La caduta degli imperatori dell’economia online

Zuckerberg, Bezos, Cook e Pichai: si tratta dei quattro protagonisti dell’era tecnologica, CEO rispettivamente del gruppo Facebook (che oggi include anche Instagram e Whatsapp), del mondo Amazon, che ha toccato, a metà luglio, il suo massimo valore in borsa, di Apple (già sotto investigazioni dall’Antitrust) e del colosso Google, con un discorso legato tendenzialmente al mondo dei dati. 

Il capo d’accusa sarebbe quello di una prepotente tendenza al monopolio con un conseguente tentativo di soffocamento dei più piccoli concorrenti. In realtà si tratta di un capo d’accusa generale e non troppo esplicativo poichè le dinamiche dietro i quattro grandi imperi sono molteplici e dettagliate. I quattro più potenti della SIlicon valley sono stati definiti durante l’istruttoria processuale come “titani” e “imperatori dell’economia online”. I casi più importanti al centro dell’istruttoria sono stati certamente quello di Facebook e di Amazon. 

Facebook, Cambridge Analytica e dati.

Il 29 novembre 2019 l’Authorithy aveva disposto che Facebook apportasse una serie di modifiche riguardanti le informazioni date agli utenti. L’intervento dell’Antitrust era parso necessario: in particolar modo si voleva porre l’attenzione sul fatto che il patrimonio del gruppo “blu” non derivasse tanto dai guadagni monetari quanto dal cosiddetto “patrimonio informativo”. L’antitrust voleva altresì rendere noto che, sebbene fosse enfatizzata la gratuità del social americano, la raccolta di dati a scopo commerciale avrebbe influenzato gli utenti nel prendere decisoni commerciali, che normalmente non avrebbero preso. Facebook era inoltre già stato vittima dello scandalo di Cambridge Analytica, avvenuto nel 2018. Cambridge Analytica è stata definita come una “società di consulenza”, ma la reale mission dell’impresa era quella di “cambiare i comportamenti del pubblico”. Cambridge Analytica ha attuato svariate campagne politiche in Kenya, India, Colombia e ha collaborato anche alla campagna dell’attuale Potus Donald Trump. Il lavoro di Cambridge Analyitica comportava diverse fasi. In primo luogo, la raccolta dei dati (anche e soprattutto tramite Facebook), successivamente un’analisi per comprendere quali fossero i soggetti più “persuadibili” e, infine, l’intervento diretto attraverso i Social media per influenzarli e indirizzarli verso la scelta predeterminata. L’impresa di Alexander Nix si è rivelata fondamentale per la vittoria di Trump alle elezioni. L’intero scandalo, la fuga di notizie e il conseguente processo presero il via dalle dichiarazioni di Britney Kaiser, direttrice del settore business di Cambridge Analytica che, spaventatasi del potere e delle potenzialità dell’impresa inglese, confessò in un’intervista di “aver smarrito la sua bussola etica”, a causa dell’impresa che “manipolava voti, comportamenti e coscienze”. Non è dunque la prima volta che Zuckerberg si trova di fronte alla Commissione Europea. La strategia che il genio di Harvard ha voluto utilizzare questa volta ha radici politiche e sfrutta le tensioni tra America e Cina. Il 36enne plurimiliardario ha comparato le due opposte visioni di internet di Cina e America, affermando poi fermamente che Facebook crede nella democrazia e nella concorrenza

Amazonbasics: Bezos giocatore ed arbitro

Bezos, invece, si è trovato per la prima volta di fronte alla commissione e, tra i vari argomenti di discussione, probabilmente uno dei più impressionanti trattava circa l’indebita appropriazione dei dati di terzi parti. L’accusa, che sembra avvalorata dalla mancata smentita dal manager statunitense, afferma che Amazon utilizzi i dati forniti dalle imprese al sito per creare linee di prodotti simili e conseguentemente in concorrenza. Bezos, che non ha negato nulla circa l’inchiesta apertasi il 20 aprile, ha poi sostenuto la tesi secondo la quale la scelta resta comunque in mano al cliente, per cui la presenza di prodotti firmati Amazon non comporta alcun cambiamento nella scelta dei consumatori. Appare, però, sleale che Amazon possa contemporaneamente decidere le regole del gioco e giocarvi, con la sua presenza in un’incredibile moltitudine di mercati. 

I dati come nuova valuta

Il mondo dei dati è senza dubbio uno dei mercati emergenti e più interessanti dopo la terza rivoluzione industriale. Le imprese menzionate sono state spesso al centro di grandi scandali principalmente poiché hanno un ampio spettro di diversificazione.  L’impresa di Bezos può vantare la sua presenza (a livello competitivo e in posizione spesso dominante) in svariati settori.  Questo è possibile grazie a una costante ricerca di sinergie nella filiera produttiva e nella impeccabile gestione manageriale del magnate americano. Ma perché Amazon riesce a vendere così tanto? Di certo per la comodità e l’efficienza del servizio, ma non solo. Il vero elemento che influenza inconsciamente i consumatori è da ritrovare nell’automatizzazione del processo di selezione del prodotto. Amazon, avendoti già profilato tramite i dati acquistati da ricerche sui social e motori di ricerca, è pronta ad offrirti esattamente il prodotto che cerchi.  Argomento oggetto di accesi dibattiti è il seguente: abbiamo acconsentito a questo utilizzo dei nostri dati? In parte. Certamente i cookies che accettiamo superficialmente tutelano le grandi imprese, ma al contempo appare spaventoso realizzare le dimensioni di questo mercato. 

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