Disoccupazione USA mai così alta dal ‘29: l’impatto sulla popolazione

Nel mese di Aprile gli USA hanno dovuto affrontare una crisi relativa all’epidemia di Covid-19. Una crisi economica, ma con indubbie ripercussioni anche sulla psiche delle vittime: la crescita della disoccupazione.

Questo articolo si propone di analizzare la situazione, sia dal punto di vista psicologico che dal punto di vista economico, ed esporre le misure adottate finora per contrastarla.

Cosa sono gli NFP

L’indice dei Non-Farm-Payrolls, traducibile in italiano come “Buste paga del settore non Agricolo” misura il numero di persone che hanno trovato impiego negli USA nel mese appena passato, confrontando i risultati con il precedente mese e con la previsione degli analisti. Da questa conta sono però esclusi gli operai, gli impiegati governativi e gli impiegati stipendiati di Organizzazioni non-profit. Gli NFP vengono rilasciati in due versioni diverse a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, sulla base dei calcoli di due diversi enti. Il primo rapporto ad essere pubblicato è quello a cura dell’Automatic Data Processing (ADP), mentre il secondo, rilasciato il primo venerdì del mese e da sempre ritenuto di maggior importanza, appartiene al Bureau of Labor Statistics, la principale agenzia d’indagine in campo economico del governo statunitense. Il dato degli NFP è riportato con K, ovvero migliaia di unità, e può essere negativo o positivo rispetto al mese precedente. Gli NFP, dunque, riportano il numero di persone che hanno trovato lavoro nell’ultimo mese, e va ad incidere direttamente sul tasso di disoccupazione degli Stati Uniti, che può a seconda dell’esito crescere o diminuire. Il lavoro è il motore della società, ed è un indicatore del potere di spesa dei consumatori, e con effetto domino ha un peso sull’intero sistema economico. Da qui, si può prevedere a cosa si andrà incontro nel mese successivo, se ci sarà o meno una una crescita a livello economico. In particolare, il rilascio degli NFP ha un effetto immediato sui mercati azionari. Per fare un esempio, un netto aumento dell’occupazione può dare inizio ad una tendenza inflazionistica con conseguente diminuzione del valore del dollaro sulle altre valute. Per il mese di Aprile, gli NFP sono stati pubblicati l’8 Maggio (ndr: secondo venerdì del mese, pubblicazione eccezionale in quanto venerdì 1º Maggio ricorreva festività internazionale) e hanno riportato dei dati drastici. Il dato relativo era di -20500k di posti di lavoro, (20 milioni e mezzo) con un aumento della disoccupazione sul territorio americano dal 4 al 14%. Per esprimere la gravità della situazione si potrebbe dire che è come se l’intera popolazione di New York, Los Angeles, Roma, Parigi, Milano e Berlino si trovasse da un mese all’altro senza lavoro. Preoccupante? Ebbene, è il dato più alto mai registrato dalla grande depressione. (Allora la disoccupazione raggiunse il 24%)

Il dato attuale

Nonostante sia un dato tanto negativo, era previsto. Come riportato prima, gli NFP si basano sui dati del mese precedente e su una previsione da parte degli analisti del governo. Indipendentemente da quanto possa essere negativo l’esito, è da considerarsi “positivo” se rientra al di sotto o è pari all’esito dell’analisi. Dunque, malgrado il fatto che effettivamente 20 milioni di persone in più ora siamo disoccupate, i mercati hanno reagito nella norma. Ma perché? La notizia era già nell’aria da giorni ed è stata scontata dal mercato giovedì 7.  Questo ha portato sul momento (giovedì 7) ad un’improvvisa perdita di valore del dollaro su altre valute, e ad una crescita del prezzo dell’oro (bene rifugio). E  quando venerdì il governo ha reso pubblici gli NFP, ha fornito una previsione di -21500k, più alta rispetto alla realtà, facendo passare il dato come una cosa “assolutamente normale e prevedibile”. Condendo il tutto con le parole rassicuranti di Trump, che intervistato da Fox News ha dichiarato: “Nessuna sorpresa, quei posti di lavoro torneranno, e torneranno presto”. Goldman Sachs, una delle più grandi banche al mondo, ha affermato che farà distinzione fra i reali disoccupati e le persone messe in congedo temporale, se la maggioranza nella massa è rappresentata da persone in congedo temporale, allora la ripresa dell’economia sarà meno ardua. Mentre Ryan Sweet, capo economista di Moody’s, tra le più importanti agenzie di rating, si è mostrato pessimista e spaventato: “dietro ognuno di questi numeri ci sono persone reali. Ci vorranno anni per recuperare. Molti di loro sono solo in congedo temporale e potranno tornare a lavoro quando l’economia ripartirà. Ma non c’è alcuna garanzia per questo”.

