Il report OCSE: PIL giù del 9,8%

L’OCSE ha pubblicato un preoccupante resoconto del PIL nei paesi di sua competenza, portando alla luce un calo molto più significativo del 2008.

Andiamo a vedere nel dettaglio di cosa si tratta, dal potere e l’attendibilità della stessa OCSE ai paesi col dato peggiore.

Cos’è l’OCSE

Per comprendere appieno il funzionamento di questo ente e dunque anche il suo scopo bisogna partire dalle sue origini. Nel primissimo dopoguerra, a metà del secolo scorso, vi era l’urgenza di creare forme di cooperazione in campo economico fra le varie nazioni del vecchio continente. Fu dunque fondata la OECE (organizzazione per la cooperazione economica europea). Fra gli obiettivi della OECE spiccava, ad esempio, quello di trovare il miglior modo possibile per usufruire degli aiuti statunitensi dell’European Recovery Program. I paesi fondatori, o meglio, coloro che firmarono la convenzione che poi diede vita all’organismo, furono 18 (europei) + la Turchia. Negli anni a venire l’OECE si espanse anche oltreoceano, cambiando il suo nome nell’attuale OCSE (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), e si presenta come un’organizzazione che svolge studi economici sui paesi membri, che sono tutti paesi sviluppati ed aventi un’economia di mercato (che prevede il libero scambio di merci). L’organizzazione infine svolge anche un ruolo di assemblea consultiva con l’obiettivo di risolvere i problemi degli stati.

Crollo del PIL

Insomma, l’OCSE attualmente è uno dei maggiori enti nell’ambito di ricerca e sviluppo economico, e dunque questo è anche il motivo per cui dovremmo prestare attenzione ai suoi report. Nella giornata di Giovedì 27 Agosto vengono pubblicate le stime provvisorie sul PIL (prodotto interno lordo) dei paesi dell’area OCSE, e quello che anche un occhio inesperto può notare è certamente un enorme calo. Da quando, agli inizi del mese di marzo 2020, molti stati hanno dovuto attuare il Lockdown totale (O misure comunque restrittive) per contenere il contagio da Covid-19, la produzione di questi paesi ha subito una dura battuta d’arresto. (I dati fanno riferimento al PIL del secondo semestre 2020) In particolare, mediamente nei paesi OCSE il PIL ha registrato un -9,8%. Si tratta del calo maggiore mai registrato per quest’area, per fare un paragone, nei primi mesi del 2009, a seguito della crisi finanziaria dovuta all’implosione del mercato immobiliare americano il dato era di -2,3%. Il paese con la peggior performance è certamente il Regno Unito, che riporta un -20,4%. La Francia (dove le misure restrittive sono state più severe che in Italia) riporta un -13,8%, il nostro Belpaese -12,4%. 

La crisi

E’ impossibile negare l’esistenza di una crisi economica. Nonostante vi siano già state nel mondo altre crisi finanziarie, tutte avevano in comune il fatto che l’economia avesse continuato a girare. Ci troviamo di fronte ad una crisi insolita ed improvvisa, una crisi portata proprio dal blocco forzato del commercio stesso. Nonostante i dati sopraelencati siano un report provvisorio, sicuramente non si distaccheranno di molto dai dati definitivi, lasciando intendere che per ricucire del tutto il “Gap” creatosi ci vorranno anni ed anni. E la situazione potrebbe anche peggiorare, con la curva dei contagi (Il rapporto giornaliero tra tamponi effettuati e positivi trovati) in netta risalita non è da escludere infatti un secondo lockdown più in là, a cavallo dell’autunno e dell’inverno (al momento sarebbe semplicemente insostenibile, come anche dichiarato dal nostro ministro della sanità R. Speranza) nell’attesa di un vaccino che dovrebbe arrivare in primavera.

Camillo Cipolla

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