Tra innovazione e progresso di una realtà in evoluzione: il fenomeno startup

Analizziamo dati e caratteristiche di quelle ormai divenute un “must” per le menti più brillanti del momento, un trampolino di lancio con cui giovani e non solo sperano di spiccare nel mondo del lavoro.

I dati ufficiali, aggiornati al 1 gennaio 2020, vedono circa 10882 startup iscritte al Registro delle Imprese: un termine questo,startup per l’appunto, comparso “ufficialmente” per la prima volta in una notizia nel nostro Paese l’8 marzo 2008. Da quel momento si è assistito ad una crescita graduale, che ha visto, a inizio 2020, il capitale sociale delle sopracitate attestarsi a quota 583,2 milioni di euro: diversi interpreti e protagonisti, ancor più disparati i settori in cui operano queste società. Come si è arrivati ad un risultato del genere?

Startup: definizione e processo di formazione

Un’accezione, alle origini, utilizzata solamente per riferirsi alle aziende e società operanti nel settore delle tecnologie di informazione o in Internet: successivamente, quelle che a tutti gli effetti possono definirsi ‘nuove tipologie di business ‘, sono state utilizzate anche per riferirsi alle ‘neonate’ società operanti in diversi ambiti. Formalmente le startup sono aziende o società con determinate caratteristiche: sono flessibili a livello di organigramma, struttura dunque ben lontana dalle diverse declinazioni di questa presenti nelle aziende, sono, almeno per i primi tempi, di ‘dimensioni ridotte’, infatti i fondatori o chi per essi svolgono più compiti nelle stesse e soprattutto, salvo rare eccezioni, generalmente svolgono altre mansioni al momento della creazione di queste. Per quanto riguarda il processo necessario per arrivare alla formazione di una startup invece, successivamente all’idea iniziale legata ad un nuovo prodotto o servizio, si passa alle analisi di mercato, con lo studio dello stesso alla ricerca di altre realtà simili già operanti e di possibilità reali di sviluppo, per terminare infine con la creazione di un business model che generalmente porta alla creazione di un modello ‘scalabile’ e ripetibile: a questo punto si può pensare concretamente alla creazione di una nuova realtà di business.

I dati del fenomeno in Italia

Circa il 75% delle startup operanti nel nostro Paese fornisce servizi alle imprese, tra consulenza informatica  e produzione di software: la restante percentuale è spartita tra manifatturiero, circa il 20% e commercio, con circa il 5% delle neonate attività rivolte a questo. Per quanto riguarda l’organigramma invece, circa il 13,5% sono le startup a prevalenza femminile, mentre quelle formate dai più giovani, sotto i 35 anni per intenderci, si attestano a una percentuale del 20% circa, che arriva fino a quasi il 45% per le realtà in cui almeno un giovane fa parte della società. Resta la Lombardia invece la regione col maggior numero di startup : circa il 27% delle società sono qui site, con la sola Milano che presenta una percentuale di queste pari addirittura al 19% del totale nazionale, circa 2000 imprese per l’appunto. Lazio ed Emilia Romagna seguono, mentre è la Valle d’Aosta il ‘fanalino di coda’: circa 25 startup, stando agli ultimi dati. Un fenomeno comunque che vede, nel 2018, una produzione complessiva di circa 1.168.000.000 di euro, anche se le società in perdita ‘sorpassano’ quelle che producono un utile di circa il 2%; ROI e ROE, indicatori di redditività, sono nel complesso negativi. Non priva di conseguenze sarà però la situazione venutasi a creare a causa dell’emergenza Coronavirus, con perdite in questo ‘sistema’ certamente non trascurabili.

Tra incubatori ed acceleratori

Spesso le startup necessitano di un ‘supporto’ esterno, soprattutto per quanto riguarda il fronte finanziamenti, ma anche di risorse e competenze necessarie a garantire la sopravvivenza delle stesse. Per questo motivo spesso ricorrono ad incubatori ed acceleratori di startup : i primi fondamentalmente sono necessari per l’early stage, nel momento successivo dunque alla creazione della società, garantendo programmi, che vanno dai 6 mesi ai 3 anni, in grado di aiutare i membri della stessa nell’evoluzione ed affermazione del prodotto o servizio che si vuole offrire. Leggermente differenti invece gli acceleratori che ‘intervengono’ ad una definizione già ben precisa dell’idea da parte della società, successivamente dunque alla redazione del modello di business. Programmi di minore durata e possibilità di accedere a finanziamenti più elevati le caratteristiche principali di questi, in cambio ovviamente di equity da parte della società. Realtà comunque che troviamo nelle maggiori Università italiane, come Bocconi, Luiss e Politecnico, ma non solo, in un sistema generale improntato ad una continua evoluzione e ricerca di innovazioni.

Gianluca Sormani

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