Loot Box: cosa sono, come funzionano e perché l’Inghilterra le considera gioco d’azzardo

Cos’è che fa davvero guadagnare un videogioco che, sulla carta, si proclama un free to play? Ebbene, in quest’articolo verranno trattate le manovre di marketing e finanziarie di colossi come Fortnite, concentrandoci sul perché, in alcuni paesi, sono considerate pratiche illegali

Al Belgio ora si aggiunge anche l’Inghilterra come paese a bandire le loot box e le microtransazioni nei videogiochi online. Entriamo nel dettaglio della pratica e scopriamo perché una manovra del genere, in questi paesi, costituisce un reato

L’Inghilterra classifica le loot box come gioco d’azzardo

Nel report intitolato Gaming the System il commissario per l’infanzia per l’Inghilterra, Anne Longfield, chiede alle autorità di includere le loot box nella legislazione sul gioco d’azzardo. Inoltre, sollecita anche i giochi a introdurre limiti di spesa giornaliera per frenare le spese. Longfield ha sottolineato come i ragazzini siano esposti allo sfruttamento delle compagnie di videogiochi che sfruttano i loro bisogni di socialità e di avanzare nel gioco. “Il 93% dei ragazzi del Regno Unito giocano ai videogiochi, quindi è vitale che il loro divertimento sia tutelato da regole più stringenti per proteggerli dai rischi legati al gioco d’azzardo”, afferma. Il report riconosce che i giochi online possano aiutare a sviluppare legami sociali e abilità strategiche. Non si sta facendo disinformazione sul fatto che i videogiochi facciano del male, ma si espone un’accusa sulle software house di sfruttare gli utenti più giovani, incoraggiandoli a spendere denaro come nel gioco d’azzardo per stare al passo con i loro amici. Da qui la richiesta di nuove leggi a tutela dei minori, che includano anche provvedimenti come l’obbligo di mostrare al giocatore quanto abbia speso complessivamente e l’introduzione di un sistema di rating che abbia valore legale, con nuovi avvisi che notifichino la presenza di microtransazioni all’interno dei titoli.

Le loot box sono il male assoluto dei videogiochi?

Sono evidentemente l’argomento del momento. Se ne parla anche in quanto possibile gioco d’azzardo e, a conti fatti, c’è il rischio di demonizzare e generalizzare, come purtroppo accade quando un qualcosa viene etichettato come il nuovo male assoluto da estirpare. Stiamo ovviamente parlando delle casse premio che sempre più giochi stanno utilizzando nei modi più disparati e che sempre più spesso vengono attaccate da giocatori e addetti ai lavori. Il caso Star Wars Battlefront II è uno degli ultimi esempi più lampanti ma in un articolo pubblicato da Games Industry diverse personalità del mondo dei videogiochi non considerano necessariamente le loot box come un sintomo di pessimo design ma come qualcosa che continuerà a essere utilizzato e che può sposarsi bene a diversi giochi.
Se seguite attivamente il mondo videoludico, o se vi siete anche solo per sbaglio approcciati a qualche gioco free-to-play mobile e non, saprete benissimo cosa sono le loot box e/o le loro varianti. In sostanza il giocatore acquista beni virtuali, che possono essere travestimenti (in gergo: skin) per i personaggi, armi o potenziamenti, racchiusi dentro scatole o bustine virtuali, al pari di un pacchetto di figurine. Il problema è che, proprio in quanto tale, non si sa cosa si sta acquistando (principio delle mistery box)

Così come nel gioco d’azzardo, il caso regna

Le percentuali di apparizione degli oggetti dipende dal loro grado di rarità (solitamente etichettato con dei colori). Più un oggetto è raro e minore sarà la probabilità di trovarlo. Questo meccanismo spinge ad un acquisto, spesso compulsivo, di loot box e simili con dinamiche molto simili a quelle del gioco d’azzardo. Uno dei primi paesi a muoversi per cercare di arginare il fenomeno è stato il Belgio che, molto drasticamente, ha dichiarato le loot box illegali obbligando i vari publisher a rimuoverle dai giochi. I giocatori di Overwatch, ad esempio, non possono più acquistare le casse contenenti oggetti cosmetici, altre software house, invece, stanno silenziosamente aggiungendo le percentuali relative alla possibilità di scovare oggetti di una determinata rarità con il fine di tentare di scoraggiare chiunque volesse approcciarsi all’acquisto.
Sono ben 15 ad oggi le agenzie europee che hanno firmato una dichiarazione redatta in comune accordo atta proprio a stilare una serie di regole comuni per la gestione degli acquisti di beni virtuali in gioco. Il documento fa proprio riferimento alla sottile sfumatura che differenzia il gioco di azzardo classico e le loot box dei videogiochi. Ad oggi, la lista dei Paesi comprende: Austria, Francia, Gibilterra, Irlanda,Isola di Man, Jersey, Lettonia, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca e Spagna.
L’Italia, così come la Germania e altri paesi europei, non hanno al momento partecipato alla firma della dichiarazione ma non è da escludersi che i vari governi prendano via via provvedimenti specifici.

Roberto Cerino

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