Coronavirus, le conseguenze sull’economia cinese.

Se siete vivi, respirate e sapete leggere questo articolo, allora avrete anche sentito parlare dell’argomento trend topic del momento: il coronavirus. Cos’è questa bestia dal nome tanto duro? Quali conseguenze può avere sull’economia? 

Questo articolo identifica, secondo analisi svolte da diversi enti, dalle meno alle più pessimistiche, quelle che potrebbero a grandi line essere le conseguenze del virus sull’economia cinese. Sarebbe impossibile fare lo stesso sul concetto di economia globale, ma tenete presente che la Cina è uno dei maggiori esportatori al mondo.

Cos’è 

 Il coronavirus non è in realtà una singola malattia infettiva, ma è il nome comune con cui è indicato tutto un determinato tipo di malattie che vanno ad attaccare il sistema respiratorio. Anche la SARS, un epidemia scoppiata nel 2003, rientra nei coronavirus. Prendono il nome dalla loro particolare forma al microscopio, che appunto ricorda una corona. Il primo coronavirus è stato identificato intorno agli anni 60, e ad oggi solo sette sono in grado di attaccare anche l’uomo. L’ultimo, quello di cui parleremo oggi, si chiama 2019-nCoV e si è sviluppato nella metropoli di Wuhan, città di 11 milioni di abitanti situata nella provincia di Hubei, Cina.

I dati

Al momento in cui viene stilato questo articolo (giovedì 13 febbraio, 08:00 am) I casi accertati di coronavirus sono 45210, mentre i decessi 1118. Nel prossimo paragrafo verranno presentati, stando agli studi condotti da diverse fonti, quelli che potrebbero essere alcuni degli scenari futuri riguardo questo virus e come andranno a gravare sull’economia mondiale. Queste stime partono Tenendo conto di diversi fattori, prima di tutto il tasso di mortalità, che si aggira intorno al 2%. Tenendo conto anche del fatto che non è ancora stata trovata una cura, nonostante i governi di più paesi stiano facendo tutto il possibile. E soprattutto tenendo conto che in media ogni caso contagia altre due persone. Infine, tenendo ben presente che quest’epidemia ha superato, per dimensioni, di otto volte la SARS.

Cos’è il PIL, e in che modo una malattia può danneggiarlo

Stando alla definizione Treccani, il PIL (Prodotto interno lordo) “è pari alla somma dei beni e dei servizi finali prodotti da un paese in un dato periodo di tempo. Si dice interno perché si riferisce a quello che viene prodotto nel territorio del paese, sia da imprese nazionali sia da imprese estere.” Quello Cinese, per l’appunto, è uno dei Pil più alti al mondo. Possiamo immaginare il Pil di un paese come un sommergibile composto da una serie di compartimenti stagni. Compartimenti che, in caso di un epidemia come quella in corso, subiscono tutti delle ripercussioni. Il primo a subirne sarà il settore turistico: la Cina nell’ultimo decennio è diventata un importante meta per viaggiatori d’affari e non. Dopodiché verrà attaccato il settore manifatturiero e delle fabbriche, molte città cinesi, prima fra tutte Wuhan, sono ora sotto quarantena. Alla popolazione non è concesso uscire di casa “a meno che non si svolga un ruolo attivo nella lotta contro il virus.” Da qui in poi, come per effetto domino, verranno coinvolti tutti gli altri settori, causando una recessione economica. “La recessione, in economia, è una condizione macroeconomica caratterizzata da livelli di attività produttiva (PIL) più bassi di quelli che si potrebbero ottenere usando completamente ed in maniera efficiente tutti i fattori produttivi a disposizione, in contrapposizione dunque al concetto di crescita economica.

Le conseguenze 

La Louhan Academy, istituito di ricerca creato da Jack Ma (fondatore dì Alibaba, per intenderci) Ci propone due tipi di scenari. Nel migliore dei casi questa epidemia farà perdere all’economia cinese (escludendo la singola provincia di Hubei) soltanto il 2% del Pil nel primo trimestre del 2020. (La SARS ad esempio pesò per l’1,2%) Mentre per tutto il 2020 peserà sull’economia “solo” per lo 0,8%, portando comunque la Cina al 2021 con una crescita del +5,6%. Nello scenario più pessimistico invece si assiste ad un nuovo focolaio di coronavirus in un’altra regione della Cina, in questo caso l’economia rallenterebbe di molto e si dovrebbe attendere il secondo semestre dell’anno per vedere un barlume di ripresa. In questo caso, è probabile che il governo cinese interverrà con dei piani radicali per riportare il benessere ed inevitabilmente si verrebbero a creare degli squilibri macroeconomici.

Un’altra analisi ci giunge dal Fung Global Institute, il quale ci offre una visione ancor più pessimistica, secondo cui il virus non sarà sotto controllo entro giugno, e dunque il prodotto interno cinese chiuderà l’anno con una crescita del 4/4;5%.

Camillo Cipolla

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