La digitalizzazione dell’oro e le stablecoin: come la Blockchain può aiutarci ad uscire dall’emergenza COVID-19

La crisi scatenata dall’emergenza Covid-19 ha generato moltissima instabilità sui mercati finanziari, provocando ingenti perdite agli investitori e lasciando una situazione estremamente volatile. La pandemia non ha tardato a far vedere i suoi effetti anche sull’economia reale, la cinghia di trasmissione è stata principalmente il blocco delle produzioni, salvo quelle essenziali.

I governi si trovano a fronteggiare un nemico invisibile che ha seriamente messo in discussione il nostro modello economico. In questo periodo di quarantena ci si interroga su quali possano essere gli strumenti utili a riportare in equilibrio il sistema economico, che, come sappiamo ed in questi giorni ha confermato la BCE, si fonda sul debito. Oltre agli strumenti di politica monetaria “tradizionali”, è possibile utilizzarne alcuni decisamente più innovativi ed anticonvenzionali, che offrono numerosi spunti per creare ed adottare soluzioni concrete per fronteggiare l’emergenza.

Il bene rifugio per eccellenza: l’oro

Per rendere più chiara la comprensione dell’articolo è giusto spiegare il legame tra aumento dell’offerta di moneta ed inflazione, soprattutto a chi non ha mai seguito un corso di macroeconomia.
Immettere nel sistema economico più moneta provoca inflazione, ovvero un aumento dei prezzi: possiamo spiegarlo con un esempio.
Nel paese Alfa ci sono 100 euro in circolazione ed il sistema produce 10 pere vendendole ad 1 euro. Cosa succede se la Banca centrale di Alfa decida di immettere nel sistema 20 euro in più?
Avremo un aumento della domanda di pere perché i cittadini di Alfa avranno più denaro a disposizione. I produttori di pere reagiranno vendendo le pere, a parità di offerta, ad un prezzo più alto, ergo i prezzi sono aumentati. Questo fenomeno si chiama inflazione.
Come il paese Alfa, la banca centrale europea (BCE) ha fatto sapere che darà supporto all’economia procedendo ad iniettare denaro nel sistema economico, tramite un massiccio acquisto di titoli sul mercato, portando ad un aumento dell’inflazione. Questo aumento ha il duplice effetto di abbassare il valore del debito dei paesi, che emettono titoli, e quello di far diminuire il valore dei risparmi, ovvero dei patrimoni personali degli investitori. Cosa fare quando la situazione sui mercati è molto volatile e si hanno aspettative di aumento dell’inflazione? Semplice, ci si “rifiugia”.
In questi casi ci si mette al riparo da possibili perdite legate alla svalutazione della moneta comprando oro: il bene rifugio per eccellenza.
L’oro ha la caratteristica di essere un bene il cui potere d’acquisto rimane stabile nel tempo, ciò è dovuto al fatto che è un bene scarso.
Il 95% dell’oro in circolazione è usato dagli investitori per salvaguardare la propria ricchezza ed è quindi negoziato quasi esclusivamente da questi soggetti, inoltre la quantità di oro disponibile cresce ad un tasso che è circa 1,6% l’anno, una percentuale che rende tale quantità praticamente fissa.
Come sappiamo la moneta oggi si intende con corso forzoso, ovvero la sua emissione non è legata alla quantità di oro posseduta, il che ha portato ad un aumento dell’emissione della moneta che si mantiene tendenzialmente più alto dell’aumento della quantità di oro disponibile, cioè maggiore del 1,6% già citato. Scarsità, quantità disponibile fissa e negoziazione continua sono caratteristiche che possiede solo l’oro, motivi per cui il potere d’acquisto rimane costante e permette di difendersi dall’inflazione.

