Calcio e Coronavirus: gli effetti devastanti della pandemia sullo sport

Tra stadi vuoti, dubbi e polemiche, analizziamo i cambiamenti inevitabili che il virus ha portato nel sistema calcistico.

9 marzo 2020. Ormai è quasi un ricordo sfocato l’ultima partita di Serie A giocata nel nostro Paese, una tradizione ormai più che uno sport, passione dunque ma al tempo stesso risorsa fondamentale per l’economia italiana: lo 0,19% del Pil italiano nel 2017, senza contare tutto ciò che gira attorno a questo universo: sponsorizzazioni, diritti tv, scommesse e molto altro, che rendono dunque la percentuale sopracitata ben maggiore.

Il calcio in Italia, i numeri di un sistema in crescita

3,551 miliardi di euro. Questa la cifra ottenuta sommando le voci di fatturato diretto dei tre campionati professionistici in Italia nella stagione 2017-2018, l’ultima per cui sono disponibili dati ufficiali: sommando a questa gli 1,2 miliardi di euro circa ottenuti grazie al calcio dilettantistico, è di circa 4,7 miliardi di euro il fatturato totale dell’ ‘universo calcio’ nel nostro Paese, il 12% del PIL del calcio in generale nel mondo. Analizzando ulteriori dati, notiamo come nell’ultimo decennio circa 11,4 miliardi di euro sia l’ammontare della contribuzione previdenziale e fiscale: 749 milioni invece i contributi erogati nello stesso lasso temporale dal CONI alla FIGC, nonché rispettivamente Comitato Olimpico Nazionale Italiano e Federazione Italiana Giuoco Calcio. Non è da trascurare nemmeno il fronte diritti televisivi, ricca fonte di introiti per il sistema calcio: alla massima serie inglese, la Premier League, spetta il primato, con un ricco contratto stipulato con le emittenti televisive del Paese che prevede, per il triennio 2019-2022, un accordo di 4,8 miliardi di euro per la trasmissione delle partite. Un gradino sotto invece la Serie A, comunque seconda nel panorama europeo: 4,2 miliardi il contratto, con le partite trasmesse da 2 diverse emittenti, una delle quali, novità assoluta nella storia del calcio italiano, è una piattaforma streaming.

Coronavirus: quali conseguenze adesso?

Belgio, Olanda e negli ultimi giorni Francia. Questi i nomi dei Paesi che hanno sospeso, in modo definitivo, i campionati professionistici e non, generando ulteriori dubbi circa la ripresa del calcio in Italia, un  movimento che comunque avrebbe ultimato la stagione attuale con un deficit aggregato di 290 milioni e che vede due possibili sviluppi in merito alla questione: un totale delle perdite di circa 590 milioni di euro se si decidesse di ultimare il campionato a porte chiuse, al quale però si aggiungerebbero circa 200 milioni in più di “rosso” se non si riuscisse a portare a termine la stagione; un taglio del 30% negli stipendi porterebbe a circa 355 milioni risparmiati, il che però limiterebbe solo in parte i danni . Il problema maggiore è comunque legato alle serie ‘inferiori’ e ai campionati non professionistici: decine e decine di squadre rischiano ‘l’estinzione’ a causa delle difficoltà nel pagamento degli stipendi, dell’iscrizione alla futura stagione e delle attrezzature, con qualcuno addirittura che parla di fallimento per circa il 75% dei club italiani. Conseguenza diretta del virus è inoltre un deprezzamento nel costo del cartellino degli atleti, con una perdita di valore media dello stesso tra il 10 e il 20%, limitando però al contempo l’ ‘inflazione’ legata a questi, che ha portato negli ultimi anni alcuni calciatori a valori stratosferici, con cifre superiori ai 200 milioni di euro.

Calcio e mondo finanziario: il caso delle società quotate in Borsa

E’ di fine febbraio, a pochi giorni dal primo caso di Coronavirus nel Paese, la notizia che vede il crollo delle azioni della Juventus dell’11,83% in una singola seduta, risultato alquanto negativo ‘superato’ solamente dall’eliminazione, per mano dell’Ajax, dalla scorsa Champions League, che ha visto andare in fumo circa 170 milioni in una singola giornata. Società che dunque vedono un cambiamento nel prezzo delle azioni non più come conseguenza dei risultati sportivi, ma dello stop ai campionati e del rispettivo mondo che ruota attorno all’industria calcistica e che, nel caso del club bianconero, porta a conseguenze ben peggiori che una perdita così elevata in una singola sessione: l’esclusione, da parte del Ftse Italia Index Series Technical Committee, in data 23 marzo 2020, del titolo della società dal gruppo che raccoglie le 40 realtà italiane con capitalizzazione maggiore, in seguito appunto alla variazione del livello di questa, a “favore” dell’ingresso ‘nell’élite’ di Banca Medionalum. Situazione negativa anche per altri club della massima serie italiana, con la Lazio, il cui titolo perde il 4,80% e la Roma, che vede il proprio titolo cedere il 5,68% con rispettiva capitalizzazione di mercato a circa 344 milioni di euro. Situazione comunque in continua evoluzione e soggetta ad ulteriori ripercussioni, in negativo o in positivo, successivamente all’accordo che avverrà o meno tra Governo e Lega Calcio in merito alla ripresa del campionato.

Gianluca Sormani

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