Buy and Share: chi non muore si rivede, lo schema Ponzi si aggiorna

Nel momento di un acquisto, qualunque esso sia, un consumatore cerca sempre il prezzo più conveniente, in modo da poter risparmiare qualcosa.

Risparmio, risparmio, risparmio. In periodi di crisi, o comunque non floridi come quello che stiamo passando adesso, riuscire a risparmiare è essenziale nell’economia di un nucleo economico, familiare o singolo che sia. All’insegna del risparmio sfrenato ci sono i siti buy and share, che offrono prezzi stracciati, celando però rischi, e nella maggior parte dei casi sfociano in truffe per il cliente. Con l’articolo di oggi cercheremo di portarli alla luce del sole.

Cosa significa “buy and share”

Per buy and share si intende un tipo di e-commerce tramite il quale si possono acquistare prodotti a prezzi veramente bassi, a volte anche pari ad 1/3 del prezzo di mercato. Questa modalità di business però inganna il consumatore: egli crede di aver acquistato un prodotto a prezzo stracciato, pensando di aver fatto l’affare della vita, ma invece ha solo prenotato il proprio prodotto, andando ad aggiungersi ad un numero sempre crescente di aderenti come lui. L’unica modalità per poter ricevere il prodotto acquistato, è data dalla prenotazione di altre persone invitate dal consumatore, che andranno ad accollarsi tutti i rischi che lui si è accollato prenotando. Proviamo ad analizzare il sistema che utilizza Sharazon, un sito buy and share italiano ultimamente molto in voga anche grazie alle sponsorizzazioni di artisti ed Influencer. In parole semplici Sharazon mi dà la possibilità di acquistare un IPhone XR a 400€, ovvero a circa un terzo del prezzo di mercato, quindi io consumatore allettato dal super sconto credo di acquistare il telefono, versando immediatamente la somma, ma in realtà mi prenoto come prossimo acquirente e di conseguenza vengo inserito in una lista d’attesa, dove insieme a me ci sono altre persone che hanno effettuato lo stesso procedimento. Una volta pagato ed inserito nella lista d’attesa, ricevo un codice, che dovrà essere usato da almeno altre tre persone al momento del pagamento di un prodotto con prezzo pari o superiore rispetto a quello da me acquistato: anche loro dovranno reclutare 3 persone e farle effettuare il pagamento con il proprio codice. Solo al pagamento relativo alla prenotazione (tramite codice) delle 3 persone a me affiliate, il mio IPhone XR potrà essere spedito e conseguentemente ricevuto. Quindi tirando le somme, con l’acquisto di un solo prodotto coinvolgo 13 persone, che si aggiungono ad un numero potenzialmente elevatissimo, andando a creare una catena infinita di persone coinvolte. E nel caso in cui non riuscissi a trovare le 3 persone necessarie? Le opzioni sono due, una più dolorosa dell’altra. La prima consiste nella perdita dei soldi, senza ricevere mai il prodotto nè tantomeno un rimborso, mentre la seconda consiste nel dover acquistare il prodotto ad un prezzo molto superiore a quella di mercato, andando a compensare i rischi che avrebbe dovuto coprire la partecipazione delle 3 persone affiliate. Il meccanismo buy and share è illegale, poiché si basa su un schema piramidale, seppure camuffato, ma sempre riconducibile allo schema Ponzi, di cui parleremo nel prossimo paragrafo.

Schema Ponzi, la truffa del guadagno facile

Uno schema Ponzi è una truffa sugli investimenti fraudolenti che promette alti tassi di rendimento con pochi rischi per gli investitori, che genera guadagni per i primi investitori acquisendo nuovi investitori. Ciò è simile a uno schema piramidale, in quanto entrambi si basano sull’utilizzo dei fondi dei nuovi investitori per pagare i precedenti finanziatori. Sia gli schemi Ponzi che gli schemi piramidali alla fine toccano il fondo quando l’inondazione di nuovi investitori si prosciuga, poiché sono effettivamente senza fine, ed una volta finiti gli investitori essi non possono continuare, andando a danneggiare gli investitori: a quel punto, gli schemi si svelano. Lo schema Ponzi prende il nome da un imbroglione americano, stranamente di origine italiana, di nome Charles Ponzi, che orchestrò il primo nel 1919. A quel tempo il servizio postale USA aveva sviluppato coupon di risposta internazionali che consentivano a un mittente di pre-acquistare le spese postali e includerle nella corrispondenza. Il destinatario avrebbe portato il coupon presso un ufficio postale locale e lo avrebbe scambiato con i francobolli postali prioritari necessari per inviare una risposta. La costante fluttuazione dei prezzi postali ha reso nota, ai più furbi, la possibilità di speculazione sui francobolli, che erano più costosi in un paese piuttosto che in un altro. Ponzi assunse agenti per acquistare buoni di risposta internazionali a basso costo in altri paesi, per poi inviarli a lui. Avrebbe quindi scambiato quei coupon con francobolli che erano più costosi di quelli originariamente acquistati: francobolli sono stati quindi venduti con profitto. Questo tipo di scambio è noto come un arbitraggio, che non è una pratica illegale, inizialmente utilizzata da Charles Ponzi che aveva agito bene, limitando però i suoi guadagni, ma in un secondo momento divenne avido e ampliò il suo business, trasformando la sua attività da arbitraggio in speculazione. Sotto la direzione della sua società, Securities Exchange Company, ha promesso rendimenti del 50% in 45 giorni o del 100% in 90 giorni. Grazie al suo successo nel sistema di francobolli, gli investitori sono stati immediatamente attratti: invece di investire effettivamente il denaro di questi ultimi, Ponzi lo ha solamente ridistribuito, ingannando gli investitori dicendo che avevano realizzato un profitto. Il piano durò fino all’agosto del 1920, quando il Boston Post iniziò a indagare sulla Securities Exchange Company. A seguito delle indagini del giornale, Ponzi fu arrestato dalle autorità federali il 12 agosto 1920 e accusato di diversi conteggi di frodi postali.

