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Dal walkman a Spotify: come lo streaming ha rivoluzionato l’industria musicale

Al giorno d’oggi, grazie alle piattaforme di streaming, possiamo reperire qualsiasi brano in brevissimo tempo, ma se ripensiamo alla nostra infanzia, ci rendiamo conto di come non sia sempre stato così, e di come l’avvento delle piattaforme musicali abbia cambiato le nostre abitudini di consumatori.

Pensare di non poter ascoltare il nuovo disco del nostro artista preferito nonappena viene pubblicato, ma di doverne per forza acquistare una copia fisica, ci sembra impossibile. Eppure, fino a pochi anni, fa le cose non erano così immediate. Inevitabilmente, l’avvento di internet e dello streaming ha avuto un grosso impatto sull’industria musica, andandone a modificare le dinamiche.

Il lungo viaggio del mercato musicale

Come detto, l’avvento delle piattaforme streaming ha modificato radicalmente il mercato musicale. Tuttavia, se si analizza la storia dei dispositivi di fruizione di contenuti musicali, ci si accorge che non abbiamo a che fare con la prima rivoluzione in questo ambiente. Già circa 130 anni fa venivano mossi i primi passi per portare la musica nelle case di tutti: nel 1889, infatti, Emil Berliner inventava il 78 giri, il primo disco fonografico, che venne poi sostituito nel 1948 dal microsolco, o disco in vinile, introdotto sul mercato americano dalla Columbia Records. Negli anni successivi, complice la volontà di permettere ai consumatori di ascoltare musica anche fuori di casa, furono introdotti nuovi dispositivi, come lo Stereo8 e la musicassetta. Nel 1982, poi, fu la volta del Compact Disc, che per più di un decennio regnò incontrastato come principale strumento di fruizione musicale, almeno fino all’avvento di Napster. Esattamente, perchè questo programma di file sharing, il cui nome al giorno d’oggi risulterà sconosciuto ai più, è stata la prima vera piattaforma per condividere musica online. Ovviamente una realtà di questo tipo comportava milioni di violazioni di copyright, e perciò nel 2002 il sito fu costretto a chiudere. Nel frattempo, però, nasceva l’iPod, una libreria musicale portatile di dimensioni ridotte che permetteva un’ulteriore miglioramento delle condizioni di ascolto, mentre l’esempio portato da Napster non era passato inosservato, e la vera rivoluzione si stava avvicinando.

Spotify e i suoi fratelli

Nel 2008, infatti, i due startupper svedesi Daniel Ek e Martin Lorentzon lanciarono sul mercato Spotify, una piattaforma dinamica e intelligente che non si limitava a garantire ai consumatori un’ampissima libreria musicale della quale fruire secondo due modalità, una gratuita e una premium, ma anche di ricercare delle playlist affini ai propri gusti, crearne di proprie, ricevere consigli su artisti e album in base ai propri ascolti e condividere musica con gli altri utenti. Il successo della piattaforma fu incredibile, complice un’ottima campagna marketing e diverse partnership di successo, e nel giro di 6 anni la società, oggi quotata in borsa, ha raggiunto un valore complessivo di circa 4 miliardi di dollari. Oggi Spotify conta 180 milioni di utenti e 83 milioni di iscritti, ma non è l’unica realtà di questo tipo. Si pensi ad Apple Music, successore naturale dell’iPod nelle modalità di ascolto degli utenti Apple, o a Deezer, probabilmente senza eguali in termini di completezza, e che grazie alla partnership con Lyric Find permette di leggere i testi delle canzoni durante la riproduzione dei brani. Non vanno poi dimenticate Google Music, che garantisce agli utenti uno spazio cloud dove salvare fino a 50.000 canzoni gratuitamente, Rdio, Xbox Music, Pandora, TIDAL, Grooveshark… Insomma, negli anni il fenomeno dello streaming musicale si è espanso a dismisura, e continua a farlo, come testimoniato da piattaforme come TikTok, che fonde la dimensione musicale a quella social, o come SoundCloud, una piattaforma emergente molto amata dagli artisti poichè permette di caricare gratuitamente fino a 120 minuti di contenuti audio.

L’impatto sul mercato

Come detto, l’avvento di queste piattaforme ha avuto un forte impatto sul mercato musicale: lo streaming rappresenta ad oggi il 19% degli introiti del mercato musicale, il 5% in più rispetto a 6 anni fa, ed è in continua crescita. Ma non è tutto qui: strumenti come Spotify permettono di monitorare gli ascolti di chi ne usufruisce, contribuendo di fatto a dare voce a una generazione. Se fino a qualche anno fa, infatti, le classifiche e i riconoscimenti si basavano esclusivamente sul numero di acquisti in copia fisica del dato album, andando di fatto a considerare le preferenze di una fetta di pubblico ridotta e con un’età media più elevata, oggi non è più così. Il target di fruitori di Spotify, ad esempio, è ben diverso da quello di chi trent’anni fa acquistava un CD musica, senza contare che con questi strumenti sono stati mossi importanti passi avanti nella guerra alla pirateria informatica.

Anche per questa ragione, da quest’anno FIMI ha deciso di alzare la soglia di unità per il riconoscimento del singolo d’oro e di platino, passando rispettivamente 25.000 a 35.000 e da 50.000 a 70.000 unità. Come si può notare, quindi, l’avvento delle piattaforme di streaming musicale ha avuto un enorme impatto su diversi ambiti del mondo musicale, e vista la rapidità del progresso tecnologico, non dubitiamo che continuerà ad averne negli anni a venire.

Lorenzo Ferri

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