Il mercato mondiale della contraffazione: un giro d’affari multi-miliardario.

Si stima che il mercato mondiale della contraffazione si aggira intorno ai 1.200 miliardi di dollari e solamente per l’Italia il danno ammonta a circa 10 miliardi all’anno.

In Europa Sono stati importati in un anno prodotti contraffatti per oltre 120 miliardi di euro, una stima cresciuta di 30 miliardi in soli tre anni. La Cina continua a essere il primo tra i Paesi di origine o passaggio delle merci contraffatte coprendo quasi il 60% del totale, seguita da Hong Kong e Turchia.

In Italia si stima una perdita di 88 mila posti di lavori a causa della contraffazione, dato che equivale al 2,1% del totale dei lavoratori impiegati nei settori colpiti dal fenomeno, e 10,3 miliardi di euro di mancato gettito tributario causato dalla contraffazione una cifra che equivale al 3,2% del totale delle tasse riscosse e allo 0,62% del PIL.

Perdite consistenti

Il commercio dei “Falsi” non conosce né crisi, né tensioni ma anzi continua a fiorire. Come sottolinea uno studio Ocse, la Cina è il primo produttore di merci contraffatte e l’Italia è il terzo Paese più colpito dalla vendita illegale di tali prodotti, che provocano la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro e un mancato gettito fiscale per decine di miliardi di euro. Secondo il rapporto, nel 2019 il commercio mondiale di prodotti contraffatti e piratati aveva raggiunto 509 miliardi di dollari, pari al 3,3% degli scambi contro i 461 miliardi del 2016, pari del 2,5% dell’interscambio internazionale. Ma nel calcolo non rientrano le merci contraffatte e usurpative (cioè piratate) prodotte e consumate all’interno dei singoli Paesi, né quelli distribuiti via internet, ma solo quelli che percorrono i canali internazionali. Si tratta di stime basate solo sui sequestri effettuati dalle amministrazioni doganali; inoltre, In Europa, il commercio dei falsi ha un peso ancora maggiore rispetto alla media mondiale: nel 2019 le importazioni di merci contraffatte nella Ue ammontavano a 121 miliardi di euro, pari a 134 miliardi di dollari, il 6,8% dell’import Ue, in aumento dal 5% del 2016.

Crisi del lavoro in Italia

A causa della contraffazione l’Italia ha perso circa 88mila posti di lavoro, pari al 2,1% degli occupati a tempo pieno nei settori danneggiati dai prodotti contraffatti. Nel solo 2019 il mancato gettito fiscale dal settore Retail  e ingrosso è stato di 4,3 miliardi di euro e il mancato gettito da parte di titolari di diritti di proprietà intellettuale italiani, quello stesso anno, ammontava a 6 miliardi di euro. Complessivamente, per le casse dello stato il commercio illecito di merci contraffatte e piratate ha causato un danno alle entrate per 10,3 miliardi di euro, l’equivalente del 3,2% di tutte le tasse derivanti da valore aggiunto, dal reddito di persone fisiche o società, e da contributi sociali. Si tratta dello 0,62% del PIL italiano.

Il Paese che più risente della contraffazione sono però in assoluto gli USA, con il 24% del valore totale dei prodotti sequestrati alle dogane riferite ai detentori di diritti di proprietà intellettuale registrati negli Stati Uniti. Seguono poi la Francia con il 16,6%, l’Italia con il 15,1%, la Svizzera con l’11,2% e la Germania con il 9,3%.

Le merci più contraffatte

Come sottolinea l’Ocse, il considerevole incremento del commercio delle merci piratate nel mondo è avvenuto in un periodo di relativo rallentamento degli scambi commerciali in generale, cioè dopo a crisi mondiale del 2008. Di conseguenza, l’intensità della contraffazione e della pirateria rappresenta sempre più un rischio per la proprietà intellettuale in un’economia globalizzata: si va dai prodotti di lusso a quelli più di largo consumo.

I sequestri riguardano però principalmente il settore delle calzature (quasi il 30% del totale nel 2019), seguiti dall’abbigliamento (20%), dalla pelletteria ed infine dalle apparecchiature tecnologiche. Tra i prodotti di lusso quelli più frequentemente falsificati riguardano gli orologi di lusso, i profumi, la pelletteria e gli occhiali firmati. In buona parte, quindi, settori in cui il “Made in Italy” ha una forte posizione di leadership e questo spiega i pesantissimi danni che -ancora una volta- tali prodotti provocano all’economia nazionale. Le merci contraffatte continuano a seguire una serie di rotte complesse, avvalendosi anche di punti intermedi di transito; sono, inoltre, in forte aumento le spedizioni di pacchi molto più piccoli di prodotti contraffatti, che vengono resi ancora più difficili da intercettare.

La mossa di Amazon

Proprio dopo essere entrato ufficialmente nel settore della moda, Jeff Bezos, ha dovuto far fronte a tali problematiche. Dopo l’azione congiunta con la Maison Valentino contro i falsi venduti sulla piattaforma, Amazon intensifica la lotta ai prodotti contraffatti, creando una vera e propria unità speciale per controllare gli articoli venduti.

La nuova Counterfeit Crimes Unit si occuperà di investigare su prodotti e venditori per individuare le merci che violano le politiche aziendali, oltre a prevedere cause civili e penali contro i responsabili di tali reati.

L’Unità -che sarà composta da ex procuratori federali, investigatori e data analyst– sarà presente nei territori maggiormente colpiti da questo reato, Cina, Stati Uniti ed Europa.

Cristina Posa coordinerà il team contro i crimini legati alla proprietà intellettuale: “L’obiettivo primario di Amazon è di impedire che un prodotto contraffatto compaia tra le offerte dello store. Nel 2019 Amazon ha infatti investito oltre 500 milioni di dollari e impiegato oltre 8 mila dipendenti per combattere le frodi, portando al blocco di più di 6 miliardi di inserzioni sospette e alla sospensione preventiva di oltre 2,5 milioni di account di venditori prima che riuscissero a commercializzare i prodotti.

Ferdinando Margiotta

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