Bernie Madoff, l’artefice della più grande truffa della storia

Bernard Lawrence Madoff nasce a New York il 29 aprile del 1938 da una famiglia di origine ebraica. Dopo gli studi di scienze politiche, si inizia ad interessare di finanza: è in questo settore che architetterà la più grande truffa della storia. Via via negli anni, Madoff ha instaurato rapporti di stretta amicizia con uomini d’affari ricchi e influenti negli USA, per poi firmarli come investitori, pagando loro rendimenti interessanti e utilizzando le loro raccomandazioni positive per attirare più investitori: ha sfruttato l’aria di esclusività creataglisi attorno per attirare investitori seri e con soldi, infatti non tutti sono stati accettati nei suoi fondi, creando un certo prestigio nell’essere ammessi come investitore Madoff. Con l’adesione di più investitori, il loro denaro fu utilizzato per finanziare i pagamenti agli investitori esistenti, nonché i pagamenti delle commissioni alla società di Madoff e, presumibilmente, alla sua famiglia e ai suoi amici. Alcuni individui scettici del suo operato si mossero per far chiarezza sulle sue attività, poiché i suoi rendimenti di investimento garantiti (10% annuo), non erano credibili e si sono chiesti perché il revisore della società fosse una piccola operazione commerciale con pochi dipendenti. Nel 2001 la rivista finanziaria Barron ha pubblicato un articolo che metteva in dubbio l’integrità di Madoff, e l’analista finanziario Harry Markopolos ha ripetutamente presentato alla Securities and Exchange Commission (SEC) prove, in particolare un’indagine dettagliata, “The World’s Largest Hedge Fund Is a Fraud”, nel 2005. Tuttavia, la SEC non ha intrapreso alcuna azione contro Madoff; le grandi società di contabilità come PricewaterhouseCoopers, KPMG e BDO Seidman non hanno segnalato alcun segno di irregolarità nelle loro revisioni finanziarie, e la banca Chase di JPMorgan ha ignorato i possibili segni di attività di riciclaggio di denaro nel conto bancario multimilionario Chase di Madoff. In effetti, il conto Chase è stato utilizzato per trasferire fondi a Madoff Securities International Ltd., con sede a Londra, che secondo alcuni esisteva esclusivamente per dare l’impressione di investire in titoli britannici e europei. Nessuno sapeva che le supposte negoziazioni non si stavano svolgendo, perché, come broker-dealer, la ditta di Madoff era autorizzata a prenotare le proprie negoziazioni. Secondo quanto riferito, i dipendenti di Madoff sono stati istruiti a generare falsi record commerciali e dichiarazioni di investitori mensili fasulle. La longevità del sistema è stata resa possibile in gran parte attraverso i “fondi feeder“: fondi di gestione che raggruppavano denaro da altri investitori, riversavano gli investimenti aggregati in Madoff Securities per la gestione e quindi guadagnavano commissioni in milioni di dollari. I singoli investitori spesso non avevano idea che i loro soldi fossero affidati a Madoff, ma il sistema smise di funzionare quando i soldi richiesti dagli investitori già presenti erano superiori a quelli investiti dai nuovi, e poiché Madoff per pagare i vecchi doveva utilizzare i soldi dei nuovi investitori, non avendo più entrate da questi ultimi non poté andare avanti, facendo crollare lo schema Ponzi a causa dei 300 milioni disponibili a fronte dei 7 miliardi richiesti. Nel 2009 Madoff fu condannato a 150 anni di carcere per undici diversi reati, tra cui frode, riciclaggio, spergiuro e tanti altri, creando attorno alla sua storia un’attenzione mediatica enorme, sfociata in Film e documentari.

Maurizio Fazzini

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