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Decreto Cura Italia: gli effetti sul microcredito

I recenti sviluppi economici hanno spinto il Governo Italiano a porre in essere una serie di misure atte a favorire la ripresa delle PMI (piccole e medie imprese), presentate nel documento denominato “Decreto Cura Italia”.

Grazie alle misure contenute nel decreto, in corso di conversione in legge, ci sono impatti positivi per il microcredito. In tal proposito, il centro studi dell’Ente Nazionale per il Microcredito ha redatto un vademecum con il fine ultimo di illustrare dettagliatamente ai beneficiari, ai tutor, agli agenti sul territorio e agli intermediari finanziari le azioni previste e di rispondere alle eventuali perplessità più comuni di professionisti ed aziende.

Il vademecum dell’Ente Nazionale per il Microcredito

Quando finalmente la vita quotidiana potrà riprendere il suo corso e l’emergenza sanitaria sarà definitivamente rientrata, risulterà imprescindibile ricostruire il tessuto economico-sociale del Paese attraverso un impegno comune. Ciò sarà possibile soprattutto grazie alle misure previste dal Governo nei confronti dei professionisti delle piccole e microimprese, le quali costituiscono le fondamenta della nostra economia e della nostra società. La prima e più importante novità riscontrabile nel decreto (comma 5 dell’art. 49), riguarda l’aumento dell’importo massimo delle operazioni di microcredito da una somma di 25.000 a 50.000 euro. Va precisato che, di fatto, non sarà operativo fino all’emanazione dei decreti attuativi in quanto ancora non assistito dalla garanzia del fondo PMI. Continuando a leggere il documento, si evince la possibilità per le PMI di potersi avvalere della sospensione momentanea del pagamento delle rate o dei canoni di leasing con scadenza antecedente alla data del 30 settembre 2020. Anche in questo caso però sussistono delle condizionalità necessarie per poter beneficiare di questa misura, prima su tutte quella di avere esposizioni che non siano classificabili come “non perfoming”.

Fondo di garanzia per le PMI

Il ruolo principale del Fondo è quello di concedere garanzie agli intermediari finanziari sui finanziamenti concessi ad aziende ed imprenditori. Grazie all’introduzione del decreto, i requisiti necessari per garantire supporto alle imprese in difficoltà economica saranno meno stringenti. Ad oggi, il fondo viene potenziato ulteriormente con un gettito di circa di 7 miliardi di euro, garantendo allo stesso la possibilità di generare liquidità fino a 100 miliardi. L’art. 49, comma 4 del decreto prevede che gli operatori di microcredito, possano beneficiare della garanzia del Fondo per le PMI sui finanziamenti loro concessi, a condizione che tali finanziamenti vengano finalizzati alla concessione di operazioni di microcredito in favore di microimprenditori, lavoratori autonomi o professionisti. La garanzia è concessa a titolo gratuito (circa l’80%), senza valutazione del merito di credito, naturalmente con le dovute condizionalità del caso. Le novità in rilievo dell’articolo 56, pertanto, riguardano l’estensione automatica della garanzia sui finanziamenti oggetto di moratoria bancaria e l’istituzione di una sezione speciale di garanzia del Fondo per gli stessi.

Quale sarà l’impatto di queste misure?

In un’intervista condotta da Andrea Ciancarelli al Presidente dell’Ente Nazionale per il Microcredito (Mario Baccini), viene evidenziata non solo l’opportunità di poter aumentare lo spettro dei beneficiari di questa tipologia di credito, ma soprattutto l’impatto che sarà in grado di produrre sul nostro tessuto economico-sociale. Sfruttando le agevolazioni messe a disposizione degli intermediari, gli stessi potranno venire incontro alle necessità dei richiedenti fornendo loro, oltre il sostegno economico, anche servizi accessori atti a garantire il conseguimento del risultato. L’elemento centrale delle valutazioni verterà principalmente sulla sostenibilità, nel lungo periodo, del business plan della microimpresa a causa della poca bancabilità della controparte. L’obiettivo finale degli istituti creditizi è senza dubbio quello di poter contribuire alla creazione di nuove realtà lavorative tramite l’erogazione di 700 milioni di euro di finanziamenti, con un impatto stimato per circa 35 mila nuovi posti di lavoro nei prossimi 3 anni. Una boccata di ossigeno per la nostra economia e soprattutto una grande occasione di poter ampliare il network di un settore che, da sempre, combatte l’esclusione finanziaria e le discriminazioni sociali.

A cura di Edoardo Gentili

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