Fintech: quando la tecnologia rivoluziona il modo di pensare la finanza

Un diverso modo di concepire le relazioni tra gli individui e i fornitori di servizi finanziari, introducendo nuovi strumenti comunicativi e di analisi.

In un mondo che si trova costretto a rincorrere l’ultima ricerca in campo tecnologico, emergono società che cavalcano quest’onda: criptovalute, Blockchain, IoT, AI, consulenza, sistemi di pagamento e molto altro. Cerchiamo di capire qualcosa di più sulle attività proposte.

Il fenomeno

L’innovazione tecnologica sta influenzando il nostro modo di vivere, soprattutto per quanto concerne i ritmi di vita e le modalità attraverso le quali gli individui si relazionano tra loro e nei confronti delle società operanti nei vari mercati. In questo contesto anche i servizi finanziari sono soggetti ad una continua necessità di adeguarsi da un lato alle richieste dei clienti, dall’altro al progresso e di conseguenza agli spiragli lasciati aperti da nuovi mercati emergenti.
Il termine Fintech indica l’innovazione dei processi finanziari (che si traducono in prodotti, servizi o più in generale, in aree di business) realizzata tramite l’innovazione tecnologica (fonte rielaborazione definizione CONSOB).
Non esiste un’unica data che segna la nascita di questo fenomeno: molti lo riconducono alla comparsa delle prime carte di credito negli anni 50’, altri ancora all’avvento di internet negli anni 90’. Probabilmente è più giusto considerare questi periodi come precursori di un movimento che verrà alla luce solo in seguito alla crisi del 2008, in seguito alla quale è andato in crisi il sistema e modello bancario ed è crollata la fiducia dei consumatori negli intermediari finanziari presenti a quel tempo.
In quel contesto si è reso necessario offrire nuovi servizi, mirati soprattutto alla gestione del denaro (sistemi di pagamenti, consulenza negli investimenti, finanziamenti), il tutto a stretto contatto con la ricerca in campo tecnologico. Pochi anni dopo si inizia a parlare di analisi di Big Data e di Internet of Things, termini ormai comuni in contesti finanziari per la gestione di processi e flussi informativi.
Il ricorso alla tecnologia permette a queste società di offrire servizi altamente personalizzati ai clienti e a costi più contenuti rispetto alle banche tradizionali. Cambia anche l’esperienza che i clienti vivono, interfacciandosi spesso con realtà virtuali. Cambiano i linguaggi e i mezzi di comunicazione, con notevoli vantaggi in termini di controllo e sviluppo di strumenti per soddisfare i bisogni dei clienti, ma ancora alcuni punti oscuri su tutti i rischi tecnologici ( soprattutto cyber risks).
Quali società possiamo definire FinTech ? Non ci sono criteri dimensionali o settoriali, possiamo trovare grandi banche, colossi del mondo tecnologico, società del mondo dei pagamenti o ancora startup; tutti i macro-settori della finanza sono interessati: dal mondo assicurativo a quello bancario, per arrivare a quello degli investimenti. Quello che conta è l’approccio adottato, in linea con quanto visto in precedenza.

I servizi offerti, alcuni esempi

Un primo, semplice, esempio di FinTech è rappresentato dal home banking, un conto corrente virtuale, spesso collegato ad conto “fisico”, ormai offerto da molti istituti di credito e finanziari, attraverso il quale il cliente può svolgere molte delle operazioni per le quali prima doveva recarsi in uno sportello. Tuttavia proprio questo servizio non si esaurisce alla fattispecie descritta: per integrare maggiormente l’esperienza del cliente, l’home banking può essere disponibile da dispositivi mobili, registrare movimenti e di conseguenza dati utili alla banca per indirizzare le proposte, gestire investimenti e pagamenti.
All’interno di questo mercato, i settori trainanti sono legati all’utilizzo della blockchain (Ripple, Bitpay), a sistemi di pagamento online (Apple Pay, PayPal oppure l’italiana Nexi che è tra le più importanti società in Europa), al ricorso all’intelligenza artificiale e ai big data (con l’obiettivo di creare nuovo canale di comunicazione virtuale e aumentare l’esperienza personalizzata per il cliente), automatizzazione dei processi lavorativi (RPA, soprattutto in ambito industriale), digitalizzazione delle banche, internet of things e consulenza finanziaria.
Un mercato interessante è rappresentato dal Robo Advisoring, la nuova frontiera della consulenza finanziaria. L’obiettivo è quello di fornire servizi di investimento e/o di gestione del rischio già pronti, preconfigurati sulle esigenze del cliente tramite l’utilizzo delle tecnologia appena citate, a costi competitivi e offrendo al cliente quell’esperienza personalizzata a cui accennavamo in precedenza che un tempo era usufruibile solamente tramite un contatto diretto con i promotori.
In ultimo, recentemente stanno emergendo nuovi fenomeni come il RegTech, che utilizza la tecnologia per l’implementazione e il miglioramento dei processi di regolamentazione, e l’InsurTech, il corrispettivo del FinTech nel mondo assicurativo.

L’impatto sul sistema italiano

A fine 2019 Banca d’Italia ha rilasciato un report, “Indagine FinTech nel sistema finanziario Italiano”, nel quale sono state analizzate le performance e l’impatto di questo fenomeno nel nostro Paese sull’orizzonte temporale 2017-2020.
Il campione ha preso in considerazione società appartenenti al settore bancario o affini ad esso, segno che la diffusione del fenomeno è stata sostenuta dai grandi istituti di credito. Non sono, tuttavia, state incluse né analizzate le numerose startup (circa 326 dall’ultimo report dell’Osservatorio Fintech e Insurtech a cura della School of Management del Politecnico di Milano) che collaborano con i grandi istituti di credito o che si stanno affermando sullo scenario internazionale proponendo servizi altamente innovativi.
Il fenomeno nel nostro paese è in forte ascesa, coinvolge infatti molte realtà del tessuto imprenditoriale italiano caratterizzato dalla presenza di numerose PMI che stanno iniziando ad usufruire di questi nuovi servizi. Risulta quindi evidente che l’approccio nel nostro paese deve essere volto ad una diversificazione dei servizi offerti da parte delle società Fintech non riconducibili direttamente al mondo bancario: un’offerta che quindi ricopra servizi finanziari e non, quali fornitura di piattaforme o processi che possano aiutare le aziende nel loro business operativo.
La situazione nel nostro Paese è particolare anche sotto il punto di vista del rapporto che intercorre tra le startup Fintech e le banche tradizionali. Si denota al momento un approccio volto alla collaborazione più che di forte competizione. Da un lato il mondo bancario sta investendo in ricerca su queste tematiche solo di recente, dall’altro probabilmente i costi dell’esternalizzazione sono notevolmente più contenuti e portano ad un servizio di qualità migliore, solitamente la startup che fornisce il prodotto/servizio si concentra sull’implementazione di alcuni di essi, concentrando il proprio business a livello micro-settoriale.

Alessandro Gastaldello

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