eSports: quando il connubio sport-videogioco crea un business miliardario

Nel 2019 la concezione di sport è sicuramente più ampia rispetto ad una volta, dovuta alla nascita di nuove discipline fisiche ma non solo, infatti grazie alla tecnologia nascono gli eSports.

Gli sport elettronici, i cosiddetti eSports, sono una disciplina che sta crescendo sempre di più, grazie anche alla vastità di discipline sportive che i videogiochi possono riprodurre e alla passione che i giovani nutrono per questi ultimi. Ciò sta attirando l’attenzione di vari organi, dalle società sportive alle federazioni, fino al Comitato Olimpico.

Sviluppo degli eSports

La storia di questa disciplina stranamente non è recente, infatti già nel 1980 venivano organizzati tornei per i videogiochi più famosi, come quello di Atari per Space Invaders, uno dei più giocati della storia. Il fenomeno vide una crescita importante con la fine degli anni ‘90, quando sorsero le prime competizioni professionistiche sponsorizzate e trasmesse dalle emittenti televisive: nel 1997 ebbe luogo la prima edizione del Cyberathlete Professional League, campionato internazionale professionistico. Con l’avvento della tecnologia, le possibilità offerte dagli eSports si stanno allargando a macchia d’olio, incrementando in maniera esponenziale il numero di giocatori e di spettatori, in forza del fatto che le consolle si stanno via via potenziando sempre più e le piattaforme multimediali in streaming online stanno crescendo, come per esempio Twitch.tv, piattaforma di livestreaming proprietà di Amazon, che nel primo trimestre 2018 contava 15 milioni di utenti attivi al giorno e circa un milione di utenti online a qualsiasi ora, più delle reti televisive statunitensi CNN e ESPN. Lo sviluppo di piattaforme come Twitch o Mixer hanno dato una visibilità enorme al fenomeno degli eSports, facendo nascere un vero e proprio business.

Il business del settore

“Ma la smetti con questi giochini?! Vai fuori e divertiti!”. Se hai meno di 25 anni sicuramente hai sentito questa frase da parte dei tuoi genitori, e cosa significa ciò? È oggettivamente osservabile che i giovani giochino ai videogames, chi più e chi meno, chi a più giochi e chi ad un unico gioco, ma tutti giocano. Si parla di una fascia di età limitata agli adolescenti tra i 12 e i 18 anni, che sono i giocatori più attivi, ma i numeri parlano chiaro: secondo uno studio del Corriere della Sera, 24 milioni di italiani giocano, quindi quasi uno su due è giocatore occasionale o regolare, di cui il 61% è composto da uomini con età media di 28 anni. A livello mondiale invece i numeri sono impressionanti: secondo European Mobile Game Market, nel 2016 circa 2,5 miliardi di persone, da consolle fissa o portatile, hanno giocato. L’enorme numero di giocatori è una componente fondamentale che ha contribuito allo nascita del business relativo agli eSports, che dai dati di Newzoo del 2019 supera il miliardo, 1,1 miliardi di dollari per la precisione. Questi numeri impressionanti però sono il risultato della sommatoria di varie fonti di guadagno: la cifra è data dalle sponsorizzazioni, dai diritti che spettano ai media, dalle pubblicità, dal merchandise e dalle quote richieste dagli sviluppatori dei videogiochi, come riportato ad inizio paragrafo.

La serie A versione eSport

La massima serie italiana ha compreso le potenzialità degli eSports, in quanto possono portare visibilità, e di conseguenza introiti per la lega e le sue affiliate, ovvero le società calcistiche che sono interessate ad allargare il proprio bacino d’utenza. Ecco allora che team come l’As Roma, il Cagliari Calcio, l’U.C. Sampdoria e altre ancora, hanno deciso di investire il loro tempo e il loro denaro in questa nuova disciplina andando a creare una vera e propria lega. Non ci sono certezze sul nome (a parte lo scontato eSerie A, che potrebbe però non essere confermato), né tantomeno sulla formula, tranne che probabilmente ci sarà una competizione basata su FIFA 20 e una sul nuovo eFootball PES 2020. È probabile un’organizzazione sulla falsariga dei campionati virtuali che già si organizzano in Germania, Spagna e Inghilterra, copiando dunque le formule di maggior successo. Ma al di là dei dettagli, ci sono elementi su cui si può ragionare: un campionato ufficiale significa innanzitutto un’organizzazione seria e stabile, alla quale parteciperanno le compagini che attualmente sono al top dello sport nazionale, e il fatto che si muovano loro porta sicuramente a far muovere anche sponsor di primo livello: sponsor ovviamente significa soldi, e nuove capacità di investimento. Insomma, già questo potrebbe costituire la svolta per l’eSports in Italia, auspicando per il settore una crescita netta che rispecchi quella degli altri stati che hanno deciso di investire negli eSports.

Maurizio Fazzini

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