La crisi che ne deriva

Il grande fardello degli Stati Uniti, ora, riguarda in primis la sanità. Gli USA si sono sempre distinti per la loro solidità economica e grande affidabilità creditizia, ed uno dei punti cruciali (e anche più discussi) della loro strategia economica è sempre stato la sanità privata. Circa 160 milioni di americani (praticamente la metà dell’intera popolazione) ha la propria assistenza sanitaria legata allo stipendio. Coronavirus a parte, comunque questa perdita di posti di lavoro improvvisa porterà disagio a milioni di famiglie, per quanto riguarda il punto di vista sanitario. Ad ora è difficile dire come Trump ha intenzione di fronteggiare una crisi di queste dimensioni, Sicuramente Obama non starà rimpiangendo lo studio ovale. Le misure adottate da “The Donald” al momento si limitano ad un piano composto di tre fasi, omologo a quello adottato dall’Italia, che prevede una fase 1 di quarantena totale, una fase 2 di riaperture solo per specifici esercizi commerciali, e una fase 3 che avrà lo scopo di riaccompagnare l’economia al benessere pre-Pandemia. Altra misura fondamentale, che potrebbe considerarsi un Helicopter Money, riguarda l’accordo bipartisan preso dagli USA a Marzo per sbloccare fondi per duemila miliardi di dollari, versando ai cittadini senza lavoro, in base al loro reddito, fino a 1200 dollari a testa+ 500 per ogni bambino, a cui vanno aggiunti 150 miliardi per finanziare gli ospedali contro la pandemia e 367 miliardi per le imprese. Ora tutto dipenderà da quanto tempo gli Stati Uniti, uno dei pesi paesi più lacerati dall’epidemia, impiegheranno per debellare il Virus, o comunque contenerlo. Fino ad allora sarà impossibile prevedere quando inizierà una fase 2 e quanti americani torneranno lentamente a lavoro.  In Italia per fare ciò, passare dalla fare uno alla fase 2, ci abbiamo impiegato 57 giorni. 

Misurare l’impatto psicologico e sociale

Studi condotti in diverse parti del mondo osservano in che modo la nostra attività lavorativa incida su di noi, sulle nostre relazioni e sul nostro benessere complessivo (Ashleigh e Mansi, 2014). A fronte del periodo che gli USA stanno vivendo è evidente che il mondo del lavoro sia quello su cui la recessione sta scagliando i suoi outcome negativi e questo evento sta avendo forti ripercussioni sulle persone a livello psicologico, quali alterazioni dell’umore, disturbi d’ansia e depressione che stanno portando, a loro volta, come conseguenza ad un aumento del numero di suicidi. A questo punto sorgerebbe spontaneo chiedersi: perché la perdita del lavoro ha esiti tanto negativi? In che modo il lavoro contribuisce al benessere psicologico di un individuo?

Il contributo che il lavoro apporta al benessere individuale

Warr ha cercato di rispondere a questa domanda identificando una serie di fattori ambientali che sembrerebbero avere un effetto “vitamina” sul benessere della persona. Tra questi sottolinea l’opportunità che il lavoro offre di controllo personale, cioè di poter gestire eventi e attività autonomamente, insieme all’opportunità di utilizzare le proprie competenze aumentando la fiducia che la persona ha nelle sue capacità. Un’altra “vitamina” è data dalla capacità del lavoro di fornire chiarezza riguardo al futuro trasmettendo un sentimento di sicurezza alla persona, a riguardo infatti l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dimostrato come l’aumento di fattori di rischio per la salute sia associato ad un aumento dei livelli di disoccupazione e condizioni di lavoro precarie. Ad una sicurezza psicologica si affianca anche una sicurezza fisica che l’attività lavorativa riesce a fornire tramite la garanzia di entrate economiche che permettono la soddisfazione di una serie di bisogni di base. A tutto ciò si aggiunge poi la possibilità di avere un contatto sociale con gli altri, è importante ricordare infatti che uno dei principali sintomi della depressione è legato al sentimento di solitudine e abbandono (DSM-5,2013); la possibilità di socializzare insieme all’avere uno status associato al proprio ruolo nell’attività lavorativa definisce chi siamo, definisce la nostra identità individuale.

Outplacement come possibile intervento?

Cosa significa allora per un singolo individuo perdere il lavoro? e per venti milioni? La risposta è la stessa, significa perdere parte di se stessi, perdere la capacità di conferire un senso alla nostra vita a partire dalla nostra posizione nel mondo e perdere la capacità di saperci raccontare agli altri. Questa recessione, che potrebbe essere la più grande che gli Stati Uniti abbiano mai affrontato dopo la Grande Depressione, rende le ipotesi sui possibili interventi sia a livello economico che sociale caratterizzati da un’incertezza di fondo. Già con la crisi degli anni ’60 in America si erano istituiti i primi servizi di outplacement, cioè l’impegno da parte delle organizzazioni di realizzare interventi di sostegno a fronte di una rottura del contratto lavorativo e implicitamente psicologico tra dipendente e organizzazione (Tanucci,2010). In questo modo si è cercato di ridurre le ripercussioni sul lavoratore in termini di depressione ed isolamento, oltre che quelle sulle aziende che riguardavano più che altro l’immagine esterna ed interna. Il problema, rispetto a un intervento sociale di questo tipo, rimane il fatto che siamo di fronte a una crisi di dimensioni colossali che difficilmente poterà le organizzazioni e lo Stato, nel futuro imminente, a preoccuparsi in prima battuta di tutti quei milioni di persone che in questo momento si trovano abbandonate a loro stesse.

Marta Santoni & Camillo Cipolla

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