Attori virtuali e attori reali: come la tecnologia potrebbe rivoluzionare l’economia cinematografica.

Nell’era pandemica che ci troviamo a vivere uno dei settori certamente più colpiti è quello cinematografico. Appare infatti complesso, come riportato dal Ceo di Netflix Reed Hastings, conciliare diversi attori internazionali e farli lavorare in un set scarno, con una troupe limitata, a causa delle normative del Covid-19.

Sebbene assuma maggiore rilevanza il racconto e meno gli ambienti, oggi molto più facili da realizzare grazie allo sviluppo di programmi di editing più sofisticati, la possibile svolta potrebbe essere dettata dall’utilizzo dei cosiddetti “attori virtuali”.
Questa nuova idea, già sperimentata in varie produzioni e in situazioni particolari (si pensi a tal proposito alla morte prematura di Paul Walker, presente però incredibilmente sul grande schermo anche a posteriori), va oggi perfezionandosi, dettando la possibile scomparsa di una figura professionale dall’incredibile fascino, e soprattutto, portando con sé conseguenze economico-sociali.

Il falso mito degli attori immortali

Appare allo stesso tempo assurdo e spaventoso pensare di poter vedere il nostro attore preferito in nuovi ruoli, a prescindere dal tempo: la tecnologia andrebbe, paradossalmente, ad aggirare la vecchiaia e la morte dei miti di Hollywood, dandogli, almeno sul grande schermo, vita immortale.
Si tratta, dunque, di una materia molto complessa e non ancora regolata legalmente ed economicamente. Non è ben chiaro, infatti, fin dove la tecnologia possa evolversi. Per adesso è ancora necessaria la presenza dell’attore, almeno in un primo momento. Molti affermano che nell’era pandemica e a causa dello shock dettato da quest’ultima, appare utile servirsi della tecnologia per far funzionare un settore che rimarrebbe, altrimenti, forzatamente statico.

Cosa cambia a livello economico

È importante considerare che gli attori andrebbero, dunque, a vendere la loro immagine per restare passivamente al centro del mondo dello spettacolo. Dal punto di vista prettamente economico il costo dell’immagine arricchisce, congiuntamente, l’attore che può “lavorare” a più parti contemporaneamente e le imprese che andranno a spendere molto meno per il semplice volto della star. Si tratta, dunque, di un inquietante nuovo mercato, che potrebbe vedere sparire la figura dell’attore a tutto tondo, sostituito da semplici vactor. Appare anche complesso, soprattutto per gli appassionati, riuscire a non subire un ricambio generazionale ed anzi doversi abituare a vedere costantemente gli stessi “attori”. Potrebbe, almeno inizialmente, costituire un alto rischio proporre stelle emergenti di Hollywood, piuttosto che affidarsi a coloro che sono già stati al centro di grandi film nelle varie epoche cinematografiche.

Il processo

Il processo che sta portando a questa “fine del cinema”, come la defiscono alcuni esperti, perlomeno del cinema che abbiamo sempre conosciuto, è stato, come spesso nel mondo moderno, graduale, avvenuto sotto i nostri occhi ma al contempo difficile da vedere. Già i major della telefonia (Samsung e Apple principalmente) hanno introdotto sui loro smartphone la possibilità di utilizzare avatar virtuali disponibili con qualche scatto e un rapido facial scanner. Non appare, pertanto, complesso pensare che, se abbiamo nel nostro smartphone la possibilità di creare un nostro avatar in pochi secondi, vi possano essere software in grado di generarne di più vividi ed elaborati, in lunghe ore di lavoro e grazie a strumenti molto più sofisticati.

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