MES e COVID-19: da perfetti sconosciuti a temuti conoscenti, fino ad amici indesiderati

L’acronimo più temuto nell’ultimo anno dagli italiani, è rientrato a gamba tesa nelle discussioni politiche sulle possibili manovre economiche incutendo paura e creando dibattito fra i vari economisti e politici.

Era ancora il 2019 quando questo MES ha iniziato a farsi notare, in un contesto economico non ottimale ma sicuramente non catastrofico come quello in cui volge il nostro paese, dilaniato dal Covid-19, al giorno d’oggi. Le condizioni erano pessime con una prospettiva di crescita del PIL dello 0,3%, ma adesso sono indescrivibili: prospettiva di crescita del PIL -10%. Per questo paesi toccati meno dalla pandemia, come la Germania, propongono l’utilizzo del MES, più che un ricorso ad Eurobond.

Attualità

La situazione italiana è drammatica da due punti i vista. Il nostro sistema sanitario è al collasso già da tempo, nonostante si sia dimostrato uno dei più efficienti al mondo. Il lato positivo è che abbiamo la – relativa – possibilità nel breve di sostenerlo con medici, infermieri, volontari, materiale e strumenti necessari, anche se per questi ultimi due c’è qualche problemino, per usare un eufemismo. Detto ciò è fisiologicamente inevitabile una crisi economica dopo una pandemica. La prima, a differenza della seconda, si protrarrà molto più a lungo e sarà di una portata enorme, molto più incisiva di quella del 2008 di cui ci portiamo ancora dietro gli strascichi, così per dire. Chiariamo subito una cosa: anche quando l’economia ripartirà, saremo tutti più poveri nel breve e medio termine. La nostra vita quotidiana cambierà. Il nostro ambiente lavorativo cambierà. I nostri rapporti, almeno finchè non verrà sviluppato un vaccino, saranno caratterizzati dalle norme che stiamo rispettando adesso. Dobbiamo prepararci ad un mondo che volente o nolente non sarà più lo stesso per un periodo di tempo ipotizzabile, ma non calcolabile: dobbiamo comprendere la situazione e farci forza per adattarci ad essa. Il problema non è la quarantena di adesso, ma si presenterà quando usciremo di casa per la prima volta. Quando? Ma soprattutto, come? Domande alle quali lascio volentieri il fardello di trovare risposte a chi di dovere, politica e sanità. E nessuno dei due al momento ha le risposte, purtroppo. Comunque dopo questo incipit dai toni distopico post-apocalittici degno di Orwell, passiamo a spiegare cos’è il MES.

MES

Una ricerca de IlSole24Ore pubblicata nel dicembre 2019 afferma che 2 italiani su 3 non hanno capito cosa sia e come funzioni. Con l’acronimo italiano MES si parla del Meccanismo Europeo di Stabilità (European Stability Mechanism, ESM in inglese). Si tratta di un’organizzazione intergovernativa che comprende tutti i paesi che adottano come moneta nazionale l’euro, quindi quelli appartenenti all’Eurozona. Istituita per aiutare i paesi che, per cause nazionali o internazionali, si trovano in una situazione di seria difficoltà economica, venne creato nel settembre del 2012 conseguentemente al famoso “Whatever it takes” dell’allora presidente della BCE Mario Draghi e portò al superamento di altri due fondi creati in precedenza allo stesso scopo: EFSF, European Financial Stability Facility ed EFSM, European Financial Stabilisation Mechanism. Il MES è una componente molto importante dell’unione monetaria europea: serve a mettere in comune il denaro di tutti e a utilizzarlo nel caso in cui uno stato membro si trovi in difficoltà, visto che condividendo la stessa moneta, le difficoltà di un paese possono avere conseguenze anche sugli altri. Ogni Stato ha una propria quota di partecipazione che viene calcolata in base alla sua situazione economica: ad esempio l’Italia ha il 17,9%, la terza quota di partecipazione più alta subito dopo Germania e Francia e prima della Spagna. Più contribuisci, più diritto hai ad esser aiutato. Il MES ha sede in Lussemburgo e si organizza con una gestione da parte di:

  • un direttore generale Klaus Regling (al centro di polemiche relative alle sue ultime affermazioni sul MES e i paesi in difficoltà da COVID-19), che gestisce gli affari correnti del MES seguendo le indicazioni del Board of Directors.
  • un Board of Directors (scelto dai ministri dell’economia);
  • un Board of Governors (i ministri dell’economia del”Eurozona) presieduto dal portoghese Mario Centeno;
  • Il Presidente della Bce, Lagarde (“esperta di comunicazione”) e il Commissario europeo agli Affari Economici, il former Premier Gentiloni, partecipano in qualità di osservatori.

Come funziona il MES

Prendendo spunto da un articolo di Money.it, il meccanismo è riassumibile in tre fasi:

  • Fase 1: lo Stato dell’Eurozona in difficoltà avanza una richiesta ufficiale di assistenza e conseguenti aiuti al Presidente del Board of Governors del MES, che attualmente è Centeno come sopracittato;
  • Fase 2: il MES fa appello alla Commissione Europea che, insieme alla BCE e al FMI (quaeti solo se necessario), procederanno con una scrupolosa analisi economica, in circa 7 giorni, relativa alla salute finanziaria dello Stato dell’Eurogruppo in questione. Il focus principale dell’analisi è determinare se la crisi dello Stato in difficoltà potrebbe in un qualche modo andare a compromettere lo sviluppo economico dell’Eurozona. In poche parole se la crisi di quello Stato può espandersi anche agli altri;
  • Fase 3: una volta valutato se la situazione è più o meno rischiosa per l’Eurozona, il Board of Governors attraverso il Direttore Generale comunica la scelta. Se ricade sull’aiuto allo Stato in questione, si procede con l’erogazione di prestiti immediati.

Queste sono gli step tecnici estremamente semplificati del MES. Nel 2012 erano stati stabiliti dei prerequisiti per accedere al MES, ma nel 2017 l’UE ha iniziato a pensare ad una riforma del MES relativa ai requisiti necessari. Questa ha creato un grande dibattito, soprattutto in Italia, poichè propone un’inasprimento dei prerequisiti per accedere al MES:

  • Avere Deficit (bilancio negativo) inferiore al 3% da almeno 2 anni;
  • Essere in una situazione che rispetti gli obblighi di bilancio stabiliti dal diritto comunitario, ovvero non essere in procedura d’infrazione;
  • Aver ridotto il rapporto debito/PIL di 1/20 negli ultimi due anni, in alternativa a presentare un rapporto debito/PIL sotto al 60%;
  • Serie di variabili soggettive analizzabili solo avendo in mano i numeri dello Stato richiedente.

Questa è una spiegazione dei caratteri generali del MES, detto ciò è molto difficile stabilire se potrebbe aiutarci o meno in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo. In una situazione normale e non straordinaria, la riforma con conseguente inasprimento della possibilità di accesso al MES non aiuta un possibile Stato in difficoltà, quello è poco ma sicuro.

Maurizio Fazzini

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