Economia italiana: outlook 2020

La crisi economica che stiamo affrontando riporta alla mente i ricordi nefasti di quella vissuta nel 2008, con la sostanziale differenza che quella provocata dal covid-19 ha colpito indistintamente ogni singola nazione.

Le stime dell’OCSE ci vedono (con uno +0,6%) il fanalino di coda nelle previsioni di crescita del PIL dei paesi nel 2020, mentre il Fondo Monetario Internazionale attesta una crescita della disoccupazione fino al 12.7% (2,7 punti in più rispetto allo scorso anno). Si evince come le prospettive riguardanti l’Italia non siano sicuramente di buon auspicio.

Key indicators: debito pubblico, Pil e disoccupazione

Un debito pubblico al 134% rende l’Italia uno dei paesi più fragili a livello internazionale, ed è proprio da qui che inizia la nostra analisi. A causa delle ingenti spese che dovrà affrontare lo Stato e della drastica frenata che sta subendo la nostra economia, questo indice è destinato a crescere nei mesi a venire, con valori che oscillano tra il +10% e il +20%. A seconda delle misure che verranno adottate, sapremo quantificare l’onere che graverà sulle spalle del nostro paese, ad oggi l’unica certezza è che le politiche monetarie applicate dalla BCE hanno allentato la pressione sui nostri titoli di stato. Nonostante l’annuncio del Decreto Cura Italia e le migliori intenzioni di questo governo nell’arginare le perdite, l’impatto della crisi avrà due conseguenze molto rilevanti: una contrazione del Pil stimata tra l’8% e il 9% ed una crescita del tasso di disoccupazione che raggiungerebbe un valore compreso tra il 10,5% ed il 12,5%.

I settori più colpiti dalla crisi

A fare le spese di questa drammatica situazione sono molti settori del commercio e dell’industria, e ciò per un assunto elementare: se cala la domanda, l’offerta si adegua e la produzione segue a ruota. Sebbene l’attuale emergenza sanitaria coinvolga trasversalmente tutti i settori economici, è indubbio come quello del turismo e delle automotive siano quelli maggiormente colpiti. In Italia, il segmento del turismo vale in totale 146 miliardi di euro: una cifra pari al 9% del Pil, generata da una filiera di 216mila esercizi ricettivi e 12mila agenzie di viaggio. Una previsione “ottimistica” di Federturismo, l’associazione di categoria, stimava una perdita di 5 miliardi di euro su scala nazionale all’inizio dell’epidemia. Il bilancio finale, molto più pesante di quello ipotizzato, attualmente risulta difficile da calcolare.La filiera dell’automotive invece, in Italia, vale circa il 10% del Pil nazionale e solamente nel mese di marzo, Federauto, ha stimato una flessione di circa l’86% del numero di immatricolazioni (rispetto allo scorso anno). Dopo aver superato la ‘guerra’ dei dazi tra Cina e Stati Uniti che aveva già colpito duramente questo settore, soprattutto a livello europeo, ora si presenta un nuovo spettro da affrontare.

Possibili sviluppi e cooperazione europea

In una recente intervista rilasciata al Financial Times, Mario Draghi, l’ex presidente della BCE, afferma che: “La perdita di reddito subita dal settore privato dovrà essere assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci pubblici. Livelli di debito pubblico molto più elevati diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e saranno accompagnati dalla cancellazione del debito privato”. Ad oggi, le manovre poste in essere dal nostro paese non sono in grado da sole di riuscire a reggere l’urto provocato da questa recessione, ed è qui che entra in gioco l’Europa. Si va verso una condivisione tra i Paesi europei del debito da sostenere per fronteggiare le spese necessarie a superare l’emergenza economica. Si è preso atto del fatto che la crisi non riguarda alcuni singoli Stati ma tutti i membri dell’Unione europea, che devono affrontarla e superarla in maniera coesa. L’introduzione del Recovery Fund garantito dal bilancio Ue, l’esortazione agli Stati membri all’uso del Mes e la modifica delle regole del Fondo europeo di aiuto agli indigenti. Questi sono i punti salienti della risoluzione adottata dal Parlamento europeo sull’azione coordinata dell’Ue per lottare contro la pandemia e le sue conseguenze. A prescindere da quali saranno le azioni di rimedio che verranno attuate, questo momento storico potrebbe essere un’ottima opportunità per i paesi UE di uscire da questa crisi con una più chiara e definita identità europea, troppe volte messa in discussione, soprattutto grazie ad un maggiore sforzo comune e ad un sostegno reciproco.

Edoardo Gentili

1 commento su “Economia italiana: outlook 2020”

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