Non tutti i mali vengono per nuocere: COVID-19 e la digitalizzazione delle PMI

L’11 Marzo l’organizzazione mondiale della sanità ha ufficialmente dichiarato il COVID-19 una pandemia, le cui implicazioni sono chiaramente visibili a tutti in questi giorni. In Italia vige la quarantena e l’economia è praticamente paralizzata.

Lo smart working è divenuto per tutti i lavoratori dipendenti, salvo casi eccezionali, un obbligo e la quasi totalità delle attività commerciali e delle micro imprese è costretta a rimanere chiusa. Questa situazione però, oltre a far emergere numerosi problemi, cela al suo interno delle nuove opportunità per il mercato che da questa esperienza negativa legata al coronavirus può trarre spunti importanti per rilanciare l’economia nel futuro prossimo.

Lo smart working

L’obbligo di dotarsi di strumenti per lo smart working ha sicuramente favorito la digitalizzazione dei processi aziendali nelle piccole e medie imprese, una digitalizzazione che da tempo ci si auspicava avvenisse. Riduzione dei costi ed ottimizzazione dei tempi sono due dei grandi vantaggi che, in generale, le procedure di smart working consento di raggiungere. Vantaggi che, in un contesto economico sempre più dinamico e globalizzato, sono fondamentali per cercare di creare un vantaggio competitivo per molte PMI sia sul mercato nazionale che internazionale. Diversi studi hanno dimostrato come l’implementazione della digitalizzazione e dell’automazione dei processi aziendali aumenti il grado di soddisfazione dei dipendenti, che essendo sgravati dalle operazioni più ripetitive a loro carico sono incentivati ad applicare le loro competenze e le loro capacità individuali in altre operazioni ben più stimolanti.
Dal lato delle aziende fornitrici di questa tipologia di servizi è evidente una fortissima crescita spinta dalla domanda. Microsoft e Google su tutte hanno visto incrementare i propri utenti per via del maggiore utilizzo dei servizi per lo smart working, utenti che nel prossimo futuro con molta probabilità continueranno ad utilizzare alcuni di questi prodotti, rendendo stabile nel tempo l’aumento degli utili di questo periodo. Questa crescita del mercato dello sviluppo software conferma un trend già positivo per il settore, il quale conferma lo spostamento delle capitalizzazioni di mercato dalle aziende di commodities tradizionali a quelle digitali.

I numeri del mercato

CONTEXT World uno dei più accreditati analisti del mercato della distribuzione ICT B2B in Europa, ha sviluppato un’analisi del mercato italiano in modo da fornire una panoramica della situazione attuale.
Di seguito sono riportate le parole di Isabel Aranda, Country Manager di CONTEXT per l’Italia :
«Il canale della distribuzione informatica, ha registrato prestazioni eccezionali con una crescita del 12,5% nei primi due mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2019. A febbraio la crescita su base annua è stata del 16%. L’Italia è stata una delle prime vittime del virus Covid-19 che sta spazzando il globo e questa settimana il governo ha annunciato una quarantena a livello nazionale che include un divieto di viaggi non essenziali e incontri pubblici, orari di apertura limitati per alcune aziende e chiusure scolastiche. Tuttavia, la richiesta di strumenti per abilitare lo smart working e l’istruzione a casa ha contribuito a favorire una crescita dei ricavi del 362% su base annua a febbraio per la categoria cuffie / cuffie e microfoni. Per la settimana che inizia il 24 febbraio, l’aumento su base annua è stato del 49,8%. La crescita su base annua nelle ultime due settimane di febbraio – spiegano gli analisti – è stata rispettivamente del 21% e del 20% in tutte le categorie. Sia i canali Small che Medium Reseller (SMR) e Retail Chain hanno registrato importanti aumenti a febbraio 2020 rispetto all’anno precedente, soprattutto alla fine del mese. Per gli SMR, la crescita ha raggiunto il 30,9% nell’ultima settimana del mese, mentre i player della distribuzione informatica hanno visto una crescita del 72,4% nella settimana a partire dal 17 febbraio. Dopo aver raggiunto un picco nella settimana a partire dal 17 febbraio, la crescita della distribuzione su base annua in Italia ha iniziato ad attenuarsi.

La reazione delle PMI di servizi: il caso GetFit

Moltissime PMI hanno reagito alla crisi dovuta alla pandemia continuando ad offrire i propri servizi con l’ausilio della tecnologia, provando, dove possibile, a far fronte all’impossibilità dell’incontro fisico con i clienti per garantire la fornitura del servizio.
Un esempio di questo fenomeno è quello delle palestre e dei centri sportivi che hanno messo, in moltissimi casi, a disposizione dei propri abbonati una serie di allenamenti, fruibili tramite web, grazie ai quali ci si può continuare ad allenare anche da casa.
Il circuito di palestre in franchising GetFit è presente con nove strutture a Milano ed è una delle realtà più grandi in Italia con circa 20 milioni di euro di fatturato annuo. L’azienda ha dovuto, prima di altri centri d’Italia, ad iniziare a fronteggiare l’emergenza coronavirus ed a fare i conti con la chiusura delle strutture, visto che a Milano la quarantena vige ormai da circa 3 settimane. La soluzione è stata quella di fornire ai propri abbonati del materiale video, dove i personal trainer dei vari centri registrano dei circuiti di allenamento per permettere agli iscritti di allenarsi da casa e rendendosi disponibili a seguirli su prenotazione via Skype.
Soluzioni del genere in un prossimo futuro potrebbero rappresentare dei prodotti validi da poter vendere online a chiunque, indipendentemente dal fatto che il cliente possa effettivamente recarsi in palestra. Bisognerebbe sicuramente rinunciare ad offrire una serie di servizi accessori disponibili solo in loco, caratteristici dell’offerta GetFit, però si potrebbe raggiungere un target di clienti diverso, che magari non ha tempo o voglia di recarsi in palestra o che possiede un budget ridotto.

Andrea Iacomino

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