Fiori, titoli e case: le diverse declinazioni delle bolle speculative

Crolli del mercato e crisi economiche hanno spesso alle loro spalle lo ‘scoppio’ di queste bolle: come si formano, che origini hanno e perché sono così temute.

Quando pensiamo a questo tipo di fenomeno subito alla mente balza la crisi economica avvenuta tra il 2007 e il 2013, verificatasi a seguito della crisi dei subprime e mercato immobiliare, ma non dimentichiamo in passato altre situazioni di instabilità simili che hanno interessato sia singole nazioni, come il Giappone alla fine degli anni ’80 o appunto l’intero panorama mondiale: bolle del mercato azionario o immobiliare, nella maggior parte dei casi, che portano a periodi di recessione e volatilità dei mercati, con una ‘storia’ ben più antica di quella che possiamo immaginare.

Nascita e scoppio di una bolla speculativa

La convinzione dei consumatori che un nuovo prodotto, azione o servizio offerto possa diventare un vero e proprio ‘affare’ è alla base di questi fenomeni così distruttivi. Nuove tecnologie, decisioni irrazionali ed ‘euforia’ a seguito della comparsa di prodotti innovativi o titoli che sembrano garantire un rendimento facile ed elevato sono ingredienti spesso fondamentali per la nascita di bolle speculative. A seguito quindi dell’eccesso di domanda che fa aumentare il valore del bene, titolo o servizio preso in considerazione, scatta una vera e propria ‘corsa all’acquisto’ degli stessi, nella speranza di rivendere l’oggetto acquistato ad un valore futuro maggiore: l’azione congiunta dei compratori provoca quindi un repentino aumento del prezzo, un ‘loop’ che a sua volta convince anche i soggetti più restii a comprare qualcosa il cui prezzo è cresciuto in così breve tempo, in una sorta di ‘profezia che si autoavvera’. Si parla invece di ‘scoppio’ della bolla speculativa quando il valore del titolo crolla vertiginosamente: l’eccesso di domanda a un certo punto infatti cessa, a causa soprattutto della mancanza di investitori disposti a cercare profitti in beni con prezzi così elevati, della vendita dei diritti al fine di monetizzare e della ‘revisione’ delle proprie strategie di guadagno.

I fiori in principio

Parliamo di bolle speculative spesso associandole al mercato dell’immobiliare, memori appunto della grande crisi che ci ha colpiti dal 2007, anche se la loro ‘storia’ vede questi fenomeni estesi a longitudini, tempi e latitudini differenti. Iniziamo a parlare di bolle nel 17esimo secolo, nei Paesi bassi: i soggetti in questione sono i fiori, precisamente i bulbi di tulipano, fiore simbolo della nazione, tantochè il fenomeno è stato ribattezzato ‘tulipomania’. La domanda di questi raggiunsi prezzi così elevati che si arrivò a spendere cifre superiori ai 200 Fiorini Olandesi (somma molto alta all’epoca) per acquistare un singolo bulbo, a causa della vendita, da parte di alcuni commercianti, di bulbi appena piantati o che avevano intenzione di piantare (una sorta di ‘futures’ sui tulipani), pratica soprannominata ‘commercio del vento’. Un editto rese illegale questa vendita allo scoperto, senza che però effettivamente cessò l’attività della stessa: nel 1635 si registrò una vendita di circa 40 bulbi per 100.000 fiorini (una tonnellata di burro costava circa 100 fiorini). Due anni più tardi, nel 1637, la bolla scoppiò, con persone che si trovavano contratti per acquistare tulipani a valori decuplicati rispetto ai prezzi del mercato (crollato), con conseguente rovina economica per molti, uomini d’affari, nobiliari e non. A questa successero bolle speculative principalmente legate a titoli azionari, banche e appunto, settore immobiliare.

Destinate a ripetersi?

Charles Dow, giornalista americano che nei primi anni del Novecento fondò il ‘The Wall Street Journal’, scrisse una serie di articoli in cui venivano analizzati i mercati finanziari, nonché appunto definizioni e regole (note appunto come Teoria di Dow) circa il comportamento dei prezzi degli strumenti finanziari. Secondo i suoi studi, il mercato finanziario si evolve per fasi cicliche: fase di accumulazione, in cui si assiste ad una crescita moderata, caratterizzata da volumi in aumento e relativamente elevati, in cui i capitali degli operatori istituzionali cominciano a muoversi; bolla speculativa, in cui si assiste ad una direzione rialzista del mercato con l’inserimento in questo di molti operatori, anche medio-piccoli, in cui i prezzi sono ‘gonfiati’. Si parla infine di scoppio della bolla, nonché improvviso crollo del mercato, quando avviene una perdita quasi totale del capitale investito da parte degli investitori non istituzionali. A fronte di ciò, lampante in questi giorni è il caso Tesla, successivamente al sorpasso nei confronti di Toyota in termini di capitalizzazione (circa 207,2 miliardi di dollari), diventando dunque la casa automobilistica con maggior valore al mondo: è possibile, come alcuni sostengono, che si tratti di una grande bolla speculativa? Finora l’azienda di Musk sembra aver smentito chi lo dava ormai per spacciato nel corso degli anni, (anche se tra il 3 e il 5 febbraio l’azienda ha visto un -17% a seguito dello scoppio di una piccola bolla) continuando ad infrangere record e vendere modelli, con migliaia di ordini per il famoso Cybertruck ormai prossimo all’uscita tra il 2021 e 2022.

Gianluca Sormani

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