Le opportunità create dal Covid nell’industria manifatturiera per i mercati emergenti.

Il virus ha avuto un effetto devastante sui mercati internazionali registrando notevoli perdite e deflussi da Marzo. Nonostante questa situazione destabilizzante è nato un inquieto ottimismo sul futuro dei mercati emergenti nel settore manifatturiero.

Prima della pandemia, la morsa della Cina sull’industria e sul commercio globali sembrava infrangibile. Con l’avvento dell’automazione, molti paesi concorrenti in via di sviluppo, come India o Vietnam, temevano la completa esclusione dal mercato della produzione. Nello scenario post pandemico le alternative alla Cina si ricoprono di una nuova luce e lasciano pensare ad un possibile ricollocamento delle maggiori compagnie internazionali.

Lo scenario attuale

Nonostante i salari in costante aumento e le varie proteste che hanno destabilizzato l’equilibrio socio-economico Cinese, le aziende fino all’arrivo del covid-19 non erano inclini a spostare la produzione altrove. Molte delle nazioni rivali che ambivano a diventare la base per le nuove catene di approvvigionamento dovevano competere con intricate connessioni e relazioni che la Cina aveva meticolosamente costruito durante gli anni. Questi accordi sono stati progressivamente indeboliti, inizialmente, dalla guerra dei dazi con gli Stati Uniti, per poi arrivare allo scoppio della pandemia. Visto il clima di incertezza i capi di stato dei paesi in via di sviluppo hanno cercato di sfruttare questo momento di fragilità per promuovere il proprio territorio. Il primo ministro del Vietnam, Nguyen Xuan Phuc, ha pubblicamente riferito che il suo paese era “pronto a ricevere investitori stranieri che vogliono investire in nuovi progetti o spostare la loro produzione da altri paesi in Vietnam.“, definendo l’economia vietnamita come “Una molla compressa in attesa di essere rilasciata”. Lo scorso Maggio anceh il primo ministro Indiano Narendra Modi ha annunciato il piano di sussidi e stimoli economici per contrastare l’effetto del coronavirus sull’economia indiana, nella presentazione il primo ministro ha menzionato più e più volte la volontà del governo, e del paese, di incrementare considerevolmente il settore industriale e manifatturiero. Nel suo discorso, Modi ha affermato che il pacchetto si concentrerà su lavoro e liquidità, e riguarderebbe la classe lavoratrice, la classe media e principalmente l’industria manifatturiera. Anche il Sud – Africa sta partecipando alla corsa verso l’industrializzazione, ma riscontra più problemi dei suoi diretti concorrenti in quanto la produttività del lavoro è rimasta sostanzialmente piatta dal 2011, mentre i salari sono aumentati. Ciò significa che le imprese dovrebbero pagare di più i lavoratori per la stessa produzione di 10 anni fa. Chiaramente, poiché le imprese devono rimanere competitive sui prezzi, questa non è una situazione sostenibile che potrebbe penalizzare l’economia del paese e la sua candidatura come concorrente della cina.

Il Vietnam

Il Vietnam ha assorbito gran parte della capacità produttiva che la Cina ha perso negli ultimi anni. Il paese ha firmato una serie di accordi commerciali internazionali e negli ultimi dieci anni ha investito in modo significativo nelle infrastrutture industriali registrando, tra le altre industrie, un aumento della produzione di tessuti e abbigliamento. Un’ulteriore considerazione riguarderebbe i costi del lavoro, che a oggi sarebbero circa la metà rispetto alla Cina. Più recentemente, l’effettiva risposta al virus nel paese, che ha avuto circa 300 casi e non ha ancora registrato un decesso correlato a Covid-19, ha ulteriormente rafforzato la fiducia degli investitori. All’inizio di maggio i media locali hanno riferito che il colosso tecnologico statunitense Apple avrebbe prodotto circa il 30% dei suoi AirPods, circa 3-4 milioni di unità, in Vietnam piuttosto che in Cina. Il Vietnam ha anche ampliato la sua produzione di dispositivi di protezione individuale (DPI) e, in tal modo, ha eguagliato la cosiddetta “diplomazia del coronavirus” della Cina donando forniture mediche all’Europa e ai paesi asiatici. Con 40 aziende che producono 7 milioni di maschere in tessuto al giorno e capacità per ulteriori 5,7 milioni di unità, a metà aprile il paese ha donato 550.000 maschere a Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito, insieme a ulteriori 390.000 alla Cambogia e 340.000 in Laos. Tutte queste manovre politico-economiche puntano a rafforzare l’immagine del paese come principale concorrente dell’egemonia cinese, l’incremento del PIL del 10% dal 2017 al 2018 riflette gli investimenti e le manovre che il governo ha deciso di intraprendere e il risultato ottenuto è un ulteriore conferma del grande potenziale di questo Paese.

L’India

Molte compagnie americane considerano l’India come una delle principali alternative alla produzione cinese, l’espansione economica del paese e la sua abbondante manodopera qualificata presentano le caratteristiche essenziali per un mercato del lavoro competitivo e dinamico. L’incremento della popolazione, ora quasi al pari di quella cinese, è un indicatore essenziale per competere a livello produttivo, l’India inoltre può vantare una buona preparazione a livello matematico e ingegneristico, supportata da un sistema scolastico in continua evoluzione che garantisce una gestione ottimale dell’incredibile manodopera disponibile sul territorio. L’India è inoltre strategicamente posizionata per connettersi con i mercati Asiatici, Africani ed Europei, diventando una sorta di connettore tra le varie economie globali, un vantaggio per ottimizzare le catene di approvvigionamento e ridurre al minimo i costi di trasporto. I vantaggi in termini di costi dell’India si affiancano anche alla struttura democratica, ponendo l’accento sulla trasparenza e su un ordine internazionale basato sulle regole condivise e informazioni pubbliche. Chiaramente l’India necessità radicali investimenti e nuove infrastrutture che dovranno concentrarsi sullo sviluppo di strutture dedite al movimento (ferrovie, autostrade etc..), normative specifiche per il settore industriale, agevolazioni fiscali e altri incentivi volti a portare la sua competitività manifatturiera alla pari con le nazioni concorrenti in Asia.

Davide Cortese

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