La rivincita del “vecchio” contro il nuovo, il ritorno del vinile: moda passeggera o duratura?

I numeri che i vinili stanno portando sono in totale controtendenza nel mondo della musica che, come sappiamo, vive sempre più del digitale e sempre meno del fisico. Cosa possiamo imparare da questo fenomeno? E, soprattutto, cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi anni?

L’era digitale in cui viviamo ha modificato completamente il mondo della musica, rivoluzionandolo sotto molti punti di vista. Gli introiti che possono ottenere gli artisti e le case discografiche sono cambiati, con ovviamente aspetti positivi ed aspetti negativi. In tutto ciò, si può notare un’eccezione: il vinile. Non è semplice ipotizzare il futuro di questo formato musicale, ma il suo presente ci dice che merita quanto meno di essere approfondito.

Innanzitutto, perché?

Sicuramente la prima domanda che ci si può porre è questa: perché? Perché il vinile è tornato di moda proprio ora che sta decadendo il CD? Facciamo innanzitutto una doverosa premessa: la musica “liquida”, dal punto di vista dei ricavi, sta largamente battendo la musica “solida”. Con solida ovviamente intendiamo quella fisica, dei CD e dei vinili, mentre con liquida intendiamo quella digitale, che si può ascoltare in streaming. Da molti anni la tendenza è questa, sempre meno attenzione ai dischi venduti e sempre più risorse e tempo dedicati all’online, dalle piattaforme streaming ai video su YouTube. I fan, soprattutto i più giovani, attendono con più trepidazione il nuovo video della canzone piuttosto che la canzone stessa, anche se talvolta vengono pubblicati in contemporanea. Questo fa capire molto dell’andamento del mercato musicale, ma non è tutto qui. Sono infatti notevolmente cambiate anche le soglie per vincere i dischi d’oro, d’argento e di platino, riconoscimenti dati agli artisti che ottengono i migliori risultati sul mercato. Proprio questi riconoscimenti una volta erano solo legati alla vendita del CD, mentre ora sono molto più in funzione delle visualizzazioni e degli ascolti in streaming. Come in tante cose, d’altronde, abbiamo assistito ad una vera rivoluzione. Proprio in funzione di quanto detto, come ha fatto il vinile a tornare in auge? Beh, potremmo definirla un’anomalia, una tendenza quasi ingiustificata, irrazionale nel consumatore e trainata dai pochi inguaribili “romantici” che non hanno ceduto all’ascesa del digitale. Questi ultimi, hanno tenuto vivo il fascino di un oggetto vintage, di qualità, talvolta addirittura di culto. Il giradischi infatti conserva quel “non so che” di magico e di rilassante, oltre ad una effettiva qualità differente dell’ascolto da smartphone piuttosto che da impianto audio collegato al giradischi. Insomma, quello struscio che contraddistingue l’inizio della riproduzione del vinile, quando la puntina tocca il disco, è ancora nelle orecchie e nel cuore degli ascoltatori che, a quanto pare, non ne vogliono proprio fare a meno.

I numeri

Abbiamo potuto capire come il ritorno del vinile sia stato un qualcosa di impossibile da pronosticare, in un certo senso una vera e propria anomalia di un mercato che negli ultimi anni ha fatto decisamente più passi avanti che indietro. Detto ciò, la crescita è davvero consistente ed a tratti spaventosa, se comparata al calo delle vendite dei cari vecchi CD. Infatti, i vinili sono in continua crescita da qualche anno a questa parte con una particolare esplosione tra il 2015 ed il 2016. In quest’ultimo anno i ricavi provenienti dalla vendita a livello nazionale di vinili sono arrivati a toccare i 10 milioni, un numero tanto consistente quanto destinato a crescere. A conferma di ciò, nell’anno successivo, il 2017, quello stesso dato è arrivato a 16 milioni di euro (+60% in un anno) sfiorando il 10% dei ricavi dell’intero mondo musicale italiano che arriva a 164 milioni. Numeri interessanti che hanno stupito anche gli addetti ai lavori, colpiti da una crescita così consistente che, nel concreto, ha comportato una grande possibilità di guadagno. Il vinile, infatti, porta con sè molti vantaggi tra cui un elevato margine per tutti: produttori, case discografiche, rivenditori ed ovviamente artisti. Questo perché si tratta di un oggetto di qualità ed in genere sofisticato (colori, materiali, copertine… c’è molto spazio per la fantasia), motivo per cui i consumatori sono disposti a spendere molto di più rispetto ad un CD. Ecco la conclusione del paradosso: non solo i CD sono in calo come mai prima, ma addirittura rischiano di essere superati da un prodotto superiore, in un certo senso “premium”, ovvero appunto il vinile. La percezione del consumatore ancora una volta fa la differenza, non basta più il semplice CD ma si ricerca qualcosa di speciale, qualcosa che per il fan è straordinario come un’edizione limitata del vinile, per esempio. Non c’è proprio paragone. Restando sui numeri, secondo alcune stime relative al mercato USA (che riflette ciò che a breve potrebbe succedere anche in Europa) nel 2019 potrebbe avvenire il sorpasso, ovvero i ricavi da vinili potrebbero essere superiori a quelli dei CD. L’ultima volta che era successo correva l’anno 1986, ben 33 anni fa.

Il futuro

Quale futuro aspettarsi, dunque, nell’ambito musicale? Non è semplice fare stime perché, come suddetto, il grande ritorno del vinile è stata una questione soprattutto “sentimentale” e non legata a qualcosa di carattere economico. Le previsioni, seppur solo stimate, parlano comunque di una ulteriore crescita del vinile nei prossimi anni, che può quindi confortare chi opera nel settore. Questa sarebbe dovuta soprattutto ai giovani che, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, sono molto attivi da questo punto di vista e sono stati protagonisti di questa seconda giovinezza del vinile. Un futuro roseo quindi, perché i nostalgici di una certa età che continuano ad usare il vinile ce li potremmo aspettare, mentre i giovani che sperimentano in maniera così massiccia l’emozione della puntina su disco sono sicuramente più sorprendenti. In più, la tendenza in generale ad offrire sempre più prodotti in edizione limitata o in particolari formati ben si sposa con il disco in vinile e dunque il margine di crescita non è solo a livello quantitativo ma anche qualitativo. Giusto per far capire la portata del fenomeno, citiamo anche il cambiamento di approccio nei confronti del vinile da parte dei grandi distributori di elettronica che, visto questo trend, stanno destinando sempre più spazio nel negozio al vinile (rubandolo proprio al CD, tra l’altro). Se quest’ultimo cambiamento ce lo si poteva aspettare, non si può dire lo stesso per quanto riguarda Amazon. Il colosso dell’e-commerce, infatti, sta proponendo anno dopo anno la “vynil week“, cioè la settimana del vinile, in cui promuove dischi a prezzi scontati e offre al grande pubblico un bene che fino a pochi mesi fa era decisamente di nicchia. Nell’ultima settimana di novembre, cioè quella appunto destinata a questa iniziativa, Amazon sta guadagnando sempre di più rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza mondiale. Quando anche i “Big” si accorgono della rinascita di questo bene, possiamo essere sicuri che questa sia avvenuta.

Marco Cagiano

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