Il modello di business di Telegram, un pericolo concreto per Whatsapp o un fenomeno passeggero?

La guerra della messaggistica istantanea sembra essere arrivata al suo apice, un oligopolio che vede due aziende contendersi i dati delle conversazioni di miliardi di utenti, pur seguendo due filosofie antitetiche.

Lo scorso 3 Luglio migliaia di utenti hanno iniziato ad iscriversi a Telegram in seguito ad un malfunzionamento di Whatsapp. Queste migrazioni di massa sono solo fenomeni temporanei dovuti ai sempre più frequenti problemi dell’app del gruppo Facebook oppure effettivamente Telegram rappresenta una valida alternativa?
La differenza principale tra le due piattaforme di messaggistica istantanea è che Telegram protegge la privacy degli utenti non lasciando traccia delle conversazioni sui server
, mentre Whatsapp fa della raccolta delle informazioni la base del suo modello di business.

La storia

Telegram è stato fondato nel 2012 dall’imprenditore russo Pavel Durov.
“Telegram è fatto per renderci il nostro diritto alla privacy. E’ un regalo a chi vuole uscire dal regime di sorveglianza”
Questa affermazione di Durov mette in luce da un lato il suo carattere anarchico e anticonformista, dall’altro la sua volontà di creare un progetto che metta al primo posto la sicurezza degli utenti, dei loro dati e, soprattutto, della loro privacy.
Telegram, infatti, permette di scambiare messaggi in completa sicurezza, grazie ad un avanzato sistema crittografico, e assicura la non tracciabilità delle informazioni, grazie all’utilizzo di server che cancellano in automatico i dati, non rendendoli disponibili all’azienda o a terzi.

Il (non) modello di business

Telegram non ha un vero e proprio modello di business, non vende dati, non inserisce pubblicità, non monetizza in nessun modo.
Ad oggi gli unici flussi di cassa in entrata sono rappresentati dalle donazioni di Durov, che filantropicamente tiene economicamente a galla il progetto.
Questo modello di business, ovviamente, non garantisce una sostenibilità economica nel lungo periodo, considerati anche gli elevati costi per mantenere attivi i server che gestiscono gli oltre due miliardi di messaggi che, ogni giorno, vengono scambiati sulla piattaforma.
Telegram ha raggiunto, ad oggi, 62 milioni di utenti mensili, una mole enorme, la quale apre molte strade per la monetizzazione del business.
A questo punto è lecito chiedersi se non ci sia qualche altra forma di finanziamento erogata al progetto.

Pericolo concreto per Whatsapp?

Russia, India, Cina e Iran sono i paesi in cui Telegram è maggiormente utilizzato, ed in cui il tasso di utenti rimane costante, senza fluttuare in seguito ai down di Whatsapp.
La motivazione per cui il progetto russo ha molto successo in questi paesi è molto semplice, in queste aree gli utenti sono, da sempre, abituati ad utilizzare VPN per accedere alle informazioni in rete, tengono molto alla loro privacy, viste le stringenti imposizioni di questi paesi in tema di libertà di espressione e circolazione delle informazioni.
Sicurezza dei dati e rispetto della privacy sono, quindi, i due grandi punti a favore di Telegram, i quali lo renderebbero migliore, sotto alcuni punti di vista, di Whatsapp.
Ma non è tutto oro quel che luccica perché Telegram, per via della sua estrema salvaguardia dei dati e della privacy, rappresenta un terreno fertile per chi non ha intenzione di essere rintracciato perché compie operazioni illegali.
L’altra sporca faccia della medaglia del progetto Telegram è proprio quella di favorire operazioni criminali che necessitano di canali di comunicazione non tracciabili, operazioni come lo spaccio di droga o attività terroristiche.
Le controversie etiche che ruotano intorno a Telegram, insieme al fatto di non avere una sostenibilità economica nel lungo periodo, vista l’assenza di un modello di business, lo mettono ancora in una posizione di svantaggio rispetto a Whatsapp, che rimane leader delle comunicazioni istantanee.  

Andrea Iacomino



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