Campagne politiche USA: l’importanza del logo

Il logo ha lo scopo di racchiudere e rappresentare i significati dell’azienda, persona o servizio ad esso legato. Per questo motivo, in psicologia del marketing, lo studio del logotipo è un argomento importante soprattutto quando si parla di immagine e reputazione.

Un esempio interessante di utilizzo dei loghi lo ritroviamo nelle campagne politiche, vediamo allora come, il candidato per la seconda volta alla Presidenza, Donald Trump, ha utilizzato elementi grafici all’interno della campagna prima delle elezioni.

I loghi nella campagna alla Presidenza USA

Il 3 novembre 2020, a distanza di 4 anni, si svolgeranno le elezioni presidenziali negli USA. Donald Trump si candida così per la seconda volta Presidente degli Stati Uniti, in competizione con Biden, esponente del Partito Democratico. Le elezioni segneranno, ancora una volta, la fine di una lunga campagna comunicativa avente come soggetti proprio i due candidati alla Casa Bianca. Per questo motivo non bisogna dimenticarsi che l’immagine e il logo tramite il quale un’azienda o, in questo caso, una persona comunica con il suo pubblico, sono fondamentali per instaurare una relazione positiva e di fiducia con quest’ultimo. Il logotipo, o logo, di un brand è un nome, un simbolo o più in generale un elemento grafico, che identifica in modo unico un prodotto o una persona e che la rende, di conseguenza, riconoscibile e distinguibile da altro. L’attenta scelta del logo è estremamente importante perché viene utilizzato come segno tangibile e altamente impattante sulle persone; sia a livello di memoria, che di associazioni mentali rispetto a cosa rappresenta quel prodotto, quel marchio o quella persona (come un candidato alla Presidenza).

Lo scandalo del logo di Trump

La campagna di Donald Trump nel 2016 includeva una variazione della Bandiera Americana, nel suo logo, in particolare le 50 stelle sono sostituite da una sovrapposizione di due lettere blu “T” e “P”, che facevano chiaro riferimento al candidato e al suo vice, Steve Pence. Queste due lettere, ai tempi, finirono subito sotto il mirino dei social, che accusavano il logo di essere “sessualmente suggestivo”. La critica più scottante fu avanzata da alcuni tweets che chiedevano: “Che cosa sta facendo la T alla P?” e ancora “Questo logo rappresenta in maniera accurata quello che Trump e Pence faranno all’America”. L’immagine fece così scalpore che, nel giro di 24 ore, i responsabili della campagna di Trump modificarono la grafica che suggeriva l’idea di una bandiera, lasciando solo il nome dei canditati e il loro slogan “Make America great again”. Nonostante ciò, il danno era ormai stato fatto. Come è chiaro in questo esempio, nell’era digitale, in cui l’informazione gira ad una velocità mai vista prima, le reazioni di fronte a un’azione di marketing possono diffondersi con una facilità disarmante e influenzare, come conseguenza, il giudizio di molti altri.

Il potere dei social media

Dal punto di vista psicologico, il processo fondamentale che sta sotto alle reazioni immediate ed emotive di fronte a loghi e immagini ad esso legate, sono di natura percettiva. Le persone dipendono dalle informazioni che acquisiscono dall’ambiente che le circonda, le interpretano ed assegnano dei significati per cercare di fornire una spiegazione di cosa sta accadendo attorno a loro. Allo stesso modo noi reagiamo anche agli stimoli derivanti dal marketing; in altre parole noi associamo significati e diamo giudizi, influenzati prima di tutto dagli stimoli che incontriamo dall’interazione tra noi e il brand o il suo logo. La differenza rispetto a prima è però che, ciò che prima le persone confidavano solo alla loro cerchia di conoscenti, ora lo possono condividere con talmente tanta gente,che la loro voce può diventare così forte e importante da far cambiare il logo della campagna pubblicitaria di un candidato alla Casa Bianca con dei semplici tweets!

Marta Santoni

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