Evasione Fiscale e l’impatto sulla situazione attuale

Le conseguenze del Tax Gap sulla crisi che stiamo vivendo.

Si può identificare una relazione tra la crisi socio-economica e la pandemia? Si poteva fare di più anche sotto il profilo contributivo? Tra servizi pubblici spesso non all’altezza ed esigui aiuti economici, da molte categorie si erge la protesta oggi, tutti in cerca di aiuti. Anche gli evasori ne avranno diritto? Quanto si evade in Italia? Si può porre un freno a questo fenomeno?

Il fenomeno

Il riconoscimento dell’evasione fiscale come reato perseguibile penalmente con il Decreto Legislativo n. 74 del 2000 (con successive modifiche introdotte dal Decreto Legge n. 138 del 2011 e dal Decreto Legislativo n. 158 del 2015). Nonostante questa normativa piuttosto dettagliata, secondo quando denunciava Il Sole 24 Ore nel 2019, la certezza della pena non è ancora assodata; di conseguenza troppi impuniti, non certo un buon modo per educare i cittadini al rispetto delle leggi. L’evasione in Italia, al 2019, ammonta a più di cento miliardi di euro, quasi quanto il nostro Paese spende per la sanità (su questo dato torneremo nel paragrafo successivo); a questo si aggiunge un ammontare quasi doppio (a seguito di un’indagine dell’Istat) di “sommerso”, vale a dire quella parte di economia legata ad: attività illegali, pagamenti in nero, sotto-dichiarazione dei redditi e dei ricavi.
Non sorprende dunque come il maggior tasso di evasione si registri nel settore privato, duramente colpito dalla crisi sanitaria. Proprio per la struttura stessa di questo macro-comparto, le modalità con cui si può ingannare il sistema sono molteplici. Colpa sicuramente di un’eccessiva complessità e numerosità dei tributi rappresentati da sigle che spesso confondono solamente il soggetto che deve versarli. Colpa anche di un sistema che non punisce in modo esemplare i colpevoli con pene certe. Per abbassare le tasse (usiamo questo termine in modo generico, anche se occorrerebbe fare delle distinzioni tra aliquote e imposte) sarebbe necessario prima che tutti i cittadini pagassero quanto dovuto. Colpa infine di una società arrivista e individualista, in cui il singolo pensa solo al soddisfacimento dei propri bisogni, dei propri diritti, ignorando spesso che questi sono accompagnati ad altrettanti doveri. Verrebbe da dire “se non vuoi pagare le tasse” – e magari ti dichiari italiano più di altri – “vattene da questo paese”. Il che ha perfettamente senso, visto che la Costituzione stessa sancisce all’articolo n. 53: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività“. I punti importanti in questo testo sono due: il “tutti”, che indica quindi anche lavoratori stranieri, non cittadini, che svolgono la loro attività nel nostro Paese, e il concetto di progressività, che sembra in contrasto con l’aliquota fissa recentemente proposta dalla c.d. flat tax, adottata da molti paesi europei.

Nella situazione attuale

Nel contesto attuale, da più parti, è emersa la richiesta di sospendere i controlli e le contestazioni delle cartelle esattoriali, per venire incontro a cittadini che al momento sono in una forte situazione di disagio, giustissimo. D’altro canto è necessario in momenti come questi, verificare chi abbia davvero pagato le tasse così da permettere loro di beneficiare dei contributi che gli spettano. Forse è quindi il caso di incentivare il controllo fiscale per andare a scoprire i veri evasori (non certo quelli che non rilasciano uno scontrino ogni tanto), ma quelli che vivono sulle spalle della società in modo “gratuito”, senza contribuire materialmente con il pagamento delle tasse. Se lo Stato non controlla, come fa a distribuire in modo equo, dove il concetto di “equità” si basa sull’aver contribuito al gettito fiscale, per aiutare chi ha realmente bisogno? Troppe volte nella cronaca giornaliera emergono storie di finti nullatenenti che girano con macchine di lusso, o di imprenditori che assumono solo lavoratori in nero. Questi ultimi soggetti, sottoposti ad una situazione di sfruttamento, come faranno ad ottenere i bonus domani, per non parlare certo della pensione in futuro? Come dimostrano la loro occupazione lavorativa se non hanno un regolare contratto? Gli imprenditori che li “assumono”, come possono ottenere gli incentivi o i “ristori” se non possono dimostrare di avere personale regolarmente impiegato? Come possono richiedere un compenso per il calo di fatturato quest’anno se non hanno dichiarato il vero l’anno precedente? Perché in quella situazione non ci si può certo lamentare dello Stato, la colpa al massimo è dell’imprenditore e del sistema che lo incentiva, dove il “sistema” sono tutti i cittadini a conoscenza del fenomeno che preferiscono voltarsi dall’altra parte. Non possiamo, allo stesso modo, limitare la responsabilità dell’andamento dell’economia italiana ai “poteri forti” quando i cittadini stessi non contribuiscono a rendere il paese efficiente, non pagando più tasse ma, quantomeno, pagando quelle minime richieste. Il tema dell’evasione fiscale ci dimostra quanto sia fondamentale la partecipazione dei cittadini alla vita del Paese in uno Stato democratico, come sancito dall’articolo n. 2 della Costituzione “…richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarieta` politica, economica e sociale”. E in questo contesto non sorprendiamoci della crisi del comparto della sanità (mancanza di posti letto, di personale qualificato e di strutture adeguate), perché quel servizio è frutto anche e sopratutto delle tasse versate e della corretta gestione delle risorse da parte di tutto il sistema.

Le responsabilità

Accanto a quei cittadini che, più o meno giustamente, lamentano sempre più un distacco da parte delle istituzioni, incapaci secondo loro di comprendere i bisogno concreti delle categorie in difficoltà, si affiancano anche i “furbetti”: prototipo di individuo con scarso senso civico e volto per lo più a “fregare il sistema”, di fatto danneggiando solo la comunità intera. Non stiamo forse registrando da troppo tempo fenomeni crescenti di questo tipo? Nelle amministrazioni pubbliche così come nel privato. E non possiamo neanche lamentarci dicendo che “tanto le cose sono sempre andate così”, perché quella è la scusa di chi, con omertà accetta la situazione senza davvero voler risolvere il problema. Maggior evasione si traduce in minori introiti per lo stato, il quale di conseguenza non può erogare tutti i servizi necessari e spesso quelli che eroga non sono ad uno standard elevato (come invece accade in altri paesi europei). Il virtuosismo socio-economico di un paese passa da una presa di coscienza collettiva dei cittadini che ad esso appartengono, sanzioni più severe per i colpevoli, tempi burocratici ridotti e servizi più efficienti. Il rischio legato alla persistenza del fenomeno è anche quello di un circolo vizioso che vedrebbe un aumento delle tasse in diversi comparti, danneggiando l’intera comunità e il Paese.

Alessandro Gastaldello

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