Industria alimentare e innovazione: eccellenza italiana al passo coi tempi

In un settore dove il ‘Made in Italy‘ è sinonimo di qualità e garanzia, con standard e risultati difficilmente replicabili altrove, analizziamo come i recenti avvenimenti abbiano spinto questo verso novità e cambiamenti.

Non solo tradizioni, pizza e Parmigiano Reggiano: per dare un esempio del ruolo primario che riveste l’industria alimentare in Italia, notiamo come nel mese di aprile questa abbia registrato un incremento dello 0.6%, cifra sicuramente in ‘controtendenza’ se consideriamo un calo complessivo delle vendite al dettaglio del 10.5% rispetto a marzo, ma ancor più sorprendente se confrontiamo i dati con lo scorso anno, dove, rispetto a questo, riscontriamo un +6.1% in valore e un +2.9% in termini di volume, in un settore ora più che mai improntato all’innovazione e alla sostenibilità.

Le dimensioni dell’alimentare in Italia

56500. Il numero, stando agli ultimi dati ufficiali disponibili risalenti al 2016, di aziende italiane impegnate nel settore alimentare, cifra significativa e seconda solo alla Francia, con quasi 60000 unità: per rendere l’idea, Paesi come Germania e Regno Unito (ormai non più parte dell’UE) contano all’interno dei propri confini rispettivamente 6000 e 6800 imprese impegnate nel settore. Cifre queste, nella nostra penisola, supportate anche dal turnover, che si aggira sui 133 miliardi e il valore aggiunto, di circa 29: un’industria che nel complesso vede circa 390000 occupanti e contribuisce considerevolmente al nostro PIL. Stando invece ad ulteriori dati, relativi al biennio 2019-2020, possiamo constatare una crescita dell’agroalimentare negli anni, soprattutto per quanto si evince dal fatturato aggregato relativo a circa 850 aziende, pari a 63 miliardi di euro. Quali sono però, all’interno del settore, le filiere in maggior crescita negli ultimi anni? Un incremento considerevole notiamo in quelle dedicate al caffè, complici la solidità e stabilità finanziaria che le contraddistingue, seguite dai distillati e le farine; più staccati, i ‘classici’ vino e pasta, mentre vediamo salumi, latte ed olio maggiormente in difficoltà. Generalmente invece l’export, in Italia, è sinonimo di garanzia per quanto riguarda l’industria alimentare.

E-commerce e novità

Il difficile periodo che stiamo affrontando ha portato diverse aziende operanti nell’agroalimentare a nuove idee e soluzioni per garantirne la continuità e il successo, portando anche alcune storiche realtà del nostro Paese nel campo dell’innovazione e soprattutto dell’e-commerce. Esempio ‘virtuoso’ in questo senso ricopre la calabrese Caffè Mauro, storica azienda di torrefazione nata negli anni ’60, che attraverso un rafforzamento del brand nel GDO nazionale e dei propri canali e-commerce punta a riconquistare una forte voce in capitolo negli scaffali dei supermercati italiani, senza dimenticare la volontà di esportare lo stesso anche nel Sud-Est asiatico e Medio Oriente. Un obiettivo, quello relativo all’e-commerce, dello 0,5% per l’anno odierno, che vede però un miglioramento fino al 5% per gli anni a venire. Sempre restando alle imprese legate al campo della torrefazione, senza dubbio Vergnano è protagonista di un’iniziativa rivoluzionaria per far fronte anche a un fatturato che vede, rispetto al periodo gennaio-maggio 2019, un -20%: lancia infatti il nuovo modello delle caffetterie ‘on the road, vere e proprie caffetterie mobili operanti su Ape o mezzi propri che, anche a costo di prezzi di gestione inferiori, garantiranno l’esperienza del bar nei posti più disparati.

Tannico: tra vino e Campari

Una realtà che negli anni è cresciuta esponenzialmente e ha portato in questi giorni all’acquisizione del 49% di essa da parte di Campari è legata al mondo dell’e-commerce, in particolare la società presa in considerazione è l’italiana Tannico. Nata nel 2013, anche grazie alla grande esperienza nel campo del foodtech del proprio fondatore, al giorno d’oggi è niente meno che la più grande enoteca di vini italiani, con un fatturato di oltre 20 milioni e un numero di bottiglie vendute lo scorso anno pari a 1.5 milioni di unità. Com’è stato possibile e soprattutto, cosa ci insegna questo exploit? Senza dubbio una costante disponibilità del prodotto, un vasto assortimento e prezzi relativamente contenuti sono alla base del successo della stessa, che, punta entro quest’anno all’approdo al retail fisico: un successo però che parte innanzitutto dallo sfruttamento dei canali e-commerce, senza dubbio fondamentali per l’acquisto di una parte di quote della più blasonata Campari, per circa 24 milioni, la quale ha intravisto in questa modalità di vendita, purtroppo ancora poco sfruttata in Italia, una vera occasione. Che sia arrivato il momento di un’evoluzione generale, soprattutto delle realtà minori nel campo dell’agroalimentare, verso il commercio online?

Gianluca Sormani

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