La febbre da Silicon Valley e perchè tutti vogliono iniziare da lì: l’importanza dei Business Cluster

Tutte le più grandi aziende che si occupano di informatica e tecnologia hanno una sede in questa valle californiana, e la scelta non è dettata da mode o dal clima, ma da importanti considerazioni di natura economica e strategica.

Sappiamo bene che colossi come Google, Facebook e Apple non prendono nessuna decisione casualmente, dunque una scelta importante come il posizionamento geografico dei loro headquarters deve avere solide motivazioni. Mentre inizialmente si potrebbe pensare che le aziende preferiscano anche fisicamente distanziarsi dalla competizione per differenziarsi e custodire i segreti dei loro prodotti, o che la localizzazione fisica non sia più importante nel mondo moderno in costante comunicazione globale attraverso la rete, vediamo perché questi giganti che operano su scala mondiale hanno scelto di basare le loro principali operazioni in questa regione della California, insieme a migliaia di start-up del settore high-tech.

Business cluster: che cosa sono

Un business cluster viene definito come un’area geografica in cui operano numerose aziende dello stesso settore, insieme ai loro principali fornitori e ad altre istituzioni che contribuiscono allo sviluppo dell’area e al successo del distretto, come ad esempio le università. Il concetto fu introdotto dall’economista Michael Porter negli anni Novanta come parte della sua teoria sul vantaggio competitivo tra le nazioni. Nella moderna società globale, secondo Porter, la localizzazione della produzione non si basa più sulla disponibilità di risorse quali lavoro a basso costo e materie prime naturali, ma su come le aziende riescono ad innovare ed a perfezionare i loro processi produttivi al fine di abbattere i costi. Ed è qui che entra in gioco l’agglomerazione: in un business cluster le aziende risparmiano su alcune spese condividendo parti della catena di approvvigionamento, del mercato del lavoro specializzato, delle infrastrutture e creando una società di condivisione della conoscenza che incentiva l’innovazione. In settori come l’high-tech dove le persone, con le loro abilità e conoscenze, sono un asset strategico importantissimo, operare all’interno di un cluster significa fare in modo che dipendenti e manager si confrontino con persone con simili competenze e operanti in ambiti affini anche fuori dall’orario di lavoro, favorendo così dibattiti che facilitano la creatività e lo sviluppo di soluzioni innovative. E i vantaggi non riguardano solamente le imprese: al termine del proprio impiego presso una determinata firm, sarà più facile per il lavoratore mettere a frutto le proprie capacità con un’altra impresa operante nella stessa area geografica.

La Silicon Valley: delle origini ad oggi

I business cluster possono nascere per vari motivi, spesso banali o casuali, e svilupparsi fino a creare un vantaggio tale per le aziende che vi partecipano da rendere impossibile per imprese esterne competere con esse. E’ il caso questo della cosiddetta Silicon Valley, che è diventata quasi la capitale mondiale della tecnologia e dell’innovazione. Le origini del successo della ‘valle del silicio’ vengono fatte risalire al 1939, quando i giovani laureati di Stanford Bill Hewlett e David Packard fondarono la loro azienda di componenti elettroniche, che i più attenti avranno già riconosciuto come l’ancora esistente colosso dei computer HP. E proprio la presenza dell’Università di Stanford è stata ed è tuttora determinante per lo sviluppo delle attività del distretto tecnologico: dopo la Seconda Guerra Mondiale lanciò infatti lo Stanford Research Park, un incubatore di start-up che favorì la creazione di numerose nuove aziende. Da lì si innescò una sorta di ‘effetto palla di neve’ che continua fino ai nostri giorni: le giovani imprese attirarono investitori di venture capital, che favorirono la nascita di ulteriori attività; i giovani laureati di Stanford trovavano subito impiego nelle nuove aziende tecnologiche, ma la richiesta di personale qualificato era talmente alta da attrarre giovani da tutto il Paese e non solo, spingendo altre imprese che si occupavano di tecnologia a trasferirsi nella Valley per trovare i lavoratori di cui avevano bisogno.

Eccezionale ma non unica: altri esempi di business cluster

Per quanto notevole ed importante, quello della Silicon Valley non è di certo l’unico né il più longevo esempio di business cluster al mondo: basti pensare a come Londra sia da secoli il centro finanziario del mondo e poi dell’Europa, supremazia mantenuta anche grazie alla conservazione di esperienza e know-how nelle aziende della City, o a come Hollywood sia capitale incontrastata del cinema occidentale, sede di tutte le principali case di produzione e dimora di attori e registi, affermati e aspiranti. Ancora più antico il distretto dedito alla produzione dei fiori, ed in particolare dei tulipani, in Olanda, mentre più recenti sono alcuni esempi di agglomerazione nei paesi emergenti come quello di Bangalore, in India, diventato un centro importantissimo per la fornitura di servizi informatici grazie alla disponibilità di personale qualificato a costo relativamente inferiore rispetto ai paesi più industrializzati. Anche l’Italia vanta numerose zone geografiche specializzate in determinate produzioni, anche se spesso sono di entità più ridotta e legate alle attività tradizionali portate avanti dalle piccole e medie imprese. Tra gli esempi più importanti le aree di produzione della gomma nel bergamasco, dell’occhialeria a Belluno, del Prosecco veneto e del marmo di Carrara.

Elena Salina Borello

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