3 Novembre 2020: facciamo il punto sulle elezioni americane

Come stanno procedendo le campagne elettorali dei rispettivi candidati? Cosa è cambiato e cosa ancora cambierà in quest’ultimo, decisivo mese?

Da un lato i negazionisti del Covid che hanno subito un duro colpo, dall’altro i mercati statunitensi, già stremati, che continuano a registrare chiusure negative. Agli ultimi soli del suo mandato Trump è messo alle strette: confinato dentro casa mentre la sua dichiarazione dei redditi fa il giro del mondo.

Save the date

Il 3 Novembre 2020 come (forse) tutti saprete gli americani saranno chiamati alle urne per eleggere il loro prossimo presidente per i futuri quattro anni. Le elezioni statunitensi da sempre influenzano l’andamento in primis dei mercati, non solo statunitensi, in secundis anche della vita politica internazionale. Da esse infatti tra le altre cose, deriva la direzione che prenderanno i rapporti internazionali con gli Stati Uniti. L’inquilino della Casa Bianca, inoltre, rientrerà automaticamente nella celebre lista delle le cento persone più influenti al mondo che ogni anno viene redatta dal Time Magazine. Ma andiamo a vedere più nel dettaglio come funziona il sistema elettorale americano: come alcuni di voi ricorderanno, nel 2016 Hillary Clinton (allora sfidante Dem di Trump) prese più voti di quest’ultimo, eppure non venne eletta. Per comprendere appieno questo concetto c’è bisogno di fare distinzione fra la popolazione avente diritto di voto e i cosiddetti “grandi elettori”. I normali elettori sono -come qui in Italia- tutti i cittadini statunitensi che abbiano compiuto il diciottesimo anno d’età (essere legalmente residenti e possedere la Green Card non basta) in più, per votare, differentemente dal sistema vigente in Italia, c’è bisogno di registrarsi online prima di presentarsi fisicamente al seggio. Le persone votano si per il presidente, ma indirettamente. Di fatti gli aventi diritto vanno a votare per eleggere i 538 “grandi elettori” che sono suddivisi fra senatori e deputati della nuova legislatura, essi sono proporzionalmente eletti in base all’importanza e alla popolazione di ogni singolo stato. Se un candidato presidente ottiene la maggioranza dei voti in uno stato, porterà al parlamento tutti i grandi elettori di quello stato. A loro volta i grandi elettori avranno il compito di eleggere direttamente il presidente.

Flat Tax

Alla fine di Settembre, nella notte tra il 27 e il 28 (in Italia) a quasi un mese esatto dal “Supermartedì” delle elezioni, il NewYork Times trova e pubblica uno dei documenti più ricercati degli ultimi anni, tanto che a Luglio anche la corte suprema l’aveva esplicitamente richiesto: la dichiarazione dei redditi di Donald Trump. L’ondata di indignazione generata travolge la White House, il presidente non solo non ha pagato le tasse per anni, ma ha anche 421 milioni di debiti verso creditori ignoti, e ha frodato il fisco ottenendo un rimborso a cui non aveva diritto pari a 72 milioni di dollari. Dato forse più sconvolgente di tutti, nel 2016, anno in cui è stato eletto “the Donald” risulta che abbia pagato solo 750 dollari di tasse. E via di infermieri, pompieri, medici e insegnanti in rivolta, incapaci di credere di aver pagato più tasse di Donald Trump. Per i restanti anni, Trump non aveva pagato le tasse per 10 dei 15 anni presi in esame, e per quanto riguarda il rimborso ottenuto dallo stato, se si scoprisse che effettivamente non ne aveva diritto si vedrebbe notificare una multa di 100 milioni di dollari, che includerebbe dunque anche gli interessi. Dai documenti è anche emerso che i suoi conti erano in rosso da anni. Inoltre il fatto che abbia oltre 400 milioni di debiti verso ignoti ha sollevato anche problemi di sicurezza nazionale, perché un presidente che deve denaro è un presidente ricattabile. Molti americani hanno avuto come l’impressone che la candidatura di Trump nel 2016, quando era considerato la personificazione del sogno americano, sia stata piuttosto una mossa per risollevare i suoi conti. Trump ha prontamente bollato come “Fake News” l’inchiesta del NYT, i suoi legali affermano che ha sempre pagato le tasse.

Be positive

Una settimana fa, nella notte tra il 29 e 30 settembre, verso le 2:00 (ora italiana) andava in onda il primo di tre dibattiti face-to-face dei due contendenti alla poltrona dello studio ovale. Biden, che come asso nella manica aveva lo scandalo sulle tasse non pagate uscito fuori il giorno prima, contro Trump, che come arma aveva la cattiva gestione delle rivolte Black Lives Matter nelle città governate da sindaci democratici. Il dibattito è durato novanta minuti, districandosi fra sei argomenti chiave abilmente introdotti dal moderatore -giornalista di FoxChris Wallace. Come nella maggior parte dei dibattiti politici, è raro chela gente cambi idea. Spesso chi vota un candidato ne esce semplicemente più convinto della sua scelta. Trump ha negato il cambiamento climatico, la pandemia, si è rifiutato di attaccare pubblicamente i suprematisti bianchi e ha taciuto davanti alla richiesta di spiegazioni di Joe Biden sulle tasse non pagate. Ma un altro scandalo, di lì a poco stava per colpirlo. Difatti, tra il pubblico che seguiva il dibattito, c’era Hope Hicks. Chi è Hope Hicks? Una collaboratrice stretta di The Donald, che di lì a pochissimo sarebbe risultata positiva al Covid, contagiando anche il presidente e la first lady. Dopo più di 7 milioni di casi e 200 mila morti negli USA, anche il presidente è positivo. Inutile dire che i mercati abbiano subito, nelle ore immediatamente successive al tweet in cui il Trump annunciava l’inizio della quarantena per lui e sua moglie, un netto calo, basti pensare che il cambio oro-dollaro (Xau-usd), in cui l’oro è considerato un bene rifugio, ha visto salire il suo valore di più di 26 dollari in 4 ore, a sfregio della valuta statunitense. Nonostante le previsioni nei sondaggi siano tutte con esiti di poco diversi, le tendenza principale evidenzia come questi due eventi (le tasse evase e la positività) abbiano portato Biden in vantaggio con uno stacco di oltre 8 punti. In lista ci sono altri due dibattiti elettorali prima delle elezioni, sui quali ora c’è incertezza: si faranno? Come abbiamo precedentemente detto, anche se Biden è in vantaggio,e dovesse vincere le elezioni del 3 Novembre, ciò non significa che avrà vinto, dovremmo aspettare le votazioni dei grandi elettori.

Camillo Cipolla

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