FITCH: come interpretare il declassamento a BBB- dei nostri titoli di stato

Il declassamento a BBB- da parte di Fitch è un durissimo colpo per la nostra economia, che già era letteralmente al tappeto pre-pandemia. Si prevede per noi un triste, opaco e povero futuro a breve-medio termine.

Che non fossimo un paese finanziaramente affidabile lo sapevamo, ma già da un po’. La nostra situazione pre-Covid19 era disastrosa economicamente parlando, ma dopo quest’inaspettata visita, siamo in caduta libera in un baratro che potrebbe non avere fine, per ora. In questo favoloso quadro economico arriva un’altra batosta economica, ma anche morale: Fitch, nota agenzia di rating e valutazione del credito, ha declassato i nostri titoli di stato da BBB a BBB-.

FITCH in pillole

Fitch Ratings è un’agenzia internazionale di rating del credito con sede a New York e Londra. Gli investitori utilizzano i rating dell’azienda come guida per capire quali investimenti non saranno inadempienti e, di conseguenza, produrranno un solido rendimento. Insieme a Moody’s e Standard & Poor’s (S&P’s), Fitch è una delle prime tre agenzie di rating al mondo. Il sistema di rating di Fitch è molto simile a quello di S&P in quanto entrambe utilizzano un sistema a lettere per valutare le condizioni di investimento.

Investment Grade

  • AAA: investiento di qualità eccezionalmente elevata (stato o società consolidata, con importante cash flow);
  • AA: ancora di alta qualità; leggermente più rischioso di AAA;
  • A: basso rischio di insolvenza, leggermente più vulnerabile ai fattori economici o di business;
  • BBB: una bassa aspettativa di insolvenza, i fattori economici o di business potrebbero influenzare negativamente l’azienda;

Non-Investment Grade

  • BB: elevata vulnerabilità al rischio di insolvenza, più suscettibile a variazioni negative delle condizioni economiche o di business; ancora flessibilità finanziaria;
  • B: situazione finanziaria degradante; altamente speculativa;
  • CCC: una reale possibilità di default;
  • CC: il default è una forte probabilità;
  • C: è iniziato il processo di default o di default;
  • RD: l’emittente è inadempiente in un pagamento;
  • D: in default.

Ogni classe prevede ulteriori livelli interclasse definiti dai segni + e , ed è proprio il nostro caso.

Quasi spazzatura

Pochi giorni fa l’Investment Grade dell’Italia è stato declassato da BBB a BBB-. Questo declassamento, che ci colloca un solo livello sopra la soglia del Non-Investment Grade (titoli “spazzatura”), ci fa apparire agli occhi degli investitori come stato debole con un’affidabilità creditizia bassissima, quasi nulla. Questa situazione riflette i crescenti dubbi sull’economia italiana che cerca di riprendersi dai danni economici e sociali causati dal coronavirus. Secondo Fitch, il downgrade rispecchia “il significativo impatto della pandemia globale COVID-19 sull’economia italiana e sulla posizione fiscale dello Stato”, prevedendo che l’economia italiana si contrarrà dell’8% nel 2020 e ha dichiarato che i rischi per questa previsione di base sono inclinati al ribasso, in quanto ipotizza che il coronavirus possa essere contenuto nella seconda metà dell’anno, portando ad una ripresa economica relativamente forte nel 2021. Ma “in caso di una seconda ondata di infezioni e della diffusa ripresa delle misure di blocco, i risultati economici sarebbero più deboli per il 2020 e il 2021”. La valutazione dell’affidabilità creditizia dell’Italia da parte di Fitch non era prevista (la prossima revisione era prevista per luglio) ma è stata effettuata perché “nelle le situazioni in cui c’è un cambiamento sostanziale dell’affidabilità creditizia dell’emittente… crediamo che sia inopportuno aspettare la prossima data di revisione prevista”.

Conseguenze nel breve-medio termine

L’agenzia di rating ritiene che il rapporto debito/PIL dell’Italia aumenterà di circa 20 punti percentuali quest’anno fino al 156% del PIL entro la fine del 2020. L’Italia è una delle nazioni più indebitate del mondo dopo il Giappone e la Grecia. Secondo lo scenario di base della dinamica del debito di Fitch, il rapporto debito/PIL “si stabilizzerà solo a questo livello molto elevato nel medio periodo, sottolineando i rischi per la sostenibilità del debito”. E qui dovremmo fare una riflessione. Una delle economie più solide del mondo, il Giappone appunto, ha un rapporto debito/PIL al 250%. Quindi perchè ci dovremmo preoccupare dell’aumento di tale indicatore? La differenza è che il governo giapponese non spaventa gli investitori, come fa invece il nostro. A dimostrazione di ciò lo spread dei Btp a 3 anni a 240 punti, dato che ci mostra come gli investitori vedano per l’Italia più una crisi nel breve rispetto ad una sostenibilità del debito pubblico alla lunga. L’economia italiana era già in una posizione di debolezza quando lo shock COVID-19 ha colpito duramente il Paese a febbraio, rendendolo l’epicentro dell’epidemia di coronavirus in Europa. Il PIL reale è cresciuto solo dello 0,3% nel 2019, ha osservato Fitch, aggiungendo che l’economia ha effettivamente ristagnato negli ultimi due anni. L’agenzia ha dato un outlook stabile sul suo ultimo rating dell’Italia, affermando che riflette in parte la sua opinione che gli acquisti netti di attività della Banca Centrale Europea faciliteranno la sostanziale risposta fiscale dell’Italia alla pandemia COVID-19 e faciliteranno i rischi di rifinanziamento mantenendo i costi di finanziamento a livelli molto bassi almeno nel breve termine. “Tuttavia, la pressione al ribasso sul rating potrebbe riprendere se il governo non attua una credibile strategia di crescita economica e fiscale che aumenti la fiducia nel fatto che il debito pubblico e il PIL saranno posti su un sentiero di discesa nel tempo”, ha detto l’agenzia di rating.

Maurizio Fazzini

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