La risposta di Microsoft alle nuove sfide del mercato: il ‘freemium’ ed un nuovo settore

L’azienda fondata da Bill Gates mantiene ancora la sua posizione di leadership ma non può dimenticare di adattare la sua strategia per far fronte alle novità introdotte dagli altri giganti hi-tech.

Si stima che cira un sesto della popolazione mondiale usi un sistema Windows ogni giorno. Nonostante ciò, come si evince anche dalle pagine di questo blog, sembrerebbe che Microsoft non sia più in grado di fare notizia, che non sforni quotidianamente novità ecclatanti come i suoi compagni dell’Olimpo digitale e tecnologico quali Apple, Google o Amazon. Nemmeno un’azienda come Microsoft può però rilassarsi e godere della gloria e dei profitti derivanti dai prodotti che l’hanno portata al successo, ma deve costantemente aggiornare il proprio modello di business per rimanere al passo con i tempi.

I prodotti Microsoft

Sembrerebbe che un’azienda che si occupa principalmente di software debba essere per definizione innovativa ed ipertecnologica, ma oggigiorno l’industria digitale è talmente vasta e complessa che non si può fare di tutta l’erba un fascio. I prodotti di punta di casa Microsoft, i sistemi operativi Windows ed il relativo pacchetto Office, infatti, sono ormai sul mercato da oltre 30 anni e possono essere considerati parte di un mercato ben consolidato, universali e diffusi come gli elettrodomestici più comuni. Essendo gli utenti abituati a questo prodotto ormai standard, le innovazioni in questo campo sono limitate, con miglioramenti incrementali e poco significativi: l’ultima versione del sistema operativo, Windows 10, risale al 2015, ad un tempo lontanissimo per i ritmi dell’era digitale. I problemi di competitività, di conseguenza, non vengono dalla natura del prodotto in se, ma da come esso viene fornito e dalle strategie di pricing.

La strategia ‘freemium’

Le licenze per l’utilizzo di Windows e Office sono sempre state la più grande fonte di guadagno per l’azienda di Bill Gates. La diffusione di alternative più economiche attraverso internet hanno però costretto Microsoft a rivedere le politiche di pricing e ad adottare già da qualche anno la ormai diffusissima, soprattutto nel mondo dei videogiochi, strategia freemium. Questa parola, nata dalla fusione delle parole ‘free‘ e ‘premium‘, descrive l’offerta di servizi di base di un’applicazione o software gratuitamente, per poi fornire funzionalità più avanzate a pagamento. Dato che i servizi di Office sono ampiamente conosciuti, questa strategia non sembrerebbe finalizzata ad attirare nuovi utenti. Essa porta invece professionisti ed aziende al pagamento di un abbonamento di entità paragonabile al costo delle vecchie licenze, mantenendo la diffusione e immagine globale del servizio attraverso l’offerta gratuita agli utilizzatori occasionali.

In questo caso la distinzione tra i due tipi di utenti è stata fatta sulla base delle dimensioni dello schermo: per adattarsi alla tendenza che porta all’utilizzo di device sempre più smart e meno ingombranti, Microsoft ha infatti reso i prodotti Office disponibili e fruibili da smartphone e tablet, rendendo queste applicazioni gratuite. Basandosi sul fatto che i computer vengano ormai utilizzati principalmente in ambienti professionali o accademici, le versioni desktop prevedono invece il pagamento della sottoscrizione.
Ulteriori vantaggi derivano poi dall’impiego di questo modello per software e applicazioni meno diffuse, che puntano ad attirare nuovi clienti attraverso un’esperienza iniziale gratuita che sveli i principali vantaggi del prodotto ed invogli all’acquisto della versione premium. Tra i prodotti Microsoft che possono beneficiare di questa scelta ci sono per esempio il servizio di cloud storage OneDrive e quello di messaggistica e VoIP Skype.

Il futuro: Microsoft Azure

Sembrerebbe che Microsoft competa in almeno uno dei suoi mercati con un altro gigante digitale: con Apple per tablet e computer, con Google per le applicazioni per la produttività e il lavoro di gruppo. Non poteva mancare Amazon, con la quale la sfida si è spostata su un mercato già multimiliardario e destinato a guadagnare sempre più importanza in futuro: quello del cloud-computing. Si tratta, semplificando, di sistemi di servizi offerti da remoto attraverso internet che permettono alle aziende di risparmiare sulle infrastrutture informatiche. I due principali fornitori di questi servizi sono appunto Microsoft Azure ed Amazon Web Services [AWS], al momento in lotta per una posizione dominante. Se AWS è ad oggi il più diffuso, servendo il 33% del mercato, Azure ha la possibilità di aumentare la sua attuale quota del 16% anche grazie al recente ottenimento di un contratto decennale da 10 miliardi di dollari per la fornitura di questo tipi di servizi al Pentagono. La gara non è ancora conculsa, quindi, e una crescita in questo settore potrebbe dare nuovo slancio alla già presente crescita ed innovatività di Microsoft.

Elena Salina Borello

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