Amazon: Il monopolio intangibile, invisibile, e intoccabile

Elon musk, con il suo tweet di pochi giorni fa, ha letteralmente scosso gli animi di molti. Anche se non è la prima volta che parole simili esprimano tali idee, pronunciate da un imprenditore di spicco come il CEO di Tesla fanno sempre un certo effetto.

Soprattutto durante il Lockdown dettato dal Covid, molte imprese hanno dovuto attraversare momenti di crisi, e, alcune di loro, sono addirittura fallite. Non è stato pero il caso di Amazon, che, invece, ha visto aumentare sia il suo fatturato sia il prezzo delle sue azioni, nonostante le notevoli perdite dei vari mercati finanziari e in primis quelle di Wall Street.



Richezza e potere

I democratici avevano già provato a diffondere l’idea che lasciare in mano a Bezos, così come a tutti gli altri uomini più ricchi del mondo, un potere come quello che acquisiscono giorno dopo giorno potrebbe diventare un problema, se già non lo è: viviamo in una globalità in cui l’1% più ricco non solo controlla la nostra mente, ci spia, e ci influenza ma soprattutto sta acquistando sempre più potere. Molti paragonano il progetto colossale di Bezos (l’impresa Amazon) ad un monopolio. In realtà, a livello teorico, non si potrebbe parlare di monopolio, poiché, di fatto, sebbene leader del settore, Amazon ha svariati concorrenti. È difficile parlare di monopolio per il semplice motivo che Bezos ha avuto un’idea, rivelatasi poi sensazionalmente geniale, ha ottenuto innumerevoli iscritti, abbonati e ha visto per questo il suo fatturato andare notevolmente in positivo.

Dalla diversificazione al monopolio

La domanda, però, che è importante porsi, non è solo in un’ottica di ricchezza, sebbene sia difficile figurarsi il patrimonio reale del Ceo di Amazon, piuttosto che di Zuckemberg. La cosa forse più spaventosa è domandarsi a cosa porta questo denaro e il potere che questi colossi posseggono. Questi imprenditori sembrano quasi inarrestabili e se non si può parlare di monopolio, o anche parlandone non è possibile fermarlo, cosa impedisce a questi individui di diventare padroni del mondo? È vero, potrebbe apparire un’affermazione molto forte, però cosa succederebbe se Facebook ricevesse l’approvazione per la nuova carta di credito che ha ideata? Molti economisti pensano che un potrebbe addirittura esserci un collasso delle banche. Cosa succederebbe se Facebook, Amazon o Google si espandessero a tal punto da entrare in un mercato ancor più monopolistico?

Il caso Web-taxes in Italia

In Italia si è sempre parlato di quanto sia difficile tassare servizi che provengono dal web, spazio immateriale e apparentemente intangibile da alcuna legge. Spesso Google, Amazon o Facebook tendono ad avere sedi legali in paesi nei quali le tasse sono talmente basse che consentono a questi colossi di continuare, minimizzando le loro uscite, l’espansione del loro impero, che sia tramite diversificazione o innovazione pura. Facebook nacque come un social per i campus universitari, e oggi dopo aver acquistato Instagram e Whatsapp ha fornito la possibilità agli utenti di comprare vestiti sulla propria pagina, organizzare eventi , cercare lavoro o addirittura creare professioni, cose che Zuckemberg non avrebbe mai potuto immaginare agli esordi nel suo dormitorio ad Harvard. Dal punto di vista legale c’è da dire che Bezos così come Zuckemberg hanno forse “aggirato” le leggi, comunque mai infrangendole del tutto, rendendo il loro impero intoccabile. Non si può “spezzettare” l’impero “Amazoniano” come suggerito dal CEO di SpaceX. I democratici in America promettono che, se dovessero spodestare il “Potus” Trump, cercheranno di tutelare la democrazia.

Gianluca Pirulli

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