Tra presente e futuro: la nuova frontiera della space economy

Aziende private, interessi politici e visibilità: analizziamo le caratteristiche e i possibili sviluppi della nuova ‘corsa allo spazio’.

Non è detto che quel che oggi è fantascienza debba sempre rimanere tale“. Quale personaggio, se non l’eccentrico Elon Musk, avrebbe potuto pronunciare tali parole: un visionario, che 18 anni fa fondava SpaceX, azienda in questi giorni sotto i riflettori del mondo in quanto prossima ad un’impresa mai compiuta prima, nonché protagonista di quel che sarà il primo viaggio spaziale con equipaggio di una compagnia privata, destinato a diventare ‘pietra miliare’ nel settore. Che sia l’inizio di una nuova era?

Privatizzazione e viaggi spaziali

SpaceX, Blue Origin, Virgin Group. Non è un caso forse che alcuni tra i miliardari e uomini più influenti dei giorni nostri siano così legati, in quanto fondatori, ad aziende nel campo dell’aerospaziale: certamente scommesse al tempo della loro formazione, destinate però ad essere leader di un mercato in crescita esponenziale. 9 minuti, questo il tempo successivo al decollo che servirà a decretare o meno il successo della Crew Dragon di SpaceX, navicella che partirà dal suolo americano e porterà un equipaggio umano a bordo della Stazione Spaziale internazionale (ISS) per la prima volta dopo circa 9 anni dall’ultima missione Space Shuttle. Un progetto ambizioso al quale Nasa, congiuntamente con società private, tra cui appunto SpaceX, Blue Origin di Bezos e Boeing, sta lavorando già dal 2010, con un investimento iniziale di 50 milioni di dollari e che ha già portato nelle casse di Musk, successivamente ad un accordo per 6 viaggi alla ISS, ben 2,6 miliardi di dollari: cifra che può certo risultare spropositata, se però non si tengono in considerazione i circa 80 milioni di dollari che gli Usa dovevano alla Russia per ogni astronauta e il ruolo simbolico che ricopriranno gli Stati Uniti come nuovi leader nei viaggi spaziali.

Il Piano Strategico Space Economy

Anche l’Italia, dal canto suo, si sta muovendo da qualche anno sulle orme di questo trend, in particolare attraverso il Piano Strategico Space Economy, che prevede un investimento di circa 4.7 miliardi di euro, di cui circa il 50% coperto da risorse pubbliche, aggiuntive a quelle normalmente destinate ad attività legate allo spazio. La space economy, in particolare, è definita come “catena del valore che, partendo dalla ricerca, sviluppo e realizzazione delle infrastrutture spaziali abilitanti, il così detto ‘Upstream’, arriva fino alla produzione di prodotti e servizi innovativi abilitati, ‘Downstream’ “; in sostanza, soffermandosi soprattutto sulla forte connotazione territoriale, si punta molto sulle PMI, rendendole protagoniste della crescita economica del nostro Paese. Il settore spaziale italiano infatti può divenire negli anni punto di riferimento nello sviluppo, garantendo un ‘futuro’ ad un contesto che già fattura quasi 2 miliardi l’anno e fornisce lavoro a circa 7000 persone in Italia e che globalmente mobilita circa 350 miliardi di dollari. Cifre comunque contenute in confronto alle stime degli analisti di Morgan Stanley, per il 2040: si pensa infatti che entro quell’anno la space economy mondiale varrà più di un trilione di dollari, con picchi fino a 1.7 trilioni per gli anni a venire, numeri che sicuramente porteranno il settore in un piano di assoluto risalto.

Investire nello spazio: diventerà abitudine?

Pochi dati, che concretamente fanno capire l’importanza di questo nuovo tipo di economia e del settore aerospaziale: 1.1 miliardi di dollari investiti nelle industrie spaziali nei primi 5 anni del nuovo millennio, più di 10 quelli invece tra il 2012 e il 2018: Goldman Sachs stima a circa 13 i miliardi di dollari investiti in startup di questo tipo. Quali sono i motivi? Sicuramente il progresso delle tecnologie e la ‘corsa allo spazio’ vanno avanti di pari passo, anche se la maggiore accessibilità all’industria spaziale da parte dei privati non è da meno. Alcune compagnie iniziano ad introdurre addirittura il concetto di ‘turismo spaziale’, per ora riservato solamente a coloro che dispongono di grandi risorse economiche ma che vede reale applicazione nello ‘SpaceShipTwo’ della Virgin Galactic, appartenente all’inglese Richard Branson, navicella progettata per voli suborbitali che può trasportare al massimo 8 persone (6 passeggeri), per la ‘modica’ cifra di 250000 dollari, stesso obiettivo condiviso dalla già citata Blue Origin di Jeff Bezos. Altre aziende come Deep Space Industries si muovono in questo senso, questa ad esempio come operante nel neo settore dell’industria mineraria spaziale, senza considerare i numerosi studi e ricerche sui più disparati ambiti, dalla coltivazione ‘extraterrestre’ fino all’edilizia, in un settore che certamente riceverà sempre più investimenti e segnerà forse l’inizio di un nuovo capitolo.

Gianluca Sormani

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