Il Bitcoin: l’oro digitale

Il problema che però sorge a questo punto è il seguente: se detengo oro metto al sicuro la mia liquidità ma non posso utilizzarlo come metodo di pagamento. 
Il fatto che l’oro sia un bene scarso mi permette di utilizzarlo come strumento che protegge i miei risparmi dall’inflazione ma, in un’economia così globalizzata e digitalizzata, diventa praticamente inutile. Un’azienda non può pagare un fornitore in oro.
Satoshi Nakamoto, l’anonimo creatore del Bitcoin, lo aveva creato proprio con questo scopo: creare uno strumento digitale con potere d’acquisto costante ma che possa essere usato anche come metodo di pagamento pratico, facile e veloce. Egli ha pertanto voluto creare l’oro digitale: il Bitcoin.
Come l’oro, infatti, anche il Bitcoin è scarso. Ne saranno emessi in totale solo 21 milioni. Ogni quattro anni circa, il numero di Bitcoin emessi viene dimezzato, fino al 2140 circa, quando non ce ne saranno più disponibili. Il processo di creazione si chiama “mining” che dà esattamente l’idea dell’estrazione, come avviene per l’oro. 
Come l’oro Bitcoin è dunque un bene deflazionario, non può essere falsificato (la potenza di calcolo richiesta per falsificare Bitcoin non può essere riprodotta), è portabile (si trova sulla blockchain e basta una connessione a internet per accedervi), è divisibile (può essere diviso fino a 8 decimali) ed è fungibile (ogni bitcoin è uguale agli altri).
Dietro il Bitcoin c’è la Blockchain, una tecnologia che permette di creare monete virtuali con qualsiasi tipo di caratteristica, quindi programmabili come oro virtuale oppure con qualsiasi altra caratteristica.
Le banche centrali mondiali sono da un lato spaventate dall’avvento di questi strumenti innovativi ma dall’altro ne sono profondamente incuriosite, non è da escludere che in tempi breve vedremo nascere collaborazioni con i governi per la creazione di cryptovalute di Stato, le quali permettano di superare i limiti degli asset finanziari tradizionali (come abbiamo visto per l’oro) ed aprire la strada a soluzioni innovative e digitalizzate.

L’idea degli USA

Come già detto il vero strumento per innovare il settore finanziario ed economico è la tecnologia Blockchain, infatti il Dipartimento della Sicurezza Interna degli USA (US Department of Homeland Security) ha inserito questa tecnologia tra le infrastrutture critiche ed essenziali durante l’emergenza Covid-19. 
La Blockchain può essere un supporto per il paese perchè permetterebbe in maniera molto pratica, semplice e veloce di digitalizzare asset finanziari. La digitalizzazione tramite questa tecnologia permetterebbe di rendere tutte le transazioni finanziarie trasparenti, verificabili in qualsiasi momento dal governo, mantenendo, nello stesso tempo, elevati livelli di sicurezza e praticità. 
Se un soggetto scambia una moneta virtuale, gestita tramite la Blockchain, con un altro utente, della loro transazione rimane traccia nei registri condivisi, con la garanzia che nessuno possa manomettere quei dati. Un aspetto importante da sottolineare è che ciò risolverebbe anche molti problemi legati all’evasione fiscale.
Binance, noto exchange di cryptovalute (ovvero un portale dopo si può scambiare denaro reale con monete digitali Blockchain), ha fatto sapere, tramite il suo CEO Catherine Coley, che l’azienda è pronta a supportare il governo americano in eventuali operazioni di creazione di una stablecoin.
Una stablecoin è una moneta digitale creata con la Blockchain il cui valore è fisso, Coley suggerisce di utilizzarla per sostenere finanziariamente i cittadini americani mettendo loro a disposizione un reddito universale gestito appunto con questo tipo di monete virtuali. Tuttavia, tutto ciò dovrebbe avvenire solo ed esclusivamente online, in modo da non richiedere che le persone debbano spostarsi fisicamente per poter incassare questi fondi, ovvero una distribuzione efficiente ed accessibile.

Andrea Iacomino

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