Bancomat unico per l’area euro: verso un’unione fiscale?

Il progetto Epi presentato dalla Banca Centrale sorge dall’esigenza molto chiara di contrastare i colossi americani e cinesi. Il loro costante dominio e l’avvento nel mercato di Google e Alipay, hanno spinto l’Europa ad adottare le dovute misure cautelative.

In un mondo in continua evoluzione risulta necessario adattarsi per sopravvivere, come ci suggeriva Charles Darwin. Ad oggi i dati ci dicono che il sistema dei pagamenti, per più di due terzi, è in mano ad operatori non europei.

Il progetto European Payment Initiative (EPI)

Sebbene l’unione monetaria e frontaliera siano giunte da tempo in Europa, un sistema di pagamento unificato risulta imprescindibile per il completamento del processo. Quello che attualmente è solo un progetto in fase embrionale, potrebbe rappresentare l’apripista per una possibile unione fiscale europea. Le banche che hanno aderito all’iniziativa, la quale diventerà realtà però solo nel 2022, sono: le Santander, Bbva, Société Générale, Deutsche Bank, Commerzbank, Bnp Paribas ed Unicredit. Il fine ultimo di questo accordo (lanciato proprio durante questa settimana) è quello di riuscire a creare un sistema unico di pagamenti transfrontaliero per i paesi europei. Inoltre servirà ad affiancare il Tips (Target Instant Payment System), ossia il servizio paneuropeo di regolamento dei pagamenti istantanei per l’Europa, nel contrastare lo strapotere dei colossi Visa, Mastercard e Paypal e nel provare a superare le restrizioni all’interno del Mercato Unico.

Le funzioni del nuovo bancomat

L’obiettivo è quello di andare a coprire tutte le tipologie di transazione non in contanti, spaziando nella miriade di possibilità attuabili, dal ritiro del contante al peer-to-peer. La pandemia globale ha portato ad un’accelerazione nella volontà comune di attuare un piano che possa permettere ai paesi europei di ovviare alla mancanza di sistema di pagamenti europeo. Il progetto Epi ha l’intento di “contrastare la frammentazione dei pagamenti al dettaglio in Europa e dovrà comprendere tutti i paesi dell’area euro, e prima o poi l’intera Unione Europea”. La riduzione avvenuta negli ultimi anni sulle commissioni di intermediazione, potrebbe essere compensata da questa manovra, garantendo agli istituti di credito di recuperare parte dei ricavi dai pagamenti. Il taglio delle fee avrebbe portato, secondo recenti studi, ad una perdita di circa 2,95 miliardi annui che potrebbe essere bilanciato dall’aumento degli stessi per circa 550 milioni di euro l’anno per le carte di credito.

Considerazioni

Sappiamo che sarà complesso per il sistema bancario riuscire ad indebolire la presenza consolidata negli anni dei circuiti delle carte di credito. I numeri ci dicono che operatori come Visa e Mastercard hanno operato in Europa (nello scorso anno), rispettivamente per 57,3 miliardi e 38,3 miliardi di transazioni. Negli ultimi anni si è tentato di diminuire la frammentazione che caratterizza le modalità attraverso le quali le persone pagano le proprie transazioni, sia online che nei negozi fisici. Il progetto è volto ad eliminare questo gap esistente. Il desiderio è quello di riuscire a sostituire gli attuali metodi di pagamento con un unico portafoglio digitale, in grado di sancire la fine dell’eterogeneità degli stessi. Nonostante l’idea di fondo sia allettante, persistono alcune problematiche strutturali da dover superare. A quanto pare la tecnologia offerta dal sistema italiano PagoBancomat sarebbe superiore a quella utilizzata in Germania e Francia, ed è per questo che quasi tutti gli istituti italiani si sono defilati da questa manovra. Nel complesso ci si augura che questo possa essere solo l’inizio di una maggiore coesione e collaborazione tra i paesi europei e magari, in tempi non sospetti, di una possibile unione fiscale.

Edoardo Gentili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

it Italiano
X