Climate Change. Stop a falsi slogan di alcune imprese

Instaurare delle politiche all’interno delle società che permettano di contrastare in concreto questo fenomeno, non basandosi unicamente su slogan pubblicitari.

Il rischio è spesso rappresentato da buona intenzioni che poi non trovano riscontro nell’operatività giornaliera delle aziende. Quali azioni possono essere davvero apportare un effetto positivo al cambiamento e quali sono vane? Ma soprattutto, come si può definire un quadro comune?

Il problema

Il cambiamento climatico è un problema di grande rilevanza da ormai molti anni, tuttavia solo negli ultimi 10-20 anni abbiamo cominciato a pensare concretamente a come affrontarlo, a livello di istituzioni e organizzazioni nazionali e internazionali così come a livello di comunità locali e singole società.
Premesso che molte sono le cause, cercheremo di fornire un quadro generale e analizzare nel dettaglio solo alcune situazioni, per non tediare eccessivamente il lettore e non distoglierci da un profilo economico in senso lato.
In questo contesto un ruolo di primaria importanza è svolto dalle imprese e da quelle realtà produttive che per anni, in gran parte, o non si sono poste il problema o non si sono accorte che le loro attività giocavano un ruolo cruciale: ci si è concentrati molto sul produrre sempre di più per soddisfare le esigenze di clienti in un mercato globalizzato, producendo talvolta più di quanto fosse necessario per andare in contro a specifiche esigenze di mercato, tra cui la necessità di generare profitto.
Può essere che in questo frangente si sia distolta l’attenzione dal “come” si produce; risultato: inquinamento dei mari, emissioni di gas serra oltre i limiti, impoverimento dei territori a causa dei troppi fertilizzanti usati, deforestazione, sfruttamento eccessivo dei campi. Sono solo alcuni dei problemi che possiamo osservare, ormai anche nella nostra quotidianità.

Cambio di prospettiva

Il cambio di prospettiva è l’elemento sul quale vogliamo concentrare la nostra attenzione. Si è parlato dell’Agenda ONU 2030, dei vari protocolli (Parigi e Kyoto) per la “lotta” al cambiamento climatico così come delle tante azioni intraprese da organizzazioni non governative e movimenti per sensibilizzare la popolazione a questa tematica.
Possiamo ora porci dal lato delle aziende che sicuramente non possono drasticamente rivoluzionare il loro modo di operare; servirebbe, al contrario, adottare strategie comuni all’interno dello stesso settore produttivo, introducendo incentivi (come nell’ambito energetico) e precisi vincoli, così come parametri ben definiti da rispettare.
Numerose aziende stanno iniziando ad utilizzare fonti di energia rinnovabili per l’alimentazione degli impianti (pensiamo soprattutto a quell’aziende metallurgiche o chimiche che non hanno registrano pause o interruzioni nel processo di produzione e quindi girano 365 giorni l’anno consumando molta energia); oppure aziende che decidono di riciclare gli scarti e limitare quindi il volume dei rifiuti, o ancora aziende che magari non agiscono direttamente, ma finanziano progetti per l’efficientamento energetico di alcune zone votate ancora ai combustibili fossili.
Accanto a questo esempi si instaurano poi una serie di iniziative che migliorano il profilo sociale dell’impresa, devolvendo finanziamenti alla tutela dei ghiacciai o di aree eccessivamente inquinate.
Si trovano anche nella quotidianità, ad esempio nei distributori automatici di scuole e uffici si stanno progressivamente eliminando gli imballaggi in plastica (o un ricorso a materiali plastici riciclati). Da alcune ricerche risulta infatti che la produzione e la conseguente eliminazione della plastica ha contribuito notevolmente a peggiorare la situazione climatica (per i materiali da cui è composta e per l’utilizzo smoderato degli ultimi 70 anni).

Qualche esempio

Tra le aziende italiane Carte d’Or, Conad e Lavazza sono in prima linea per eliminare la plastica e sostituire le confezioni di alcuni prodotti con materiali compostabili. Sulla stessa linea troviamo Ichnusa e NaturaSì, che si operano attivamente per migliorare la qualità del packaging dei prodotti e contribuire così a non accrescere il fenomeno negativo.
Secondo un recente articolo uscito su Bloomberg dal titolo “How to tell if companies re truly fighting Climate Change“, oltre a numerose ricerche condotte per selezionare (sulla base di parametri, rating e metriche) è importante capire quali aziende sono realmente sostenibili e i tempi in cui si riuscirà ad attuare un vero cambiamento nei processi produttivi e nei prodotti venduti. In particolare, l’obiettivo “zero emissioni” dovrebbe raggiungersi intorno alla metà del secolo corrente, con società comeSony e Amazon che potrebbero anticipare rispettivamente al 2025 e al 2040 il passaggio; decisamente più lunghi potrebbero essere le tempistiche per quelle categorie a cui abbiamo fatto riferimento nel corso del paragrafo precedente.
Esiste poi un nuovo filone di studio riguardante la fusione tra Economia Comportamentale e Climate Change, che analizza il rapporto dell’uomo in tutti gli aspetti con il problema in questione.

Alessandro Gastaldello

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