Strategie APPLE: Il Nuovo iPhone SE (2020) potrebbe essere la risposta alla crisi

In che modo un colosso da oltre 1000 Miliardi può riuscire a raggirare i periodi di crisi uscendone anche più forte, adottando misure più o meno convenzionali e stratagemmi di marketing-mix superiori alla concorrenza.

Nel mondo ci sono 1,5 miliardi di dispositivi Apple attivi e non sono tutti top di gamma, anzi, i fan della Mela si dividono in due gruppi: i fedelissimi che acquistano subito le ultime novità, disposti ad affrontare file chilometriche davanti agli stores, e i consumer meno sfegatati che si ritrovano ancora ad usare il vecchio iPhone 5.Tim Cook lo sa e da diversi anni ha ormai iniziato una strategia di diversificazione della propria gamma di prodotti, penetrando quella porzione di mercato, medio-gamma, già occupata da altri colossi come Samsung.

Marketing e Comunicazione come base strategica su cui fondare gli obiettivi di lungo periodo

Le strategie di marketing e comunicazione di Apple testimoniano come alcune idee abbiano cambiato il mondo della tecnologia e non solo.

Alla base vi è la dicotomia “noi vs gli altri” sulla scia di una filosofia della controcultura, lavorando negli anni ad un marketing tribale e costruendo quindi una comunità che non solo acquista ma che difende il brand e i suoi prodotti.

L’ecosistema Apple viene spesso descritto come un sistema chiuso ma che può essere pensato come un pianeta a se stante. I consumatori però conoscono i benefici e i vantaggi di questo mondo e non vogliono farne a meno, diventando oltre che fedeli clienti anche dei brand advocate. La semplicità ha rappresentato sempre un elemento distintivo del brand e di suoi prodotti, come ha dichiarato lo stesso Steve Jobs anni fa. Questi concetti di minimalismo e semplicità, plasmano da sempre le strategie di comunicazione e marketing, anche trattandosi di formule non convenzionali, di nicchia forse, che non potrebbero funzionare per una qualsiasi altra azienda: per Apple sì

Problematiche legate alla tecnologia Apple, mercati internazionali e lancio di prodotti

E’ giusto fare un excursus su quelli che fino a non molto tempo fa sono stati i problemi riscontrati dal melafonino e le vecchie strategie per aggirarli.

C’ è stato un periodo in cui Apple ha pagato a caro prezzo la scelta di abbassare le prestazioni degli Iphone quando la batteria stava per esaurirsi, senza farlo sapere agli utenti. Dopo lo scoppio della polemica legata a questa obsolescenza programmata, a Cupertino, sono corsi ai ripari attuando un programma per sostituire le celle ad un costo molto basso (circa 30$); una scelta questa che ha convinto gli utenti a non cambiare il proprio IPhone. Malgrado i molti siano legati a tutto l’ecosistema Apple e prima o poi cambieranno modello a prescindere dai vari inciampi.

Il secondo grave problema è la Cina. Infatti, dopo anni di investimenti e promozioni, il prodotto iPhone non riesce a conquistare i cinesi. A questo si aggiunge anche la guerra commerciale Stati Uniti – Cina, senza dimenticare che il mercato cinese è ormai saturo e in forte calo dopo il boom degli ultimi anni.

Apple non può certo cambiare le condizioni macroeconomiche che scaturiscono dalla guerra commerciale tra i due paesi e questo rende ancora più complessa la situazione, per questo ha deciso di voler capitalizzare in maniera ancora più incisiva gli investimenti in Cina con iniziative commerciali specifiche. Tim Cook ha deciso quindi di presentare i nuovi iPhone con doppia sim fisica disponibili solo nel paese asiatico, compiendo già un primo passo verso questa direzione.

L’ ultima problematica che sta avendo sempre più impatto negativo sulle vendite degli iPhone riguarda le tempistiche di presentazione e lancio. Il problema è che Apple sta concentrando i lanci di troppi prodotti in poco tempo, ma la soluzione potrebbe arrivare dallo stesso CEO allargando e migliorando il programma di trade-in introducendo anche nuovi programmi di finanziamento.

Una strategia da pandemia per far fronte al calo delle vendite e alla crisi mondiale

Ritornando alla presentazione del nuovo SE, ricordiamo che l’esordio avvenne proprio con l’iPhone 5c, lanciato nel 2013, per poi proseguire con il primo SE nel 2016 e infine con l’Xr di due anni fa.

 I prezzi di questi modelli sono sempre stati molto ridotti rispetto ai fratelli maggiori (5,XS) e ciò ci fa intuire che la pandemia da coronavirus non c’entra niente con l’ultimo rilascio  – per nulla a sorpresa – del nuovo iPhone SE 2020. Se ne parlava da mesi, i rumors dei nomi che giravano per questo nuovo modello entry level, che favorisse il ricambio del parco smartphone, erano diversi. Non a caso iPhone 8 è stato contemporaneamente fatto fuori dai listini e tutto ciò porterà alla fine dell’anno il colosso californiano a sfoggiare ben cinque nuovi modelli che partono dai 500 euro dell’ultimo arrivato fino ai top di gamma da oltre 1000 euro.

Questa è la strategia da ormai qualche tempo ed è inverosimile che Apple l’abbia modificata in questo periodo per proporci un iPhone da quarantena, mettendo così fine all’epoca dei fighetti che spendono 1500 euro per un telefono. Quelli ci saranno sempre.

Per cui, Apple, mentre deve pur sempre badare alla marginalità degli smartphone e degli altri dispositivi più costosi, ha bisogno di espandere ancora di più la sua gamma di prodotti. Per farlo non c’è scelta. Bisogna scendere dal segmento premium: anzitutto per convincere il pubblico dei vecchi fedelissimi a riconvertirsi senza grandi problemi, poi per provare ad erodere quote di mercato della fascia media dove si vende la maggior parte dei dispositivi.

Il nuovo modello economico della casa di Cupertino, lanciato (forse) un po’ a sorpresa, punta a diversificare l’offerta e ad erodere quote di mercato nella fascia media. Se ne parlava da oltre un anno, e la pandemia non c’entra niente. Le strategie della Mela sono ben più radicate e sottili, pensate proprio per raggiungere elevate marginalità in segmenti diversi.

Dunque la narrazione che vorrebbe l’SE 2020 tirato fuori dal cilindro in tempo per il crollo dei consumi e dei redditi e la bassissima propensione alla spesa dei consumatori globali di fronte al coronavirus sembra un modo di inquadrare scelte ben più complicate e radicate nei tempi produttivi con una vision imprenditoriale inesatta. Basterà aspettare i prezzi degli iPhone 12 per ricredersi.

                                                                  Ferdinando Margiotta

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