Vincite nei programmi TV: perché in oro e non in contanti? Origini e conseguenze di questa pratica.

Da moltissimi anni le cifre che vediamo vincere ai concorrenti dei programmi televisivi, come spesso specificato con titoli in sovrimpressione, non sono in contanti ma in oro. C’è una motivazione innanzitutto legale, che non ha però tenuto conto di tutte le conseguenze che comporta. Infatti, ultimamente qualcosa sembra essere cambiato… forse.

Qualcuno di voi si è mai chiesto come mai le vincite dei programmi televisivi siano sempre in gettoni d’oro e non in euro? Capita spesso che venga specificato più di una volta lungo la durata del programma e, altrettanto spesso, vengono fatti dei calcoli su quanto vinca effettivamente il concorrente di turno. Le motivazioni sono piuttosto antiche, visto che risalgono al 1955, ma il contesto cambia e, dunque, cambiano anche le conseguenze di questa pratica, che potremmo infatti definire obsoleta.

Perché in oro?

Come detto, la motivazione risiede principalmente nella legge, perché dal 1955 i giochi televisivi, poco regolamentati in quanto appena nati, vennero trattati in maniera, per così dire, speciale. Lasciare che la vincita del concorrente fosse riscossa in denaro, cioè al tempo in lire, significava correre il rischio che questo venisse trattato come gioco d’azzardo non autorizzato. Il gioco d’azzardo ha infatti una regolamentazione specifica che lo rende lecito solamente in luoghi specifici ed autorizzati. Ottenere l’autorizzazione non è tra l’altro semplice, richiede molti passaggi burocratici che poco hanno a che vedere con la natura dei quiz TV. Prima ancora di analizzare la legge, la domanda di fondo dovrebbe essere: la partecipazione ad un programma televisivo è gioco d’azzardo? Difficile rispondere, soprattutto perché questo dilemma è molto attuale anche in molti altri ambiti, dai videogiochi agli acquisti di scatole “misteriose” online. Ha infatti tenuto banco negli ultimi mesi qualche questione riguardante il gioco d’azzardo “mascherato” nei videogiochi e nei prodotti di consumo, in quest’ultimo caso riferito alla moda di acquistare “al buio” una scatola di prodotti pagandola una certa cifra, senza però la sicurezza di ciò che vi è all’interno. Il brivido dell’ignoto c’è sicuramente, ma il confine tra pratica divertente o intrigante ed il gioco d’azzardo sembra essere molto sottile. Tornando a noi, diventa quindi difficile rispondere alla domanda nell’ambito dei programmi TV e sicuramente gli sviluppi politici e giuridici degli ultimi tempi possono dare delle risposte (come vedremo successivamente). In relazione a quanto stabilito nel ’55, possiamo solo chiederci quali siano state le conseguenze di questi decenni di grandi vincite in gettoni d’oro. Queste ultime, infatti, sono state al centro di polemiche dannose per tutte le parti in causa.

