di consegna formato da una flotta di circa 2000 persone in Italia che raccoglie il cibo appena preparato dai ristoranti e lo consegna ai clienti con i propri mezzi, entro un tempo massimo stabilito di 30 minuti. Negli ultimi anni sono nati servizi che integrano l’intero processo, aggiungendo ancora un tassello all’evoluzione innovativa di Deliveroo: uno di questi è Foorban.

Foorban, il food delivery a processo integrato

Foorban è un ristorante digitale che opera a Milano nato come startup nel 2016 da un’idea di Stefano Cavaleri, Marco Mottolese e Riccardo Pozzoli (la mente dietro The Blonde Salad di Chiara Ferragni). Ha il primato di essere l’unico ristorante digitale in Italia, ovvero senza locale, dove il menù presenta pranzi salutari e accattivanti ordinabili sul sito o sull’app, divisi per categorie come balanced, detox, healthy, energy, sport e gourmet, in base alle esigenze del cliente. Per quanto riguarda l’Italia è un approccio rivoluzionario nel settore del food delivery, in quanto il processo è totalmente integrato in tutte le sue fasi: a partire dalla pianificazione del menù con i nutrizionisti, la creazione dei pasti con gli chef, la gestione dell’ordine e dei rapporti con il cliente tramite l’app fino alla consegna garantita in 30 minuti da parte dei propri riders. Tutto è gestisto da Foorban, che nasce appunto con lo scopo di abbattere i tempi di consegna rispetto al momento di ricezione dell’ordine, velocizzando la comunicazione tra le varie funzioni e garantendo al cliente un’esperienza significativa firmata Foorban in tutte le sue parti, creando così un brand forte, riconoscibile e affidabile. Oltre a quest’innovazione a livello di processo, Foorban non si vuole limitare ad un business to customer come tutti gli altri servizi di delivery presenti sul territorio italiano, ma già da fine 2017 sta puntando su un business to business, aprendo il primo punto fisico negli uffici Amazon a Milano dove ha allestito una distribuzione dei pasti preparti dai loro chef ai dipendenti nella pausa pranzo. Nato come ristorante online con il primato di aver integrato l’intero processo dalla creazione alla distribuzione, ha il primato anche per aver connesso l’attività online a quella offline, sviluppando un B2B tramite accordi e collaborazioni con aziende parallelo al B2C rivoluzionario già presente nel proprio business model, arrivando ad oggi a collaborare con più di 300 aziende.

Maurizio Fazzini

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