Iperinflazione: quando uno stato rischia il default finanziario.

Crescita dei prezzi fuori controllo e instabilità finanziaria di un intero paese, un fenomeno economico che si ripete nel corso dei decenni.

Quando una situazione di inflazione è caratterizzata da crescite dei prezzi particolarmente rapide e consistenti, si usa il termine “iperinflazione”. In particolare tale fenomeno si verifica se i prezzi salgono oltre il 50% in un solo mese. Questo termine, in economia, indica anche una situazione di inflazione così elevata da indurre i consumatori ad usare valuta estera.

Cause dell’iperinflazione

Principale causa dell’iperinflazione è un aumento persistente della quantità di moneta, eccessivo rispetto alla crescita del PIL.

Tale eccesso può dipendere da una forte emissione di moneta circolante da parte delle banche centrali e/o degli istituti di credito, ma anche da una conversione dei depositi in moneta circolante superiore alla media del mercato. Questa monetizzazione degli attivi di famiglie, imprese, Stato (quali depositi in conto corrente, titoli, valute estere, ecc.) avviene in presenza di un bank-run, di una crisi di liquidità, di un’eccessiva svalutazione.

Ne casi di iperinflazione, i soggetti economici, tendono a prelevare molto di più dei loro risparmi perché temono di perdere grandi parti del loro denaro, o perché necessitano di somme maggiori per far fronte ad investimenti e spese correnti.

Un secondo fattore causa di iperinflazione, ovvero l’emissione di nuova moneta da parte di banche centrali e/o altri istituti di credito, che può essere rivolta a soddisfare le esigenze di liquidità di qualche soggetto economico – come Stato, finanza o imprese- trascura però quelle che possono essere conseguenze catastrofiche per l’intero sistema causate da questa eccessiva massa monetaria.

Altro fattore destabilizzante può essere rappresentato dal finanziamento di una quota consistente della spesa pubblica attraverso l’emissione di moneta anziché tramite imposte o emissione di titoli del debito pubblico: questo può accadere in caso di guerra o per lo shock economico di un default dello Stato o di gruppi finanziari, economici o industriali che hanno rilevanza economica pari a quella dello Stato stesso.

L’iperinflazione è causa della perdita continua del potere di acquisto della moneta e quindi una spinta per gli attori del mercato a disfarsi quanto prima possibile della moneta ricevuta, contribuendo ad accelerare ancora di più il fenomeno inflativo; si innesca così un circolo vizioso, che in assenza di un intervento deciso dell’autorità monetaria non può essere interrotto.

Per l’alterazione profonda che ne deriva nella distribuzione dei redditi, l’iperinflazione ha sempre ripercussioni sull’equilibrio politico del sistema.

Le conseguenze più gravi dei fenomeni di iperinflazione sono però quelle prodotte sull’economia reale: l’incertezza sul valore della moneta si trasmette sull’intera attività economica, scoraggiando gli investimenti, con gravi conseguenze sui livelli di reddito nazionale e di occupazione.

I casi più eclatanti

Nel 1994, con la disintegrazione della Jugoslavia, i prezzi dell’intera regione raddoppiarono ogni 34 ore per l’intero mese di Gennaio. Le tensioni tra gli stati divenuti in quel momento indipendenti, colpì tutta la penisola Balcanica, portando al conflitto che vide coinvolti molti stati ben più economicamente sviluppati.

Il fenomeno Iperinflazionistico ebbe gravi ripercussioni nel tessuto sociale, calarono infatti drasticamente sia l’offerta di lavoro che di conseguenza i consumi, il commercio tra i paesi disgregati si annullò completamente e ci fu un ulteriore calo dell’offerta industriale.

La crescita esponenziale dei prezzi nello Zimbabwe fu conseguenza di riforme inefficaci sulle proprietà private, le quali fecero precipitare l’economia a prevalenza agricola dell’intero paese.

Il mercato dell’offerta si indebolì ulteriormente con il coinvolgimento nella guerra del Congo, basti pensare che nel 2008 il livello dei prezzi raddoppiava ogni 25 ore.

Il caso più critico fu quello dell’Ungheria nel 1946; il paese uscì dal secondo conflitto mondiale economicamente devastato, vantando inoltre un credito verso la Germania che non poté però essere ripagato. Il livello di inflazione quindi divenne talmente alto che i soldi a disposizione delle famiglie si dimezzavano giorno dopo giorno, tanto che molti spendevano i propri stipendi per intero il giorno stesso in cui li incassavano.

Soluzioni all’iperinflazione

Le gravi crisi economico-finanziarie e le conseguenze devastanti che ne sono derivate in termini di perdita di potere d’acquisto, mancanza di liquidità, difficoltà di accesso ai finanziamenti hanno spinto l’interesse generale a ricercare sistemi di scambio e di valuta alternativi a quello monetario tradizionale che siano in grado di dare respiro all’economia e di incentivarne la ripresa.

Ritornare al baratto potrebbe sembrare utopistico; facile da mettere in pratica per le transazioni quotidiane e permette di sfuggire in parte alla devastante spirale prezzi-salari dell’iperinflazione. Questa soluzione si è evoluta in tempi recenti grazie anche alle possibilità offerte da internet, per esempio nel corporate-barter, riferito al B2B, cioè lo scambio di beni e servizi in compensazione: non è limitato al puro scambio bilaterale di merci, bensì consente a chi acquista beni o servizi da un’azienda di compensare il valore dell’acquisto in un momento successivo con la vendita di propri beni o servizi a qualsiasi altra azienda ne faccia richiesta. Il barter permette quindi di acquistare beni o servizi senza attingere dalle proprie risorse liquide e senza dover chiedere un prestito e pagarne gli interessi.

Accettare pagamenti solo in monete straniere, non inflazionate; invece di pagare e farsi pagare nella moneta locale soggetta a iperinflazione –infatti- chi può farlo sceglie la moneta di quei paesi definiti finanziariamente solidi.

Nell’ultimo ventennio, sono nate inoltre una serie di “monete solidali” in giro per il mondo, come il Tau in Italia, il Wir in Svizzera o gli Ithaca Hours negli USA, tutte create con lo scopo di garantire chi ne fa uso dalla perdita di valore dovuta all’inflazione e alla speculazione.

Questi due fenomeni possono soltanto arginare gli effetti dell’iperinflazione, ma non li annullano: rimane necessario, invece, ricorrere alla valuta inflazionata per pagare le tasse, i servizi pubblici, i contributi pensionistici, le utenze, le sanzioni. I datori di lavoro pagheranno comunque i lavoratori in moneta inflazionata, perché lo troveranno più conveniente. Una soluzione definitiva all’iperinflazione può essere solo istituzionale e sistemica, che provenga dallo stato attraverso politiche mirate ad evitare tali situazioni.

Ferdinando Margiotta

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