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Come la Blockchain può cambiare il modo di fare business delle imprese: da LVHM a IBM alcuni esempi e problematiche

Nel 2009 ha fatto la sua comparsa in rete il Bitcoin, un innovativo sistema di pagamento, o scambio di valori, creato da un anonimo programmatore, il quale, all’insegna di un “anarchia finanziaria” ha sconvolto il sistema bancario tradizionale. A distanza di circa 10 anni dalla sua nascita, molti confondo ancora il Bitcoin con la Blockchain, non riuscendo a comprendere pienamente la differenza tra i due.
Blockchain è la tecnologia che sta alle spalle delle monete virtuali (cryptovalute) mentre il Bitcoin è soltanto una delle migliaia di applicazioni possibili di questa innovativa tecnologia.

I sistemi di pagamento sono sicuramente l’ambito di applicazione più immediato per Blockchain, l’innovazione che può apportare non si ferma soltanto al settore finanziario, ma si estende all’agroalimentare, alla moda, al settore assicurativo fino ad arrivare all’immobiliare. Una tecnologia infinite possibilità.

Che cos’è Blockchain?

“La blockchain è una struttura dati condivisa e immutabile. È definita come un registro digitale le cui voci sono raggruppate in blocchi, concatenati in ordine cronologico, e la cui integrità è garantita dall’uso della crittografia. Sebbene la sua dimensione sia destinata a crescere nel tempo, è immutabile in quanto, di norma, il suo contenuto una volta scritto non è più né modificabile né eliminabile, a meno di non invalidare l’intera struttura.”
Questa è la definizione che Wikipedia dà della Blockchain, ma riassumendo in parole estremamente semplici possiamo dire che essa è un nuovo modo di immagazzinare i dati. Questi non vengono più salvati su di un server centralizzato, immaginabile come un luogo fisico, bensì vengono salvate su server decentralizzati. L’informazione viene spezzettata e conservata su tanti blocchi diversi della catena (appunto Blockchain, letteralmente catena di blocchi) rendendo un possibile attacco informatico volto alla manomissione o al furto di questi dati estremamente più difficile, in quanto non basta più accedere ad un unico server ma occorrere risalire ai blocchi di tutta la catena per impossessarsi delle informazioni.

I vantaggi di questa tecnologia

In primo luogo possiamo dire che questa tecnologia rende le transazioni finanziarie più veloci, basti pensare al fatto che si possono scambiare cryptovalute in pochi secondi mentre un bonifico impiega qualche giorno per essere eseguito da una banca, ma questo vantaggio sta via via sparendo perchè il sistema bancario si sta adeguando alla velocità di internet offrendo soluzioni altrettanto potenti in tema di velocità.
Sicurezza e trasparenza sono i principali vantaggi che la Blockchain porta nei diversi ambiti di applicazione.
I dati sono sicuri per via dell’elevata potenza crittografica del sistema. La trasparenza, invece, è assicurata dal fatto che i dati sono immodificabili, qualsiasi informazione dopo essere stata inserita non è più modificabile, perchè è il sistema stesso a gestirla, non un operatore umano.
Ovviamente il sistema non assicura la veridicità dei dati inseriti ma si limita ad assicurare il fatto che questi siano stati inseriti da un determinato utente ad una determinata ora.
Queste considerazioni ci aiutano a capire che la Blockchain può essere utilizzata per certificare delle transazioni, ad esempio dei passaggi che un determinato bene fa nel corso del suo ciclo di vita, dandoci la certezza che le informazioni circa quel bene transitino effettivamente da un operatore ad un altro. Facendo l’esempio di un pomodoro prodotto in Italia, la Blockchain potrebbe darci la certezza che quel prodotto sia effettivamente passato dalle mani del coltivatore al supermercato che poi lo venderà, ma si fermerebbe qui.
La Blockchain può certificare i passaggi intermedi ma niente può contro il problema del primo dato.

Alcuni esempi concreti

Il gruppo LVMH vuole portare questa tecnologia tra i suoi brand per certificare i passaggi che i prodotti compiono lungo tutta la filiera, permettendo ai clienti finali di risalire a tutte le fasi dalla lavorazione alla vendita.
IBM si sta muovendo, invece, nel settore agroalimentare cercando di tracciare il ciclo di vita dei prodotti alimentari dal coltivatore alla grande distribuzione, offrendo un servizio molto richiesto dai consumatori, i quali sono sempre più attenti alla provenienza del cibo.
Queste grandi aziende però non hanno ancora spiegato come affronteranno il, già citato, problema del primo dato, secondo il quale la Blockchain può sicuramente certificare tutti i passaggi intermedi, inserendo le informazioni sul proprio registro condiviso decentralizzato, ma non può assicurare che le prime informazioni siano corrette e veritiere.
Tornando all’esempio del pomodoro, la Blockchain può certificare il passaggio del pomodoro tra il coltivatore ed il supermercato, ma il primo inserimento delle informazioni che riguardano il pomodoro deve, per forza di cose, avvenire manualmente, di conseguenza le informazioni potrebbero essere false in partenza. Chi impedirebbe al coltivatore di inserire all’interno del sistema un luogo di provenienza del pomodoro diverso da quello effettivo? Quale differenza ci sarebbe poi tra questo sistema ed il sistema legislativo dei marchi DOP e DOC?

Andrea Iacomino

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