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Nubi all’orizzonte per l’Italia: la Commissione UE tuona sulla crescita del PIL

Pochi giorni fa sono state rese pubbliche le stime dell’Unione Europea relative alla crescita del PIL degli stati membri: la crescita sarà bassissima, pessima notizia per il nostro paese.

Esistono tanti parametri per misurare il rendimento e l’andamento di un paese dal punto di vista economico, ma sicuramente uno dei più importanti, se non il più importante, è il PIL. Nell’articolo di oggi andremo a vedere insieme cosa rappresenta e perchè il Bel Paese ha una crescita così lenta e difficoltosa di questo essenziale fattore: il Prodotto Interno Lordo.

Definizione di Pil

“Sai stamattina ho letto il Sole24Ore, e anche MilanoFinanza conferma, siamo veramente messi male a livello di PIL!”. PIL di qui, PIL di là, PIL ovunque, ma sappiamo bene di cosa parliamo quando lo tiriamo in ballo? Per far chiarezza, il Prodotto Interno Lordo è il valore di tutto ciò che viene prodotto in un certo periodo di tempo: quindi sarà composto da tutti i prodotti e servizi che nell’arco di un anno vengono prodotti ed erogati da uno Stato. Questa definizione non ci chiarisce però le idee perchè è troppo generica: nel PIL non vengono considerati i beni destinati all’autoconsumo e quelli ceduti a titolo gratuito, ed inoltre il discriminante è l’area geografica dello Stato preso in esame e non la cittadinanza, perciò se un’azienda con sede legale negli USA produce una lampada in Italia, quel prodotto rientrerà nel PIL italiano mentre se un’azienda italiana eroga una consulenza finanziaria negli USA, il servizio erogato andrà a contribuire al PIL statunitense. Oltretutto questo valore tiene in considerazione, in quanto lordo, di tutti gli ammortamenti relativi ai prodotti e servizi che possono intaccare il valore del servizio erogato o del prodotto venduto: per esempio se la mia lavatrce dopo 5 anni è soggetta ad un deprezzamento rispetto al prezzo di vendita, che andrà ad incidere sul PIL del mio Stato. Questa è una definzione abbastanza chiara di PIL, andiamo a vedere, nel modo più semplice possibile, come si può calcolare.

PIL, calcolo e impatto

Come insegna ogni corso di Macroeconomia, esistono tre metodi per calcolare il Prodotto interno Lordo:

  • Metodo della Spesa: analizza il PIL dal punto di vista della domanda considerando i prezzi di acquisto dei clienti di un servizio o prodotto, ed è composto dalla somma tra Spesa Pubblica, esportazioni nette, consumi e investimenti.
  • Metodo del Valore Aggiunto: analizza il PIL dal punto di vista dell’offerta focalizzandosi su chi vende il prodotto o servizio, ed è composto dalla somma di tutti i valori aggiunti creati dopo ogni operazione che ha portato al bene finale.
  • Metodo dei Redditi: questo invece analizza il PIL dal punto di vista dei fattori produttivi impiegati per raggiungere il bene finale. Tali fattori sono il lavoro, il capitale finanziario utilizzato, ma anche tasse di produzione ed IVA al netto dei contributi di produzione.

Questa somma di fattori rappresenta in poche parole tutto ciò che viene prodotto da uno Stato in un anno, ma cosa possiamo dedurne da questo valore, cosa mi dice il PIL? Grazie al PIL si può dare un giudizio alla salute economica di un paese, ed insieme a deficit e debito pubblico, rappresenta i parametri più importanti per avere un’analisi abbastanza affidabile dell’economia nazionale di qualunque stato. Contestualizzando all’ambito europeo infatti ogni pase dell’UE è tenuto a rispettare i parametri preconcordati di PIL, deficit e debito pubblico al fine di mantenere una crescita economica costante. E la situazione dell’Italia qual è? Cresciamo con costanza in modo tale da sostenere i blianci pubblici? Beh dai, diciamo che potrebbe andar meglio.

Stangata UE, Italia fanalino di coda

Le ultime stime invernali della Commissione Europea ci tagliano ancora una volta le gambe: previsione di crescita del PIL di 0,3% ed ultimo posto. La media dell’Eurozona è di circa 1,9%, con picchi di 4% e 3,8% rispettivamente per Malta e Romania, quindi siamo ampiamente sotto. Partiamo dal presupposto che l’Italia è un paese economicamente sviluppato ed avanzato, ovvero che ha un’economia avanzata e quindi nè industrializzato, nè postindustrializzato, nè tantomeno in via di sviluppo, perciò questa variabile va considerata arrivati al momento di comparare il PIL con quello degli altri stati. Sarebbe inutile e concettualmente sbagliato fare un confronto tra il PIL italiano e quello, per esempio, maltese, perchè Malta è un paese che sta vivendo adesso il boom economico, mentre per noi c’è stato tra gli anni ’50 e ’70. Dovremo confrontarlo con quello di altri stati sviluppati: per quanto riguarda l’Eurozona si parla degli Stati occidentali, tra cui i principali e più simili a noi sono Germania, Francia e Inghilterra. Le loro stime di crescita sono tutte superiori all’1%, vicine alla media europea e pur essendo più basse, sono rassicuranti e traducibili in salute economica di un paese, al contrario nostro. Le cause di questa flemmatica crescita italiana non sono sconosciute e si possono riassumere in una ripresa del mercato del lavoro troppo lenta, causata da politiche inefficaci, associata all’aumento dell’inflazione, con conseguente indebolimento del potere d’acquisto delle famiglie. Le stime per il 2021 non sono migliori, visto che la percentuale si fermerà comunque allo 0,6%, crescerà rispetto al 2020 ma non abbastanza da poter star tranquilli. Quindi non ci resta che sperare in un 2022 migliore, ma dati i presupposti, potrebbero essere false speranze.

Maurizio Fazzini

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