Compagnie low-cost: come cambia il modo di viaggiare in aereo

Hanno rivoluzionato il mercato del trasporto aereo (lato passeggeri) grazie ai prezzi super competitivi. Ma alcune tra loro puntano ora a business diversi.

Lo scoppio della pandemia, e del relativo lockdown in molti paesi, ha costretto molte compagnie a ridurre drasticamente il numero dei voli, con conseguenti perdite. Proviamo a capire alcune delle strategie delle compagnie low-cost con uno sguardo al futuro

Il contesto

L’immagine che raffigurava il volume di traffico aereo in Europa ponendo a confronto il mese di marzo di quest’anno con marzo 2019 ha fatto il giro dei social. Come si poteva immaginare questa recente pandemia, e le conseguenti misure di lockdown prese in molti paesi, hanno notevolmente ridotto il volume dei traffici aerei e non. Oltretutto dobbiamo considerare il grado di rischio degli aeroplani, sui quali è difficile garantire un completo ricircolo d’aria e un corretto distanziamento come prevedono le norme anti Covid-19.
I dati proposti dall’Istat sono evidenti, un terzo dei voli cancellati e -85% di passeggeri solo in Italia; simili numeri sono stati registrati in altri paesi europei come Francia e Germania, segnale del fatto che non è solamente il nostro Paese ad essere stato duramente colpito dalle misure più rigide di contenimento del virus.
Notizie di oggi, 11 giugno 2020, riportano come Lufthansa taglierà 26mila posti, a seguirla nei prossimi mesi potrebbero essere altre società, duramente colpite dalle regole di viaggio in questo periodo e dalle perdite registrate.

Il focus delle strategie

La strategia cardine delle compagnie low-cost è chiara: puntare a massimizzare i ricavi attraverso una drastica riduzione dei costi, spesso con significative ripercussioni sui servizi offerti. Tra le principali compagnie europee low-cost troviamo easyJet, Wizz Air, Vueling, Norwegian Air, Ryanair e molte altre.
Queste società hanno permesso, attraverso la loro politica sui prezzi, di rendere accessibile un servizio, quello del trasporto aereo (principalmente nel continente), a persone che fino a 20 anni fa non avrebbero potuto permetterselo. In un contesto di crescente globalizzazione, e in un’Europa che favorisce i liberi spostamenti di persone (e merci) tra stati membri, questo fenomeno ha rappresentato uno strumento fondamentale.
Per sostenere i costi necessari, queste compagnie hanno optato per un abbattimento della qualità del servizio (posti stretti, limiti di bagagli, servizi di bordo a pagamento) e dei tempi morti: il veicolo si ferma solo per scaricare i passeggeri e caricare quelli per il volo successivo, restando a terra il tempo strettamente necessario; questo tuttavia ha spesso creato numerosi ritardi, dovuti al sovraffollamento delle piste o a problemi improvvisi che si ripercuotono a catena sulla programmazione dei viaggi.
Accanto a questo aspetto alcune tra queste compagnie, easyJet e Ryanair, stanno proponendo un diverso modello di business per quanto riguarda i prodotti venduti, questo cambiamento deriva anche dall’impossibilità di competere troppo sul ribasso dei prezzi (sotto una certa soglia sarebbe insostenibile operare nel mercato).
Il concetto è semplice: non si vende più un biglietto aereo ma un prodotto grezzo (per l’appunto il biglietto) a cui poter aggiungere servizi extra (easyHotel e Ryanair Rooms offrono la possibilità di prenotare un servizio di pernottamento, Ryanair Transfers per i trasferimenti dall’aeroporto alle destinazioni finali).

Uno sguardo al futuro

La prossima frontiera delle compagnie low-cost è rappresentata dalla creazione di hub e speciali partnership con scali gli aeroportuali. In questo Ryanair ha fatto da apripista, mirando a conquistare quegli aeroporti secondari, quelli più piccoli ma vicini a grandi città (pensiamo ad Orio al Serio che è molto vicino a Bergamo e Milano) o a località turistiche (Bari e altre città del Sud Italia), con costi più basso rispetto a quelli primari, di fatto diventando monopolista e potendo quindi detenere un forte potere contrattuale in fase di negoziazione con il gestore dello scalo.
Nel 2016 il CEO di Ryanair Micheal O’Leary sosteneva che si dovesse puntare a rendere i viaggi a costo zero puntando tutto sui servizi aeroportuali come fonte di guadagno per le compagnie aeree (sulla scia del modello internet).
Le possibilità per il futuro potrebbero quindi riguardare la gestione di queste partnership. Ryanair potrebbe puntare a gestire direttamente gli scali e i relativi introiti derivanti da commissioni provenienti dalle società aeree e dai negozi interni all’aeroporto (sempre molto gettonati dai viaggiatori) che forniscono un’ingente fonte di guadagno per la struttura.
Oltre a questo anche l’implementazione e il miglioramento dei servizi attigui, a cui abbiamo accennato in precedenza, potendo offrire ai clienti non solo il viaggio, ma la possibilità di comprare un intero pacchetto per la permanenza e il trasporto in loco; servizi ancora poco utilizzati rispetto al numero di clienti che viaggiano.

Alessandro Gastaldello

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