STARTUP GOING UP 39° FLOOR chapter 5: UNICEF Next Generation Italia

Quinto ed ultimo appuntamento relativo alla conferenza STARTUP GOING UP 39° FLOOR, organizzata da Club Diplomatici Unicatt in collaborazione con il Dipartimento Sport e Giovani di Regione Lombardia: oggi parliamo di UNICEF Next Generation Italia.

Dopo l’interessante intervento di Zaccagnino e Moretti, relatori di Illimity, la parola passa ad Elisabetta Della Croce, a capo della divisione Filantropia Strategica di UNICEF, e a Riccardo Pozzoli, startupper con 10 anni di esperienza alle spalle e co-founder di UNICEF Next Gen. Nella storia di UNICEF questo tipo di progetto non era mai stato proposto, quindi andiamo a vedere insieme in cosa consiste.

Premesse iniziali

UNICEF è il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, fondo sussidiario delle Nazioni Unite istituito l’11 dicembre del 1946 con lo scopo di aiutare i bambini vittime della Seconda Guerra Mondiale, ma che opera ancora oggi aiutandoli in ogni parte del mondo. E’ una ONLUS, ovvero una società che non opera a scopo di lucro e la sua attività è mirata ad un’utilità sociale, dove i finanziamenti provengono da donazioni ed è destinataria di un regime tributario di favore. Elisabetta Della Croce, in quanto capo della divisione di Filantropia Strategica che si occupa di raccogliere fondi, svolge un ruolo cruciale all’interno di UNICEF Italia: da poco infatti ha il compito di trovare nuove modalità e strumenti per raccogliere fondi. E’ da qui che nasce UNICEF Next Generation Italia, alla ricerca di nuovi ambassador per arrivare ad un pubblico diverso in una maniera differente rispetto ai canali tradizionali: in questo contesto si inserisce Riccardo Pozzoli, startupper, che insieme a Tommaso Chiabra, armatore di yatch a Montecarlo, Elena Lavezzi, Head of Southern Europe per Revolut e Charley Vezza, patron di Gufram, ha co-fondato Next Generation nel giugno 2019. Il team si è costantemente allargato fino a raggiungere 33 componenti, tutti under35, con background ed esperienze diverse. Pozzoli dal canto suo può fornire alla causa la mentalità innovativa da Start-Up dentro un’enorme società da 6 miliardi all’anno quale è UNICEF, ed afferma: “Sono molto contento di contribuire poichè una great industry come UNICEF si sta accorgendo di dover innovare se vuole stare al passo con i tempi”.

Motivi di questo nuovo approccio

Come mai UNICEF ha deciso di intervenire in questo modo sul proprio piano comunicativo? Semplicemente perchè si trovava in difficoltà ad arrivare alle nuove generazioni, non riusciva a comunicare ad una fascia di età più giovane in quanto vive, comunica, consuma e si relaziona in maniera completamente diversa rispetto alle precedenti. Proprio per questo è stato creato il pool di Next Generation, formato da 33 persone da realtà completamente diverse tra loro: ci sono startupper, professionisti, advisor, architetti, designer, avvocati e via dicendo. Tutti Millenials under35, in modo da poter rappresentare quel ponte generazionale tra la generazione X e la generazione Z, come se fossero traghettatori di un messaggio intergenerazionale che è caratterizzato sempre dalla stessa importanza sociale, ma che ha bisogno di nuovi canali di distribuzione, più familiari per i giovani. A questo punto della conferenza ci viene mostrato un video in cui si vede già l’impronta significativa del lavoro di Next Generation, in modo da poterci spiegare le differenze tra vecchia e nuova capacità di storytelling, espresse da Pozzoli:

  • TRADIZIONALE: si partiva col mostrare, nelle pubblicità e nei settimanali, i bambini malnutriti dei continenti più arretrati di cui UNICEF si occupa, in modo da coinvolgere emotivamente il possibile donatore di quei 36 paesi sviluppati dai quali arrivano la maggior parte delle donazoni.
  • INNOVATIVO: si parte invece dalla figura di un adolescente o di un ragazzo, e non più dal bambino, stravolgendo il meccanismo di comunicazione in quanto adesso avviene solo sui social, puntando tanto sulla FoMO, ovvero Fear of Missing Out, la paura di essere escluso da qualcosa, in questo caso i social networks.

Il binomio FoMO/Social rappresenta un nuovo approccio, che può sembrare semplice e scontato ma non lo è poichè non tutti abbiamo la possibilità di condividere le stesse cose nel nostro mondo, che cerca di risvegliare nel giovane un senso di umanità che sembrerebbe apparentemente perso, ma che invece è soltanto addormentato e va smosso con nuovi canali: siamo ancora accesi, basta muovere la brace. L’idea è di creare una nuova piattaforma di comunicazione prendendo il linguaggio della nostra generazione per portarlo in un altro mondo.

L’applicazione di queste idee

Della Croce e Pozzoli continuano ad esporci il progetto Next Generation parlando del viaggio che il team ha intrapreso in Libano, definito da Pozzoli rivelatorio, in quanto UNICEF ha dimostrato grande spirito imprenditoriale su vari fronti. Si è infatti trovata a dover scardinare le regole per risolvere i problemi relativi all’inserimento in un nuovo mercato, in un paese diverso nel quale doveva vendere un “prodotto” differente. Questo progetto si è sviluppato con un’attitudine molto imprenditoriale, partendo da una nicchia per poi espandersi con la finalità di sostenere i giovani imprenditori del territorio. Il marketplace dove vendere è costituito dagli Innovation Lab: serie di centri di formazione professionale che UNICEF costruisce in collaborazione con le associazioni del territorio, dove si svolgono attività di mentoring, collaborazione ed istruzione. Il problema del Libano, ma come di tanti altri paesi sottosviluppati o in fase di guerra, è la mancanza di educazione nella fascia di età post-adolescenziale, poichè una volta sopravvissuti alla fanciullezza i bambini si meriterebbero un futuro tramite l’educazione, partendo da quella molto basilare come può essere risolvere problemi in famiglia o come igienizzare l’acqua, temi per noi scontati, ma per noi, appunto. UNICEF sta cercando di supportare i ragazzi, selezionandoli anche in base alla loro voglia di fare cercando di formarli per una professione: si insegnano la lingua e le conoscenze matematiche, economiche e professionali, mettendo a disposizione anche strumenti per svolgere lavori. Un esempio è quello di Mr.Crêpes, ragazzo palestinese rifugiato in Libano divenuto ambassador dell’imprenditorialità incentivata da UNICEF, poichè con la sua voglia di fare e gli aiuti ricevuti si è aperto la propria crêperia nel suo villaggio, convincendo tanti altri a partecipare agli Innovation Lab e magari riuscendo ad evitargli una vita di strada, nelle grinfie dell’ISIS o di altre organizzazioni violente. Quando non hai un’opportunità, se sei di strada rimani in strada. UNICEF si sta battendo per dare a più persone possibile questa opportunità.

Maurizio Fazzini

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