STARTUP GOING UP 39° FLOOR chapter 1: la Regione Lombardia per i giovani studenti

La presenza attiva delle istituzioni nel confronto con le nuove generazioni è fondamentale per lo sviluppo di queste ultime, mostrando interesse nel relazionarsi con il futuro del paese.

Al 39° piano del palazzo della Regione Lombardia la mattina di venerdì 15 novembre si è svolto un incontro tra studenti e start-up, nato da una collaborazone tra il Dipartimento Generale Sport e Giovani della Regione Lombardia e l’associazione studentesca Club Diplomatici Unicatt, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’incontro ha avuto inizio con il discorso dell’assessore Sport e Giovani della Regione Lombardia Martina Cambiaghi, che ha ribadito la voglia e la determinazione con cui la Regione Lombardia si impegna a tenere in stretto contatto l’istituzione che rappresenta ed i giovani, organizzando incontri con realtà economiche di successo come Foorban, Lanieri, Unicef Next Gen ed Illimity. Il tutto mediato dal Dott. Ferrari del Corriere della Sera e spalleggiato da Assolombarda.

Foto di Club Diplomatici Unicatt

Start-up, cos’è?

Quando si parla di start-up si fa riferimento ad una società che si trova nelle prime fasi di vita e sta svolgendo le sue prime operazioni, molto spesso autofinanziate dai founder che cercano di vendere un prodotto innovativo per il quale credono che esista una possibile domanda redditizia non ancora soddisfatta dal mercato: l’obiettivo iniziale è capitalizzare lo sviluppo del prodotto o servizio offerto. Una startup ha 3 caratteri fondamentali che vanno rispettati ed analizzati:

  • Location: deve essere scelto il luogo dove sviluppare il proprio business, che può essere online o offline, da casa o da un ufficio. Dipende ovviamente dal tipo di prodotto o servizio offerto: una start-up di hardware avrà luogo diverso rispetto ad una nel mondo del food.
  • Struttura legale: ogni start-up deve considerare la struttura legale che più le si addice. Potrà essere un’impresa individuale se il business embrionale è direttamente collegato all’unico titolare e dipendente, oppure una partnership se è presente una comproprietà tra più soggetti. In quest’ultimo caso va definita la responsabilità personale di ogni co-founder, che può essere ridotta tramite la scelta della S.R.L. (società a responsabilità limitata).
  • Finanziamento: i fondi per far partire una startup sono spesso insostenibili personalmente per i founder, per questo esistono piattaforme di Crowdfunding, che aiutano a sostenere gli alti costi iniziali per lo sviluppo della start-up. Questi fondi vengono elargiti prevalentemente da Venture Capitalist, gruppi di investitori specializzati nel finanziamento di start-up. La Sylicon Valley è la comunità più larga e più esigente di Venture Capitalists al mondo. Anche le banche hanno interesse nell’investire in nuovi business, infatti le start-up possono richiedere dei microloan, prestiti con bassi tassi di interesse da parte delle banche verso i business innovativi.
Foto di Club Diplomatici Unicatt

Ecosistema delle start-up in Italia

L’ecosistema delle start-up in Italia è nato ufficilmente nel 2013 con la legge sulle start-up innovative, conosciuta anche come “Legge Passera” in relazione a Corrado Passera, Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico che l’ha ideata. Con questa legge vengono introdotte una serie di agevolazioni e vantaggi per chi costituisce una start-up innovativa, ovvero una start-up ad alto valore tecnologico. Ma quando una start-up è innovativa? Per esserlo deve avere dei requisiti, o almeno uno fra questi tre principali:

  • Brevetto
  • Spese di Ricerca e Sviluppo maggiori del 15% delle spese totali
  • 2/3 della forza lavoro con Laurea Magistrale

