Economia sommersa in Italia: quanto pesa e da cosa è composta?

L’economia sommersa è composta da tutte le attività non ufficiali, non riscontrate dal punto di vista fiscale e, in alcuni casi, illegali. Non essendo registrate, le cifre di questo mondo nascosto sono difficili da raccogliere ed è molto complesso renderle accurate. Proprio per questo, proviamo ad analizzarne l’andamento nel nostro Paese fino ad arrivare al 2017.

Innanzitutto bisogna definire cosa sia l’economia sommersa, soprattutto considerando che viene spesso associata alle attività illegali ma in realtà il collegamento non è così automatico. Rientrano infatti nella definizione di economia sommersa anche molte voci “inaspettate”, che però contribuiscono a renderla così sostanziosa a livello nazionale. L’andamento di questo fenomeno negli anni può sicuramente spiegarne alcuni aspetti, come può fare anche un confronto con gli altri Paesi, almeno quelli europei.

Come è composta l’economia sommersa

La composizione dell’economia sommersa non è immediata e, soprattutto, non è immediato intuire le differenze tra attività legali ed attività illegali. Per favorire questa distinzione, ecco un elenco delle voci che compongono l’economia sommersa:
sommerso economico, ovvero l’insieme di quelle voci che sfuggono alla Pubblica Amministrazione, dunque tutto ciò che riguarda l’evasione fiscale nell’ambito delle attività legali;
economia illegale o criminale, dove possiamo intendere come illegale, per esempio, il contrabbando di sigarette (vendere sigarette non è illegale, ma farlo senza licenze sì), mentre invece come criminale l’attività che riguarda beni o servizi definiti come tali dalle norme penali;
economia informale, composta da attività legali esercitate su piccola scala con in genere rapporti di lavoro basati su relazioni familiari o personali (tipo lavoro domestico e volontariato);
sommerso statistico, composto voci non registrate a causa di carenze nei sistemi informativi.

Si intuisce dunque che il mondo sommerso è piuttosto complesso, con tante sfaccettature dovute non solo alla furbizia di qualcuno, ma anche alle carenze dell’intero sistema, sia nel trovare i suddetti “furbi”, sia nel riuscire a registrare tutte le voci necessarie.

L’andamento dell’economia sommersa dal 2012

In Italia negli ultimi anni si è potuto osservare un leggero calo della percentuale dell’economia sommersa rispetto al PIL, anche se si tratta ancora di cifre molto rilevanti. In particolare, l’ultimo anno di riferimento è il 2017, in quanto del 2018 ancora non si hanno dati sufficientemente certi ed accurati, mentre il primo preso in considerazione in questa analisi è relativo all’anno 2012. Questa scelta deriva dal fatto che fino al 2014 la percentuale dell’economia sommersa è sempre stata in crescita, mentre proprio da questo anno in poi ha toccato un picco ed ha cominciato a calare. Parlando di numeri, nel 2012 l’economia non osservata era il 12,7% del PIL, con crescita fino al 2014, appunto, in cui ha toccato il 13,1%. Il cambio di rotta, avuto come già detto in quest’ultimo anno, ha portato questa percentuale a calare fino al 12,1% del 2017, anno più recente di cui abbiamo i dati. In termini assoluti, in quest’ultimo anno analizzato l’economia sommersa (comprese le attività illegali) si è attestata intorno ai 210 miliardi di euro. Alcune analisi spiegano che questi dati potrebbero esser calati anche nel 2018, seppur in maniera poco rilevante, mentre secondo altri esperti potrebbero essere praticamente invariati. In tutto ciò, va sicuramente definita qualche particolarità del “sommerso” italiano. Infatti, il paragrafo precedente ci ha permesso di capire da quali voci può essere composto, ma non sappiamo quali effettivamente siano più rilevanti nel caso italiano. Sicuramente da citare è il contrabbando di sigarette: infatti solo dalle sigarette provengono circa 5 miliardi, con un enorme danno per lo Stato che proprio sulle sigarette ricava molto in termini di tassazione. Inoltre, una piaga tutta italiana è l’evasione all’IVA. Alcune analisi statistiche ipotizzano che circa 29 milioni di italiani, praticamente metà della popolazione, durante l’anno hanno compiuto almeno un pagamento “in nero”, ovvero senza l’IVA. Questo porta l’evasione ad un dato spaventoso di quasi 34 miliardi di euro (2017). Dunque, questi soli due campi citati, in cui l’Italia tristemente eccelle, fanno capire come si possa raggiungere una cifra tanto elevata a livello nazionale.

Il confronto con gli altri Paesi e le prospettive

Il confronto possibile con gli altri Paesi ci permette di relativizzare i dati, in particolare rispetto agli altri Paesi europei. Sicuramente questo può farci comprendere se si tratta di un problema italiano oppure di un problema europeo, nonostante nessuna delle due ipotesi sia poi così rassicurante.
Proprio a livello europeo, l’Italia si attesta al quarto posto nella speciale classifica della percentuale a cui l’economia sommersa arriva rispetto al PIL. Infatti, ci battono solamente Croazia, Romania e Grecia, rispettivamente al primo, secondo e terzo posto. Ancor più rilevante è il dato relativo alla media europea: 17,3%. Dunque l’Italia è sopra questa percentuale (che non comprende le attività illegali) e questo non è sicuramente rassicurante, nonostante la tendenza a decrescere negli ultimi anni. Per renderci conto del divario a livello comunitario, prendiamo in considerazione ancora alcuni paesi: la Germania ad esempio si ferma al 10,8% e la Francia invece arriva al 12,8%. Dunque dati nettamente più bassi rispetto all’Italia, che tra le “big” del vecchio continente è sicuramente al primo posto. Le prospettive future, con al momento pronostici tendenzialmente ottimistici, ci portano a pensare che i picchi sfiorati nel 2014 non verranno più raggiunti, ma questo non basta. Infatti, la questione può essere analizzata da due punti di vista: è il PIL che deve salire o l’economia sommersa che deve calare? Chiaramente una soluzione che risponda positivamente ad entrambe le domande sarebbe perfetta, ma non certo facile da trovare ed applicare. Il resto, che piaccia o no, è dato in pasto alla politica e, dunque, ne consegue che può cambiare molto velocemente l’atteggiamento delle parti in causa riguardo il problema e le relative soluzioni.

Marco Cagiano

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