I problemi dell’età dell’oro

Come già anticipato sono state molte le conseguenze di questo lungo periodo di vincite in oro, a partire dalle emittenti televisive che, senza possibilità di scelta, si sono trovate ad essere grandi acquirenti di gettoni d’oro. In particolare le emittenti più grandi, cioè Rai e Mediaset, si trovano oggi ad acquistare una cifra vicina ai 10 milioni di euro d’oro all’anno dalla Zecca di Stato (o dai rivenditori autorizzati). I programmi TV a modalità di quiz o simili sono diventati sempre più famosi, tanto da portare su cifre così rilevanti l’acquisto di gettoni che poi l’emittente personalizza (cioè chi vince una certa cifra in un programma Rai riceve dei gettoni con sopra il logo, appunto, della Rai). Ecco però i primi problemi: la trattenuta sulle vincite in oro è del 20% secca, direttamente da parte di chi consegna il premio. Dunque il concorrente che vince, per esempio, 100 mila euro, si troverà a riceverne direttamente 80 mila. Non è tutto qui, perché questi gettoni d’oro sono ovviamente da convertire in denaro, operazione di cui si può occupare qualche rivenditore d’oro autorizzato (quando i gettoni arrivano a casa del vincitore, c’è nella bolla di trasporto una lista dei posti dove può effettuare questa operazione). In ogni caso, c’è quest’altra commissione di conversione da pagare (in genere intorno al 5%) a chi effettua il cambio oro-euro, che come sappiamo varia nel tempo. E il ricavo pulito del concorrente scende ancora. Per ovviare a tutti questi passaggi, le emittenti spesso offrono un corrispettivo in denaro al posto di quello in oro e, comprensibilmente, i concorrenti accettano, perché ovviamente preferiscono il liquido. Attenzione, l’emittente non può dare direttamente il premio in denaro, altrimenti saremmo punto e a capo, ma può occuparsi della conversione dell’oro in euro per conto del vincitore, dietro ovviamente il pagamento di una sorta di commissione. Viene da dire, come purtroppo spesso capita, che una legge che parte da un principio condivisibile (evitare il gioco d’azzardo) sfocia poi in problemi e passaggi burocratici che lasciano spazio a guadagni aggiuntivi per tutti (soprattutto per il citato rivenditore che, presumibilmente, rivende i gettoni alle stesse emittenti da cui arrivano). L’unico anello della catena che ci rimette è il vero soggetto della questione: il vincitore.

Polemiche e sviluppi

Negli ultimi anni si è spesso sentito parlare di questa norma relativa alle vincite in oro, in particolare perché da qualcuno ritenuta obsoleta, ormai fuori dal tempo. Come già spiegato, diventa difficile entrare nel merito della questione del gioco d’azzardo, attuale e controverso come in poche altre fasi della storia recente. Resta però necessario scavare a fondo della questione, perché è ormai un dato di fatto quello esplicato nel precedente paragrafo: il vincitore guadagna poco (o comunque meno del dovuto), gli intermediari guadagnano tanto. Anche il programma TV “Report” aveva condotto un’inchiesta sul tema, arrivando addirittura ad ipotizzare che l’oro delle vincite non fosse puro al 100%, ma solo al 99,5% (sembra una differenza trascurabile, ma parliamo comunque di qualche decina di migliaia di euro, considerata la quantità di oro). Quindi le ombre diventano davvero molte, probabilmente troppe. Sono forse proprio queste ombre che hanno portato al grande cambiamento del 2019: dal primo gennaio dell’anno corrente, si possono infatti pagare le vincite in contanti (la trattenuta ovviamente c’è anche su quest’ultimo). Si può, dunque non è obbligatorio. Più che il metodo di pagamento, questa novità è volta a tutelare la corretta esecuzione delle operazioni dal punto di vista burocratico e giuridico. Chi infatti pensa allo svolgimento del programma, in relazione a come funziona il programma stesso e la relativa possibilità di vincita, deve certificare che determinati passaggi avvengano in maniera trasparente (infatti, in molti casi viene nominato il notaio durante il programma). Giusto per capire cosa si intende, tra le tante regole c’è quella relativa alla scelta delle domande nei quiz: essa non può essere effettuata al momento (magari in relazione alla possibile vincita del concorrente) ma deve essere correttamente prescelta, in modo che sia garantita l’indipendenza tra il merito del partecipante (che ha accumulato un certo monte premi) e la possibilità di vittoria finale. Il passo sembra essere nella giusta direzione, nonostante tanti misteri sulla questione dei gettoni d’oro rimangano. Uno dei più famosi conduttori in circolazione, Gerry Scotti, si è detto entusiasta di questa novità che ha messo fine alla farsa dei gettoni d’oro, come da lui stesso definita. Sembrano quindi contenti della novità anche gli addetti ai lavori, anche se resta ancora quello spiraglio di incertezza. Quello stesso spiraglio che è tanto caro agli scettici ed ai complottisti, a cui conviene continuare a vincere dal divano di casa, sicuri che sia tutto il solito “magna magna”…magari per una volta hanno ragione.

Marco Cagiano

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