I vantaggi conisistono in minori costi per la costituzione e la registrazione di una start-up innovativa (non c’è bisogno di passare tramite notaio), a livello fiscale è possibile scaricare all’IRPEF il 30% della somma investita ed in caso di fallimento non si incorre nella disciplina fallimentare italiana. La legge ha avuto buoni effetti, infatti dal 2013 ad oggi sono nate più di 10000 start-up innovative. La disciplina delle start-up in italia è policy evidence based, cioè gli Enti di competenza monitorano trimestralmente i risultati per essere modificati secondo necessità. A livello nazionale di queste 10000 start-up innovative il 73% opera nel settore dei servizi, occupano circa 14000 addetti e 45000 soci (over 30): circa 4,5 soci per start-up poichè nella maggior parte dei casi è necessario un mix di competenze apportato da più persone. Lo sviluppo è parzialmente dovuto al Fondo Centrale di Garanzia, ovvero soldi prestati a debito dalle banche verso le start-up sui quali è presente una garanzia coperta per l’80% dal Fondo: questa cifra ammonta a quasi 1 miliardo di euro nel 2018. A livello aggregato, queste 10000 start-up hanno fatturato circa 800 milioni di euro, chiudendo il 2018 con 80 milioni di perdita, ma è una cosa normale se si parla di nuovi business: per esempio Amazon ha raggiunto il Break Even Point solo 2 anni fa. Le start-up in utile sono pochissime, ma sono quelle che presentano indicatori di redditività molto maggiori rispetto a quelli delle aziende, e quindi davvero innovative. La Policy e la fiscalità italiana sulle start-up innovative sono tra le migliori al mondo, ma i risultati ancora non sono quelli sperati: gli altri 3 motori d’Europa oltre alla Lombardia, ovvero Baden Wurttemberg, Catalogna e Rhone Alpes, registrano dati migliori nonostante policy e fiscalità peggiori. Ma perchè questo? Secondo Assolombarda il principale problema è la mancanza di investimenti in equity (solo 600 milioni nel 2018) a fronte degli eccessivi investimenti bancari e da fondi di investimento (quasi 1 miliardo nel 2018). Quindi l’ecosistema ha bisogno di equity, di soldi da investire nel Capitale non legati a tassi di interesse, seppure bassi, da restituire ogni mese bloccando la crescita: la presenza di pochi fondi Venture Capital e di pochi Business Angels non permette di investire nella fase seed di una start-up, ovvero alla nascita.

Stefano Venturi, Vice Presidente di Assolombarda, foto di Club Diplomatici Unicatt

Assolombarda, chi aiuta l’ecosistema

Assolombarda è un’associazione che dal 2014 opera con l’obiettivo di supportare le start-up innovative della Lombardia, oltre ad operare per le aziende. Offre una serie di servizi molto interessanti:

  • Start-up desk: servizio gratuito di finanziamento e business plan per le start-up fino a 4 anni dalla fondazione o al raggiungimento dei 500000€ di fatturato.
  • Consulenza intersettoriale: team di circa 250 persone che offre consulenze associate in settori specifici alle 6000 aziende associate e segue tutte le start-up innovative in tutte le fasi, dal pre-seed fino alla maturità.
  • Network: grazie agli oltre 70 partners vengono svolte iniziative, progetti e collaborazioni con Aziende mirate allo sviluppo delle start-up associate.

Grazie a questo network è nata la partnership con Startupitalia, il più grande magazine e bacino di utenza in Italia, dalla quale il numero di start-up innovative associate è passato da 400 a più di 1000. Da questa collaborazione è nata l’idea che secondo i due partners può essere soluzione dei problemi dell’ecosistema italiano descritti nel paragrafo precedente: un match fra start-up e aziende tramite la diffusione di fenomeni di Open Innovation e Corporate Venture Capital, in modo da aiutare le start-up a trovare investimenti e vie più veloci per accedere al mercato tramite le aziende, sfruttando il loro capitale e il loro parco clienti già fedele. Questo match avviene tramite networking ed è frutto di una ricerca dell’osservatorio sui modelli di Open Innovation e Corporate Venture Capital (svolta da Assolombarda e Startupitalia): su una base di più di 7000 aziende che investono in start-up innovative gli indicatori economici sono molto interessanti. I fatturati medi delle start-up investite dalle aziende sono più alti rispetto a quelle investite da fondi di investimento o banche, presentando anche un valore aggiunto maggiore. Questa collaborazione tra azienda e start-up permette di creare sinergie di business allettanti: un esempio è il caso Lanieri, che nel distretto tessile di Biella ha portato innovazione in un business che stava arrancando, innovandolo ed attraendo investimenti dalle aziende del territorio che ancora adesso vendono i tessuti a Lanieri. Ma questo è un caso interessantissimo che affronteremo nel prossimo articolo.

Maurizio Fazzini

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