Ecosia: il search engine trees con il business model tra il no ed il for profit

Inaugurato nel 2009, Ecosia, ha come obiettivo quello di destinare l’80% dei ricavi pubblicitari in riforestazione e con gli incendi in aumento annuncia di voler piantare circa un milione di alberi in Brasile.

Risale a dieci anni fa la presentazione tenutasi in Germania del nuovo sistema “eco-web” che prometteva di rivoluzionare la ricerca nel mondo di internet.
Il creatore di Ecosia, Christian Kroll, sosteneva oltretutto che anche solo l’1% degli utenti avrebbe potuto fare la differenza utilizzando questo motore di ricerca contribuendo così alla salvaguardia dell’ambiente. Nel corso degli anni sono state fatte molte ipotesi soprattutto inerenti alla veridicità di quanto dichiarato e da quel che risulta i dubbi non sembrano aver lasciato la mente dei più scettici.

La mission di Ecosia

L’idea nasce principalmente dall’attuale CEO di Ecosia (Kroll) che una volta terminata l’università decide di viaggiare alla ricerca di ispirazione visitando posti come India e Tailandia, stabilendosi poi in Nepal dove crea Xabbel: un motore di ricerca che ha come mission quello di contribuire a generare fondi per le ONG locali, progetto che purtroppo si trova costretto ad abbandonare a causa delle poche ore di elettricità a disposizione in quel territorio.
In seguito si sposta in Argentina dove apprende molto sui progetti di rimboschimento della foresta pluviale, da quel momento in poi inizieranno a prendere forma le sue teorie:

  • La globalizzazione e il cambiamento climatico sono in realtà estremamente collegate,
  • Piantare nuovi alberi potrebbe neutralizzare le emissioni di CO2 su larga scala

Nel 2009 quindi Christian Kroll e Tim Schumacher in concomitanza della conferenza ONU sui cambiamenti climatici di Copenhagen, fondano a Wittenberg, Germania, Ecosia, successore di ben altri due precedenti motori di ricerca benefici: Forestle e Znout.
Un ingegnoso sistema di finanziamento per la riforestazione nel pianeta, utilizzando il motore di ricerca vengono generate pubblicità che portano revenue a loro volta reinvestite per piantare alberi in tutto il mondo.
Il modello di Business di Ecosia è una sorta di ibrido tra una società no e for profit, l’obiettivo principale è ovviamente quello di espandersi in modo tale da essere sempre più redditizia e performante, i profitti però non sono tutti destinati al CEO o agli azionisti bensì al pianeta, finanziando quindi nel vero senso del termine la riforestazione.
Ecosia ad oggi è una B Company, ciò vuol dire che ha uno standard ben preciso da rispettare con caratteri potenzialmente stringenti:

  • Sostenibilità
  • Contabilità
  • Trasparenza

Nell’Ottobre 2018 inoltre, la gestione è stata ufficialmente consegnata alla Purpose Foundation con l’obbligo di non poter rimuovere nessun profitto dalla società e vendere o cedere azioni a terze parti.

Come funziona il server eco-friendly

Christian Kroll definisce Ecosia come un processo e non un’illuminazione folgorante, inizialmente con l’idea di un search engine green che ha dato vita ad una partnership con Google (Forestle.org citato precedentemente) interrotta poco dopo per divergenze.
L’attuale motore di ricerca dichiara direttamente sul proprio sito di finanziare nuovi alberi destinando loro almeno l’80% dei profitti derivanti dai click sui contenuti sponsorizzati. Apparentemente sembra un processo abbastanza difficoltoso considerando che la maggior parte delle persone sostiene di ignorare generalmente la navigazione attraverso i vari annunci o siti sponsorizzati, ciononostante la stessa azienda sottolinea un fattore fondamentale: pur utilizzando un ad blocker o semplicemente evitando di cliccare, si contribuisce inevitabilmente alla crescita esponenziale di ipotetici utenti aumentando così anche la rilevanza del motore di ricerca per eventuali sponsor.
Non appena lanciato il sistema ha sollevato ovviamente diverse critiche nonché dubbi, fortunatamente però nel corso degli anni la trasparenza della compagnia ha fatto notevoli passi in avanti, una volta ottenuta la certificazione di B-Corporation nell’Aprile del 2014 (rilasciata dall’ente no profit B Lab), è stato possibile controllare i dati finanziari pubblicati sul sito e infatti nel report di luglio 2019 risulta che:

  • Il motore di ricerca ha guadagnato più di 1.500.000 euro
  • Circa 815.000 euro sono stati destinati alla piantagione di nuovi alberi
  • Rispettivamente 15.000 euro per l’Indonesia, circa 20.000 euro per il Malawi, 3.000 euro per il Kenya ed oltre 67.000 euro per il Perù

Nel dettaglio quindi a mano a mano che si svolge una ricerca da un qualsivoglia tipo di utente, vengono generate da Ecosia delle pubblicità ads, queste ultime ovviamente portano guadagno alla compagnia, e da quanto dichiarato sono proprio questi introiti ad essere utilizzati per finanziare gli alberi da piantare.
Si pone non solo come motore di ricerca eco-friendly ma anche come soluzione rapida per le persone che tengono particolarmente alla propria riservatezza, questa piattaforma non memorizza dati permanentemente: affermano infatti di rimuovere le varie cronologie nel corso della settimana.
Si serve solamente di dati considerati necessari per svolgere le ricerche, principalmente per migliorare l’esperienza d’uso e per risolvere malfunzionamenti o bloccare spam, inoltre non permette a terze parti di accedere a queste informazioni.
Per dovere di trasparenza però c’è ovviamente il cosiddetto “rovescio della medaglia” infatti dietro Ecosia si trova in realtà Bing, il motore di ricerca di Microsoft.

Tra evoluzione e pubblicità ingannevole

I server di Ecosia utilizzano energia rinnovabile, il reale problema sta nel fatto che il sistema di base si appoggia per le ricerche a Bing, quindi Microsoft che per i suoi data center utilizza al momento solo il 60% di energia pulita, ciò significa che l’utilizzo di Bing comporta comunque l’utilizzo di un buon 40% di energia derivante da fonti fossili, al contrario di Google che ad oggi riesce ad alimentarsi al 100% con rinnovabile.
Sul sito del motore di ricerca si legge che ogni volta che un utente effettua una ricerca tramite Ecosia.org vengono “salvati” mediamente due metri quadri di foresta pluviale, in realtà è molto diverso come è stato ampiamente dimostrato dagli introiti proveniente esclusivamente dai link sponsorizzati e non grazie ad una semplice ricerca online.
Sempre sul sito si legge anche che i server usati dal motore sono “alimentati ad energia verde”, affermazione piuttosto ingannevole poiché in realtà i responsabili delle ricerche sono Bing e Yahoo.
In rete Ecosia si è schierato come diretto concorrente di Google accusandolo oltretutto di essere un grande consumatore di energia, a questo punto una domanda sorge spontanea: se l’affermazione è valida contro Google, non lo è anche per Bing e Yahoo?
Sono tanti i dubbi sul reale funzionamento di Ecosia, molte le carenze informative e le espressioni spesso ingannevoli che spingono verso uno scetticismo ancora più elevato, in molti hanno persino ipotizzato si trattasse di una trovata pubblicitaria tra Microsoft e Yahoo.
Ecosia non è e non può essere la soluzione, porta indubbiamente dei benefici come:

  • L’opportunità a chiunque volesse di poter finanziare interventi di riforestazione senza alcuna fatica
  • Non conserva le ricerche
  • Non offre dati ad inserzionisti pubblicitari
  • Consente di disattivare tutti i tracking

In definitiva possiamo affermare che come server sia in grado di far risaltare quasi immediatamente i vantaggi del progetto, ciò che è certo però è che con le ricerche non si salverà il mondo, per questo motivo molto probabilmente il detto “ognuno di noi può fare qualcosa” ad oggi risulta essere sempre più realistico.


Emanuela Mazzocchi

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