Design thinking: i cinque step che trasformano la tua idea in un promettente business

Sai come si trasforma un’intuizione in un business? Un passo alla volta: solo così si può capire il potenziale di un’idea e passare al vaglio le possibilità per la concreta realizzazione. I dettagli, come spesso accade, possono fare la differenza.

Ormai sappiamo che il futuro è digital e, in questo contesto, c’è un po’ la febbre dell’invenzione. Ci sentiamo chiamati a fare qualcosa di innovativo, nuovo, rivoluzionario. L’innovazione nel 2020 passa attraverso le start-up che, appunto, nascono da un’idea che si propone di rivoluzionare un certo settore. Analizziamo allora a fondo l’embrione, il punto di partenza nella mente di chi si propone un fine così ambizioso. Analizziamo l’idea.

Pronti, via!

Può sembrare banale, ma sai qual è il più grande ostacolo nella realizzazione di un’idea? Il coraggio di farla uscire dalla propria testa. Un’idea a volta resta nella testa di chi l’ha avuta per tanto tempo, come un gioiello da difendere dal mondo esterno. La verità è che solo cominciare a tirarla fuori, spiegarla, analizzarla ed anche modificarla può permettere di trasformarla in qualcosa di concreto. Superare questo scoglio permette di capire che ci vuole coraggio per trasformare qualcosa di astratto in qualcosa di concreto, perché nella mente un’idea può anche sembrare perfetta, ma solo cominciare a realizzarla permette di capire se lo è davvero. Ecco perché esistono cinque fasi del cosiddetto Design Thinking, per avere un criterio che accompagni l’ideatore nel processo di concretizzazione dell’idea. Il primo step è un concentrato di entusiasmo: enfatizzare. In questa fase devi pensare bene alla tua idea, cominciare a definirne i contorni, cercare cosa esiste di simile (se esiste qualcosa) e parlarne con qualcuno. Come detto in precedenza, anche solo parlarne con qualcuno può aiutarti a capire moltissime cose: si dice che tu abbia veramente chiaro qualcosa solo quando sei in grado di spiegarlo in maniera semplice, come faresti con un bambino. Fatti coraggio e parlane con qualcuno che può già darti un feedback, una sensazione, un consiglio o addirittura farti una critica. Fase due: definire. Abbiamo già usato questo termine, ma ora va fatto con più precisione. Sì perché ciò che hai raccolto nella prima fase, ora lo utilizzerai in maniera più concreta. Cambia approccio, prova a vedere con occhi più realistici il tuo progetto, quale forma prenderà ed eventualmente anche quale forma non prenderà. Man mano che si avanza in questo processo, si acquisisce una consapevolezza ed una sensibilità verso ciò che si sta realizzando e, in effetti, questo ti sarà molto utile.

Mai più astratto

Sì, lo abbiamo già accennato. Ma da questo punto in poi, ciò che hai maturato nei primi due step si trasforma veramente in concreto, anche se dal termine che definisce il terzo step non sembra: ideare. L’idea che hai avuto, che nel frattempo avrà subito delle modifiche e dei miglioramenti, va messa bianco su nero. Scrivi tutto ciò che concerne la realizzazione dell’idea. Come si realizza? Non precluderti nulla, metti tutto per iscritto e continua finché sei in grado di produrre qualcosa di nuovo. Magari scrivi ogni singolo sviluppo su un post-it differente, vedrai che ne saprai produrre molti più di quanto potessi immaginare. Infatti, abbiamo cambiato approccio proprio per questo motivo e ti stupirai delle tante strade differenti che si possono percorrere per arrivare, forse, ad uno stesso obiettivo. Ma, di nuovo, non precluderti nulla, magari cambierà anche l’obiettivo. Una volta riempita la scrivania, la stanza o magari l’intera casa di post-it, passa al vaglio ognuno di essi e scegli quali tenere e quali mettere da parte. Qualcuno potrebbe contenere ottimi spunti futuri, quindi non è detto che ciò che non ti serve oggi non possa tornarti utile domani. Chi realizza un’idea, spesso, fallisce perché non ha una prospettiva, vive alla giornata. Affascinante magari, ma non funzionale.

Lascia giudicare gli altri

Come abbiamo già visto, spesso l’ideatore può essere più un limite che una risorsa nella realizzazione dell’idea. Potrebbe aver paura di metterci la faccia, potrebbe fare un passo indietro e tornare a pensare di tenersela per sé, così come potrebbe mollare perché la realtà non combacia con ciò che aveva immaginato originariamente. Non è semplice accettare che la propria idea venga stravolta, è vero, ma è anche vero che bisogna dotarsi di una buona dose di pragmatismo. Detto ciò, si apre la strada verso il quarto step: crea un prototipo. La tua idea consiste in un prodotto fisico? Prova a realizzarlo! Si tratta invece di un servizio? Prova a realizzarlo comunque. Che sia tu in prima persona o qualcuno per te, devi realizzare un prototipo per capire cosa stai creando veramente, altrimenti ti rimarrà solo una gran quantità di post-it da buttare. Realizzare il prototipo potrebbe richiedere parecchio tempo, ma fai bene attenzione a non fare l’errore di ricercare la perfezione. Il prototipo non sarà uguale al prodotto finale, se e quando arriverai ad averlo, serve solo per far intuire il potenziale ad un eventuale consumatore. L’eventuale consumatore potrebbe essere la stessa persona che ti ha dato un consiglio nel primo step, oppure potrebbe trattarsi di un futuro cliente, piuttosto che di qualcuno che addirittura sarebbe disposto ad investire in te e nella tua idea. Non pensavi di poter arrivare fino a qui, vero? Bene, ma non è ancora finita. L’ultimo step lo abbiamo già anticipato: testare. Però non è finita perché non puoi pensare di far un solo test, così come non potevi pensare che il primo prototipo fosse già perfetto. Da questo momento in poi, ogni critica, intuizione, idea o difetto servirà per mettere a punto il prodotto finale, per studiare cosa il consumatore cerca veramente e quale esigenza riesci o meno a soddisfare. Tra l’altro, ora che la tua idea non è più solo un’idea, ti serviranno competenze in ambito marketing e business strategy per sviluppare il tuo progetto e lanciarlo sul mercato. Di fatto siamo all’ultimo step, ma la strada è appena cominciata. Come si è ormai capito, a far la differenza non è la validità dell’idea iniziale, ma la perseveranza dell’ideatore e la sua capacità nel renderla concreta. In bocca al lupo!

Marco Cagiano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

it Italiano
X