Come cambierà il sistema bancario: riflessioni su tecnologia e nuovi competitors

Mentre le banche commerciali si contendono i clienti tramite una guerra di prezzo sulle fees, il pericolo maggiore viene da fuori, con alle spalle una base clienti pressoché illimitata. 

Risulta ormai chiaro che anche i servizi bancari si stanno votando ad una sempre più crescente digitalizzazione: dai più diffusi internet home banking fino a veri e propri consulenti virtuali che ci guidano a 360° fino a coprire servizi alla persona. In questo contesto i colossi dell’e-commerce e dei social network rappresentano una seria minaccia per le banche tradizionali.

La situazione attuale

Al momento il settore bancario, soprattutto per quanto riguarda le banche commerciali, è caratterizzato da un lato ad una guerra basata sulle commissioni e gli interessi derivanti dai prodotti offerti e dall’altro da una diversificazione dell’offerta su nuovi prodotti (si veda ad esempio il fenomeno della Bancassurance). Solamente le grandi banche internazionali sembrano essersi accorte di una nuova serie di competitors che si stanno affacciando su questo mondo. 
Pensiamo a quante persone dispongono di un account Google o Facebook (circa 2,5 miliardi per il social network), acquistano prodotti tramite Amazon o quanti ancora possiedono un telefono, Apple o Samsung, sul quale utilizzano le diverse applicazioni citate.
Oltre a queste società possiamo includere nell’elenco Tesla, Telegram, Netflix e Walmart. Ci rendiamo conto di quanti nostri dati abbiano queste compagnie e di come possano veicolare in brevissimo tempo e a costi ridotti nuovi prodotti e/o servizi, che abbiano quindi un impatto considerevole sul mercato di riferimento. Ora ipotizziamo che nei prossimi mesi queste società lancino dei conti correnti online a basso costo, non avrebbero forse più visibilità, e di conseguenza più successo, di tante medio-piccole realtà bancarie? L’esempio dei conti correnti è fondamentale in quanto nel mondo circa 1,7 miliardi di persone non dispongano di tale servizio (fonte World Bank Maggio 2018).
Per meglio comprendere il fenomeno possiamo riassumere alcune caratteristiche comuni alle società menzionate poc’anzi, che sicuramente possono aiutare molto in una rapida e dirompente penetrazione nel mondo bancario: 

  • una base clienti stabile e molto numerosa, costituita da persone di ceti sociali e provenienze geografiche diverse e, di conseguenza, con necessità e desideri differenti;
  • conoscenza delle abitudini dei clienti, siano esse di spesa (Amazon e Facebook Marketplace, Apple) o più personali e sociali (Facebook, Instagram, Twitter, Netflix) o di vari generi (Google, Tesla);
  • rete telematica già predisposta con la possibilità di assistenza immediata al cliente;
  • pubblicità gratuita, inoltre ogni compagnia può sponsorizzare servizi aggiuntivi come se fossero delle opzioni da “aggiungere al carrello”.

La rivoluzione si basa su un’offerta esclusivamente in via telematica (quantomeno all’inizio) e servizi dai costi contenuti, quest’ultimo punto si intreccia con l’ampia platea di potenziali clienti di cui dispongono, rendendo di fatto l’intera struttura economicamente sostenibile. Potremmo veder scomparire piano piano i classici sportelli a cui siamo abituati.

Cosa cambia nel modo di fare banca

Si accennava all’assenza di sportelli in favore di una digitalizzazione dei processi e dei servizi erogati ai clienti, ebbene questo fenomeno già presente da tempo nel mondo bancario: banche quali ING o Fineco offrono i loro servizi principalmente in via telematica, andando a sostituire il rapporto fisico con il cliente con un interfaccia virtuale (anche qualora si considerassero eventuali servizi in cui sia richiesto un dialogo, questo è veicolato tramite mezzi di comunicazione a distanza), nel concreto la banca olandese ha comunque aperto sportelli per le motivazioni riportate in seguito, mentre per Fineco i clienti possono appoggiarsi agli sportelli del gruppo Unicredit, di cui la stessa fa parte .
Si può tuttavia discutere che questo tipo di business orientato alla completa ed esclusiva digitalizzazione potrebbe riscontrare delle problematiche, ad esempio la stabilità ed efficienza di linee telematiche e la cultura finanziaria della clientela, entrambe di scarso livello nel nostro paese, che da un lato non è ancora in linea con gli altri paesi europei nell’efficientamento delle reti di telecomunicazione, dall’altro è caratterizzato da una popolazione con un elevato numero di persone anziane, che continuano a richiedere quei servizi tipici della banca tradizionali, principalmente prossimità territoriale e consulenza dal vivo. 
Quali sono i potenziali clienti che con maggior favore accoglierebbero questa rivoluzione? Secondo una ricerca condotta da Bain & Company si tratterebbe dei giovani sotto i 25 anni, che sono probabilmente anche coloro che non dispongono di un conto corrente o a cui molti servizi sono preclusi per via della giovane età a causa delle minori garanzie che possono offrire (lavorano da pochi anni, frequentano un’università e non generano reddito ma effettuano comunque pagamenti online).

