Il business delle TV pirata e le operazioni della polizia sventate: le vicende del competitor nascosto delle pay-TV

Da ormai diversi anni è possibile vedere molti eventi sul proprio computer attraverso siti illegali. La pratica è decisamente più diffusa di quanto sembrasse fino a poco fa, tanto che l’intervento della polizia è diventato necessario. Necessario ma non risolutore, a quanto pare, perché i gestori hanno già preso le dovute precauzioni.

Ormai tutto ciò che si può trovare in TV, si può trovare anche online. Le opportunità di internet, si sa, sono infinite e, purtroppo, non tutte legali. Da diversi anni è una pratica piuttosto frequente quella di ricorrere a siti che trasmettono in streaming eventi di ogni tipo, in particolare calcistici. Ma come si è arrivati a ciò? Ovvero, è solo pigrizia e furbizia degli utenti che non vogliono pagare le pay-TV o c’è altro? Sicuramente nulla giustifica il ricorso a metodi illegali, ma le cause sono molteplici.

Il calcio spezzatino: nemico delle pay-TV?

Il mondo del calcio orbita sempre più intorno a ricavi provenienti da aspetti che non riguardano molto i risultati del campo, ma sfaccettature decisamente meno immediate. Tra queste c’è la gestione dei diritti televisivi, di cui già abbiamo parlato (https://pipoolnet.com/wp-admin/post.php?post=5914&action=edit), che ha portato ad avere sempre più partite “spezzettate” lungo il week end. L’obiettivo è quello di attrarre un maggior numero di spettatori, rendendo per ognuno di essi agevole la visione di più partite possibili. Conseguenze? Tante, tra cui anche l’aumento negli anni del costo degli abbonamenti delle pay-tv, quelle che trasmettono, spesso in esclusiva, proprio gli eventi calcistici di cui parlavamo. Questa tendenza ha creato molto scontento, anno dopo anno, per quei tifosi che hanno dovuto fare sempre più sacrifici per poter seguire la propria squadra del cuore. Le alternative alla classica pay-tv non possono quindi che essere costituite da siti illegali, in quanto appunto la trasmissione dell’evento in diretta è spesso esclusiva. Dunque, questo ha portato sempre più persone a valutare l’ipotesi di ricorrere agli streaming, ovvero siti che mettono a disposizione, spesso gratuitamente, molte partite del calcio nazionale ed internazionale. Essi non offrono un servizio eccellente (partite in leggero ritardo, qualità video medio-bassa, audio nelle lingue più disparate…) ma di certo non ci si può lamentare. Non finisce però qui, perché esistono addirittura portali sufficientemente organizzati da poter offrire tutti i canali esistenti ad una determinata cifra mensile o annuale. Praticamente dei competitor illegali di Sky, Mediaset Premium, DAZN, Infinity (e chi più ne ha più ne metta) che potenzialmente possono sbaragliare il mercato, nonostante lo facciano sotto traccia. Dire che la colpa possa essere del calcio spezzatino e di questi sviluppi puramente economici del calcio sarebbe una forzatura, ma va ammesso che ciò non ha aiutato.

L’abbonamento ed il “pezzotto

La popolare piattaforma Xstream Codes, che poi capiremo essere vittima e non artefice, è proprio una di quelle (a quanto pare la più nota e famosa) che riescono ad offrire un servizio completo ai consumatori ad un prezzo irrisorio. Come possono le pay-TV competere con un abbonamento mensile da 12 euro ad utente? La risposta è semplice: non possono. Il fenomeno, come già accennato, è più diffuso del previsto. Si parla di circa 700 mila utenti abbonati, stima secondo alcuni al ribasso e secondo altri accurata, mentre i consumatori potenziali arrivano ad una cifra da capogiro, circa 5 milioni. Di certo non un fenomeno trascurabile. Inoltre, il servizio offerto è davvero invidiabile, dato che il gestore iTruststreaming è in grado di assicurare la visione di qualcosa come 5000 canali. Quest’ultimo gestore è l’anello illegale della catena: infatti come dicevamo Xstream Codes è in realtà vittima, in quanto si tratta di uno strumento legale con ottimo rapporto qualità/prezzo. Il gestore che offre i canali, iTruststreaming, approfitta di questa base legale per offrire il servizio illegale, che come già detto ha un costo di circa 12 euro mensili (può arrivare fino a 15). Un sistema impareggiabile dal punto di vista economico ed anche dal punto di vista dell’ampiezza dell’offerta, con anche una comodità notevole: è sufficiente acquistare un particolare decoder, detto nell’ambiente “pezzotto”, ed il gioco è fatto. Il calcio è solo uno dei punti di vista da cui possiamo guardare la vicenda, perché in realtà pare che sia compresa nel servizio anche parte della programmazione di Netflix, per esempio. Praticamente, un impero. Come combatterlo?

Il blitz

Il 19 settembre c’è stata un’importante svolta nelle ricerche della Polizia Postale e della Guardia di Finanza, grazie alla quale è stata staccata la spina al servizio Xstream Codes, in attesa di riuscire a bloccare l’anello illegale della catena. Questo è però possibile fino ad un certo punto, dato che iTruststreaming si avvale di server di appoggio (potenzialmente in qualsiasi luogo della Terra) e, nel momento in cui uno viene bloccato, non si sa quanti ne possano nascere in chissà quale luogo. Insomma sembra essere una guerra contro i mulini a vento, anche se in realtà il risultato raggiunto dalle ricerche è già notevole. Si tratta infatti di uno dei blitz più grossi della storia recente nell’ambito degli streaming illegali, con possibili ripercussioni anche sui consumatori. Questi ultimi, nonostante i rischi che corrono (multe e non solo, si arriva anche a qualche mese di reclusione), non sembrano temere gli sviluppi dell’indagine ed hanno anzi già provato a riattivare il servizio. Proprio iTruststreaming, infatti, ha pubblicato un video su YouTube con una spiegazione per riuscire ad ottenere di nuovo la visione dei canali, solo momentaneamente bloccati. In questo modo, già da domenica durante Lecce-Napoli, ci sono stati i primi utenti che sono riusciti ad aggirare il blocco della Polizia Postale e della Guardia di Finanza. Sembra difficile che il servizio possa essere definitivamente bloccato, anche se comincia ad esserci sfiducia nei confronti di questo servizio illegale. Infatti, nonostante il prezzo irrisorio dell’abbonamento rispetto alle pay-TV, i clienti paganti sono comunque intransigenti nei confronti del servizio e dei disguidi causati dalla sua illegalità, per quanto paradossale possa sembrare. Di sicuro degli interventi mirati e tempestivi possono scoraggiare questa pratica, perché se l’utente medio si ritrova una partita bloccata ogni due che guarda, può prendere in considerazione l’ipotesi di non usufruire più del servizio. Vedremo, per ora è presto per cantar vittoria per entrambe le parti, l’unica certezza è che più si espande la potenza economica di un certo sistema (quello dei diritti televisivi e delle conseguenze, in questo caso) più è golosa l’occasione per chi vuole trarne illegalmente i benefici.

Marco Cagiano

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