Il rally incredibile dell’oro: perché?

Dall’inizio della pandemia l’oro ha iniziato un rush verso l’alto. Il bene rifugio, vista la portata della crisi che si sta tutt’ora abbattendo in svariati paesi del mondo, è oggi sul punto di superare i 2000 dollari l’oncia.

In questo articolo vedremo da vicino questa corsa, e prenderemo atto delle forze che stanno spingendo il prezzo.

La pandemia

Da un lato la pandemia, che si è avventata improvvisamente sulle nostre vite, cambiandone il concetto di “normalità”; dall’altro le tensioni fra Cina e Stati Uniti, la crisi economica ed i negazionisti del Covid. Questi sono i fattori maggiori che stanno pompando il prezzo dell’oro, più precisamente il cambio Oro/Dollaro, uno dei più importanti asset di mercato al mondo. Quando il 31 dicembre 2019 la Cina inviava all’OMS (organizzazione mondiale sanità) il primo resoconto sulla possibile esistenza di un nuovo coronavirus, nessuno, benché meno i cinesi stessi, avrebbe potuto immaginare tutto ciò che ne sarebbe scaturito. Uno dei primi paesi a sorbire maggiormente il peso di quest’epidemia è stato sicuramente il nostro, subito dopo la Cina. Il 12 Marzo, due giorni dopo l’inizio effettivo del lockdown in Italia, e mentre il mondo intero ancora sottovalutava la pericolosità del Covid-19, il prezzo del metallo prezioso era sui 1450$. L’oro è un bene rifugio, ovvero possiede un valore intrinseco ed indipendente, perciò quando sono iniziate le chiusure in tutto il mondo, c’è stato un visibile incremento dei contagi e un definitivo stop dei viaggi, l’oro è salito, a discapito delle altre valute che scendevano. 

Il 2011 e i negazionisti

Ricordate la crisi del 2008? Anche allora l’oro è salito, a dirla tutta, il suo rally in quel caso durò fino al 2011. 3 anni. E si arrestò attorno ai 1920$. Perciò quando la settimana scorsa il prezzo del metallo ha rotto quel traguardo, tutti gli analisti si sono posti un grande interrogativo: e adesso? Insomma, quando nel 2011 raggiunse i 1920$ tutti i vari paesi colpiti dalla crisi ne stavano già lentamente uscendo, invece noi e siamo ancora dentro. E con “noi” non mi riferisco all’Italia ( anche se siamo ancora in allerta) ma al Brasile, alla Spagna e agli Stati Uniti. Gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti, sconvolti dall’assassinio di Floyd e tutt’ora pieni di proteste che vedono in piazza migliaia di persone. Ad oggi si stima che lì muoia di Covid un paziente al minuto. E i contagi aumentano a ondate di 70 mila al giorno. Hanno subito anche una forte resistenza negazionista. Persone che negavano l’evidenza delle terapie intensive piene sostenendo che il Covid fosse tutta un’invenzione. Primo fra loro il presidente Trump, che si è mostrato in pubblico per la prima volta con la mascherina solo il 12 Luglio.

La Cina

Ultimo, ma non ultimo per importanza, l’argomento delle tensioni con la Cina. Era fine Maggio quando le relazioni (mai state ottime) fra le due super potenze presero una brutta piega. Gli U.S.A dissero che la Cina avrebbe dovuto pagare per quest’epidemia. Dal canto suo la Cina rispose che se lei avesse dovuto pagare per il Covid, allora anche gli Stati Uniti avrebbero dovuto pagare per l’AIDS. Poi, c’è stata la questione TikTok, all’interno della quale il social network di stampo Cinese era stato accusato dal governo americano di rubare informazioni private degli utenti per rivenderle a Pechino. Ed infine, sull’orlo dello scoppio di una nuova guerra fredda, proprio questa settimana gli USA hanno chiuso il consolato cinese a Houston, e, per ripicca, la Cina ha chiuso il consolato americano a Chengdu. Tutte queste motivazioni (maggiormente) hanno contribuito a far schizzare così in alto ed in così poco tempo un bene rifugio come l’oro, che si rafforza sull’incertezza e l’instabilità sempre maggiore del dollaro.

Camillo Cipolla

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