L’introduzione delle Criptovalute

La penetrazione in questo mercato è poi accompagnata da un crescente ricorso alle criptovalute. Siccome questo tema è sicuramente di notevole importanza ma richiederebbe un focus specifico, ci limiteremo a constatare che diverse società hanno già avviato programmi per la creazione di blockchain sia in proprio sia avvalendosi del supporto di società esterne esperte del settore. Facebook, Amazon, Walmart sono i nomi principali (anche se per alcuni di questi i programmi hanno subito forti rallentamenti e modifiche). Sicuramente la situazione attuale relativa alla possibile crisi in parte legata alla pandemia globale potrebbe portare a posticipare questi progetti legati a valute virtuali per fornire nell’immediato servizi finanziari alle aziende e ai consumatori che necessitano di liquidità (Amazon ha attivato da alcuni anni un servizio dedicato al finanziamento delle piccole e medie imprese). Le criptovalute in questo contesto possono senza dubbio facilitare la conquista di una fetta mercato che sia stabile e coinvolga il cliente creando una maggiore fidelizzazione (possibile spunto per riflessioni future). Con riferimento alla competizione, tra le società menzionate Facebook e Amazon non hanno al momento l’intenzione di porsi in concorrenza con le banche, quanto piuttosto di cooperare con esse: il social network aveva inizialmente chiesto il supporto di PayPal e Mastercard (che hanno poi abbandonato il progetto) e aziende operanti in settori diversi; per quanto riguarda Amazon, JP Morgan ha già dichiarato di voler intraprendere una collaborazione.
Va infine ricordato che diventare una banca significherebbe per queste compagnie dover far fronte a vincoli normativi ben precisi e sempre più stringenti che possono limitare i potenziali profitti. Quest’ultimo punto riguardante la normativa e il rispetto dei requisiti in tema di regolamentazione e vigilanza sul sistema finanziario suscitano perplessità sulla possibilità di permettere l’accesso al mercato bancario per queste società. Bisogna poi tenere in considerazione che simili critiche sono state poste proprio da una grande fetta di consumatori, ancora incerti in merito all’affidabilità di questi partner.

FinTech: competitors o alleate?

L’ultima parte riguarda il tema delle FinTech companies, società che operano in ambito finanziario offrendo specifici servizi altamente specializzati, attraverso un esclusivo utilizzo delle più recenti innovazioni in ambito tecnologico e di realtà virtuale. Il business si concentra, solitamente, su un singolo prodotto o servizio finanziario. Rispetto ad altre società che non operano attraverso questi canali, possono offrire i servizi ad un costo decisamente più contenuto proponendo ai clienti un’esperienza altamente personalizzata. Alla base ci sono specifiche competenze legate all’analisi dei big data e alla gestione e implementazione di processi basati su questi.
In linea con quanto detto per le grandi società menzionate in precedenza, in questo caso dovrebbero essere le banche a coinvolgere in modo attivo le FinTech cooperando piuttosto che competendo, includendo nuove conoscenze legate alla riduzione dei costi e al miglior utilizzo e interpretazione dei dati. Oltretutto anche queste società a trazione tecnologica trarrebbero enormi benefici da una cooperazione con realtà bancarie classiche, che dispongono di ingenti capitali, solida reputazione, una clientela stabile e fidelizzata, conoscenza del sistema regolamentare. 
In sintesi l’innovazione, soprattutto in ambito tecnologico, porta a dover ripensare alcune tradizionali politiche di business. É necessario pertanto, piuttosto che subire passivamente il fenomeno e rischiare di essere fagocitati, saper interagire creando sinergie e collaborazioni, aprendosi a nuovi business ed esternalizzando competenze specifiche a società altamente specializzate creando un network di aziende. Tutto questo ci porta a concludere che probabilmente cambierà il classico modo di fare banca di alcune realtà tradizionali e ci sarà un ampliamento dei gruppi societari nei confronti di partner provenienti da mercati completamente differenti.

Alessandro Gastaldello

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